Direttore Valter Vecellio. 28 weeks 7 hours ago

Democrazia reale

La "liberté" non è ancora la libertà

Nel 1976, assieme al giornalista Mario Signorino, feci uscire il tabloid mensile “Prova Radicale”. Mario era il (bravissimo) direttore, io scrivevo, impastavo, correggevo alla meno peggio. Gratis, progettò la grafica Piegiorgio Maoloni. La prima copertina riproduceva una vignetta di Wolinski, uno dei disegnatori satirici uccisi nella strage del ”Charlie Hebdo”. Mostrava un uomo nudo che pisciava su un apparecchio TV. Il tabloid era di ispirazione e grinta radicale, la vignetta era graffiante, trasgressiva, irriverente. Ma allora Wolinski non irrideva l'Islam, quanto invece i modelli di vita occidentali, il consumismo sfrenato, ma soprattutto la religione e la fede, ovviamente la cristiana e cattolica: era nutrito, fino alle midolla, di antipapismo laicista.

La verità strozzata alla garrota delle partitocrazie

Si alternano in molti alla manovra della vite che blocca e strozza la voce e la vita di chi proclama in forme nonviolente la nuda verità. Ma la cinta sul collo di chi emette verità non cessa mai di stringersi sempre più nella pseudodemocrazia italiana, e non solo. Con la progressione resa “necessaria” dall'entità del rischio potenziale che il gesto, l'azione, la testimonianza, il ricordo, la dichiarazione, possano divenire, nel loro essere, pubbliche da “comuni” che già sono.

Un milione di firme europee per fermare il Ttip e il Ceta, siamo oltre 700mila

L’Associazione Radicale Esperanto è l’unica organizzazione italiana che, insieme a centinaia di altre in Europa, sta raccogliendo un milione di firme per fermare gli accordi presi sottobanco da Stati Uniti, Unione Europea e Canada e che terranno i nostri servizi pubblici ostaggio delle grandi multinazionali.

Vilipendio al capo dello Stato. Da anni si parla di abrogarlo, ma chi può (e deve) non lo fa

Si può citare il caso di Carlo Manzoni, che sul “Candido” diretto da Giovannino Guareschi pubblica una serie di vignette, “Al Quirinale”, che rappresentano l’allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che passa in rassegna due schiere di bottiglie del Nebiolo che produceva nelle sue tenute, quasi fossero corazzieri. Per i giudici è vilipendio addebitare a Einaudi di usare sulle etichette del suo vino, per interessi commerciali, la qualifica di “senatore”. Correva l’anno 1950, Guareschi viene condannato a otto mesi.

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