Direttore Valter Vecellio. 43 weeks 5 days ago

Cinema

“Le ricette della signora Toku” di Naomi Kawase: la saggezza nascosta nella marmellata

Tra i kolossal più roboanti di Natale e tra le farse più grossolane, non deve passare inosservato un “piccolo” film giapponese – ma “piccolo” soltanto perché non si avvale di ingredienti spettacolari – che ha tra le sue principali qualità: la precisione, la nitidezza, il senso di verità, con cui sono dipinti sentimenti e caratteri.

“Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente” di Daniele Luchetti: un monumento, ma non un santino

Raccontare in un film di finzione fatti realmente accaduti, e in anni recenti, e in cui sono coinvolte personalità di spicco, è un’impresa tra le più ardue. Perché vada a buon fine, occorre che l’autore riesca a riversare le proprie emozioni, i propri sentimenti, in personaggi che non sono prodotti dalla sua immaginazione, ma che si ritrova già almeno in parte definiti dalla realtà storica. Se poi tali figure reali, per il loro prestigio, per la stima che suscitano, creano un senso di soggezione, la simbiosi che dovrebbe esserci tra autore e personaggi è resa ancora più difficoltosa.

“Mon roi” di Maïwenn: un film “androfobo”?

Come esistono film misogini, esistono film “androfobi”.

La caratteristica di questi due tipi di film non è tanto quella di presentare personaggi femminili o maschili negativi; ma di “disumanizzarli”, di farli agire per una malvagità o per una pericolosa follia, aprioristiche, quasi incomprensibili, nei quali l’autore non sa o non vuole immedesimarsi. Mentre è loro contrapposto un partner, a seconda dei casi maschile o femminile, equilibrato, “sano”, di cui siamo messi in grado di condividere le emozioni e le ragioni.

A prima vista – ma, lo anticipo subito, è un’apparenza ingannevole – “Mon roi”, della regista francese Maïwenn, rientrerebbe tra i film “androfobi”.

“A bigger splash” di Luca Guadagnino: i maschi irredimibili

Qualche lettore di queste note sul cinema, mi rimprovera bonariamente perché do a volte troppe anticipazioni sulla trama dei film di cui mi occupo.

Il desiderio di non sapere nulla o quasi nulla di un film prima di vederlo, rientra certo tra le legittime preferenze di uno spettatore. Mi permetterei però di osservare che il piacere nella visione di un film non deriva soltanto, e nemmeno principalmente, dalla scoperta della trama. Agli albori dello spettacolo – nel teatro greco – gli spettatori già conoscevano il contenuto dei miti che le antiche tragedie raccontavano. Eppure si divertivano le stesso, perché, io credo, era il modo in cui quelle storie erano narrate sulla scena che li interessava e li incantava.

Syndicate content