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Cinema

“Una nuova amica” di François Ozon: un “divertimento” freudiano

Si possono fare buoni film applicando le teorie di Freud? Certo, la verità di cui va alla ricerca l’arte non si può ottenere attraverso l’applicazione di una formula, sia pure delle formule geniali dell’inventore della psicanalisi. Quella verità, quando è raggiunta, è evidentemente il frutto di una libera intuizione, che certo può nutrirsi di varie fonti culturali, ma assimilandole, rielaborandole in modo autonomo e originale.

È uscito un film che ha più di un debito con le teorie di Freud, senza tuttavia applicarle scolasticamente; ma facendone anzi il principio di un gioco.

Si tratti di Una nuova amica, diretto da quel regista di grande talento che è François Ozon.

“The Search” di Michel Hazanavicious: alla ricerca della Cecenia

Si dice che una buona causa non fa di per sé un buon film. Ed è vero che in arte ciò che conta più di tutto è la riuscita artistica. Mi pare tuttavia almeno degno di nota che Michel Hazanavicious, reduce dal successo internazionale di The Artist (vincitore nel 2012 di un Oscar per il Miglior Film) abbia deciso di spendere tutto il prestigio che gli è derivato da tale successo, per realizzare un film sul tema – certo commercialmente poco attraente – della seconda guerra in Cecenia alla fine degli anni Novanta.

Il film può suscitare riserve; ma tra le qualità da apprezzare c’è quella, civile, del vigore della denuncia.

Cinema: "A tempo debito", un film che racconta il carcere, dall'interno di una stanza

Presentato in anteprima al Cinema Multiastra di Padova il film "A tempo debito".
La stanza composta di banchi e sedie sistemate in cerchio fa pensare a un'aula scolastica qualsiasi, se non fosse per quella porta pesante e le finestre rinforzate con delle sbarre di ferro che rivelano la vera natura di ciò che circonda quel luogo: un carcere.

“Maraviglioso Boccaccio” di Paolo e Vittorio Taviani: l’eterna verità dell’Umanesimo

È facile dire, con il senno di poi, che ciò che è accaduto era inevitabile che accadesse. Eppure, vedendo il film che i fratelli Taviani hanno tratto dal “Decameron” di Boccaccio (in particolare da cinque delle novelle che lo compongono) viene da osservare che l’incontro dei due autori cinematografici con questo classico della letteratura, era, se non inevitabile, dei più appropriati.
Il tratto in comune che giustifica l’incontro è, per dirla in breve, anzi con una parola soltanto: l’umanesimo!

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