Direttore Valter Vecellio. 1 year 12 weeks ago

Cinema

“The tribe” di Myroslav Slaboshpytskiy: il crimine visto dalla Luna

Chi ricorda Jacques Tati, sa che nei film di quel geniale comico, mimo e autore cinematografico, le parole avevano scarso rilievo, si confondevano tra i rumori della colonna sonora. E certo non a caso: cancellando od offuscando il suono delle parole dai quadri di vita collettiva che Tati mirabilmente descriveva, creava un effetto “straniante”. Per dirla con un altro grande autore: ci mostrava la Terra come vista dalla Luna.

“Il racconto dei racconti” e “Youth – La giovinezza”: più immaginazione che fantasia

In una pagina della sua “Storia della letteratura italiana” (nel capitolo su Dante), Francesco De Sanctis distingue l’immaginazione dalla fantasia.

L’immaginazione – scrive, in sostanza, il grande critico – produce immagini, le più variegate e colorate; ma è soltanto la fantasia che nelle immagini può “insufflare” la vita, dotarle di emozioni e sentimenti, di una dimensione interiore. Concludeva: l’immaginazione è di tanti; la fantasia è soltanto dei poeti.

Mi è tornato alla memoria questo passo, a proposito di due film italiani nei quali, a mio parere, l’immaginazione prevale di gran lunga sulla fantasia.

“Forza maggiore” di Ruben Östlund: quelle valanghe dentro di noi

L’accusa di formalismo la si sente oggi rievocare raramente a proposito del cinema, anche se a volte nei film un sentore di formalismo lo si può percepire.

Cos’è il formalismo, nel senso negativo del termine?

Quella cura della forma - nel caso del cinema: della bellezza dell’immagine, dei movimenti virtuosistici della macchina da presa, di combinazioni originali tra colori e suoni, e così via – fine a stessa, sciolta da un contenuto da esprimere, o per la quale il contenuto non è che un pretesto.

Un sospetto di formalismo l’ho avvertito, ma soltanto in un primo tempo – il seguito del film ha poi smentito questo sospetto – di fronte a “Forza maggiore” dello svedese Ruben Östlund.

“L’infernale Quinlan” di Orson Welles: quando la passione per la giustizia si fa crimine

La ricorrenza in questi giorni del centenario della nascita di Orson Welles, ci offre la graditissima occasione di rievocare uno dei grandi film che ha diretto e interpretato: “L’infernale Quinlan”, del 1958 (ma il titolo originale, più significativo, è “Touch of evil”: tocco maligno). Lo si trova pubblicato in dvd nella versione restaurata e ricostruita secondo le indicazioni dell’autore (capitava infatti che i film di Welles fossero manipolati, “normalizzati” – ma l’impresa era disperata – dai produttori di Hollywood!).

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