Direttore Valter Vecellio. 12 weeks 3 days ago

Cinema

I "pugni in tasca" di Marco Bellocchio: il conformismo di un contestatore

In occasione dei cinquant’anni dalla sua prima uscita, ritorna per alcuni giorni nelle sale, in una versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, un “classico” del cinema italiano: “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio.

Gianfranco Cercone

Il "nostro" Ugo Tognazzi, radicale e per una sera "capo" delle Brigate Rosse

Lo ricordano, Ugo Tognazzi, perché è grande attore, ma anche un grande regista, un grande sceneggiatore teatrale, cinematografico, televisivo. Perché con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, è stato uno dei grandi del cinema italiano. A Cremona, la città dove è nato il 23 marzo 1922 lo ricordano, naturalmente; e anche noi. Noi radicali, voglio dire; e per molte ragioni. Ci ha lasciato presto: a 68 anni, il 27 ottobre 1990.

Valter Vecellio

“Io e lei” di Maria Sole Tognazzi: la commedia degli ostacoli interiori

Uno dei temi tradizionali della commedia, fin dalle sue antiche origini teatrali, è un amore ostacolato e alla fine trionfante. Ma se l’ostacolo era un tempo costituito dalle norme sociali o dall’intromissione di un illustre prepotente, oggi, in società meno repressive, esso è a volte “interiorizzato”, risiede cioè nella psiche dei due amanti.

Un esempio è la commedia che Maria Sole Tognazzi ha costruito intorno al legame amoroso tra due donne mature, nel film “Io e lei”.

La convivenza tra le due protagoniste è armoniosa. Eppure un ostacolo tra loro c’è, dapprima quasi impercettibile. Ma nello sviluppo del racconto si manifesta con sempre maggiore evidenza; si ingigantisce fino a compromettere quasi irreparabilmente quella relazione.

Gianfranco Cercone

“La prima luce” di Vincenzo Marra: il sentimento della crisi

Quando la “crisi” si riflette nell’interiorità di un individuo, le sue ragioni (che sappiamo economiche, politiche e culturali) possono confondersi e dissolversi. Sprofondare nella crisi significa proprio, forse, perdere coscienza delle sue origini, sentirla come una specie di condanna fatale e irrimediabile.

Di questo “sentimento della crisi” gli autori del cinema italiano riferiscono da tanti anni, a volte bene, anche magistralmente; a volte con esiti minori. Ed è anche questa, forse, una ragione della loro, in parte perdurante, impopolarità. Perché trovarsi riflessi nei personaggi in crisi non è gratificante per lo spettatore. È più gradevole l’evasione.

Gianfranco Cercone
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