Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 1 day ago

Cinema

“Eisenstein in Messico” e “Ruth e Alex”: due film “visionari”

Una qualifica spesso attribuita a registi cinematografici dallo stile visivo marcato e riconoscibile, è quella di “visionari”. Ma chi è il visionario? Chi vede ciò che, almeno qui e ora, non è fuori di lui, ma è dentro di lui. Il visionario è dotato insomma di un’interiorità fertile di visioni. In effetti, ogni buon regista è un visionario, se un’immagine ha un valore artistico quando è permeata dell’interiorità – dei sentimenti – di chi l’ha creata. Ma comunemente si dicono “visionari” soltanto quei registi di gusto fantastico o surrealistico.

È un visionario dichiarato, ostentatamente tale, Peter Greenaway, del quale la casa di distribuzione Teodora ha portato meritoriamente nelle sale: “Eisenstein in Messico”.

Gianfranco Cercone

“Anime nere” di Francesco Munzi: criminalità senza eroi

La qualità più evidente di Anime nere, il film di Francesco Munzi che ha fatto incetta di premi ai David di Donatello (aggiudicandosi, fra gli altri, quello al miglior film e al miglior regista) è darci l’impressione di rendere senza artifici spettacolari, “allo stato grezzo”, il mondo della criminalità calabrese, prossimo o appartenente alla ‘ndrangheta.

È un mondo, come vediamo, come già immaginavamo, articolato in clan familiari, che si arricchiscono soprattutto grazie al traffico della droga; dotato dunque di spregiudicatezza imprenditoriale; trapiantato attraverso alcune sue articolazioni in grandi città come Milano, e tuttavia disperatamente arretrato per la mentalità di coloro che lo compongono.

Gianfranco Cercone

"La paura mangia l'anima" di Rainer Werner Fassbinder: la morte negli occhi dei razzisti

Uno dei film più belli sui problemi di integrazione degli immigrati nei paesi europei, è il film realizzato nel 1974 da un grande autore tedesco, Rainer Werner Fassbinder, La paura mangia l'anima, ripubblicato in dvd dalla Ripley's Home Video, nella versione restaurata l'altr'anno dalla Fassbinder Foundation.

Il titolo, apprendiamo nel corso del film, è ricavato da un proverbio del Marocco e, nel contesto del racconto, sembra significare in primo luogo che chi, per paura del giudizio degli altri, rinuncia alla propria libertà, si disanima, muore interiormente (un'altra espressione tradizionale citata nel film è: "Ha la morte negli occhi"; qui usata per indicare una persona intimamente spenta).

Gianfranco Cercone

“Cinema komunisto” di Mila Turajlic: gli orrori ridicoli della propaganda di Tito

All’inizio di “Cinema komunisto” – un brillante documentario capace di interessarci e di divertirci intorno al tema ostico del cinema jugoslavo ai tempi di Tito – si legge una didascalia nella quale si sottolinea che il Paese raccontato dal film non esiste più. È forse soltanto una constatazione obiettiva; o forse è tinta dal rimpianto. Ma al di là delle intenzioni dell’autrice, la conclusione che viene spontanea soprattutto dopo aver visto il film, è che se un Paese cosiffatto non esiste più è un bene; e se mai si potesse ignorare l’immane tragedia della successiva guerra della ex-Iugoslavia (e i conflitti che ancora travagliano gli Stati balcanici), si direbbe che quella didascalia anticipa un lieto fine.

Gianfranco Cercone
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