Direttore Valter Vecellio. 43 weeks 13 hours ago

Legalità

Idee (e referendum) radicali per non perdere di vista la "vacca" a Roma

Al direttore - "Onestà!" gridano i Cinque Stelle puntando il dito contro i corrotti. "Onestà!" risponde il sindaco Marino, rivendicando la propria integrità morale. Un ritornello che unisce chi, da parti opposte, sceglie il terreno dell'antipolitica come rifugio sicuro da questo rinnovato clima da 1992. Appellarsi a un principio morale - l'onestà - invece che al diritto - cioè alla legalità - è una scelta significativa, che spalanca le porte alla demagogia. Probabilmente ha ragione chi crede che la buona fede e le buone intenzioni di cambiamento del sindaco Marino non bastino, che insomma il commissariamento sia ormai inevitabile. Da Radicali la riterremmo in ogni caso una sconfitta della politica.

Ennesima mancanza di volontà politica e disinteresse operativo

Istituzionalizzare le "gole profonde" italiane nelle pubbliche amministrazioni: questo sembra essere l’obiettivo dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presieduta da Raffaele Cantone, che ha lanciato una consultazione pubblica, scaduta lo scorso 16 marzo, sulle "Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (il cosiddetto whistleblower)" messe a punto dalla stessa Autorità.

Le linee guida, come spiegato sul sito dell'Anac, hanno lo scopo di "promuovere l’applicazione di adeguati sistemi di whistleblower presso tutte le pubbliche amministrazioni, individuando, al contempo, criteri idonei per la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti di cui viene a conoscenza nell’ambito del rapporto di lavoro".

Il patto anticorruzione Cantone-Zingaretti tra cantonate e paragnosti

Apprendiamo con sorpresa dalla stampa che il presidente dell’Autorità Anticorruzione dott. Raffaele Cantone e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti [quest’ultimo già ‘nominatore’ a capo della polizia di un disciolto ente territoriale romano di persona indagata e arrestata in quanto ipotetico Numero tre (o giù di lì) dell’associazione illecita per ora denominata ‘Mafia Capitale’ (che, sempre per ora, è configurata dalla Procura di Roma come associazione di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p. ma che presto potrebbe degradarsi a mera associazione a delinquere ‘all’amatriciana’ ai sensi del più mesto art. 416 c.p.)] avrebbero stipulato un patto anticorruzione.

Caso Moro. Don Mennini, Sciascia, le suggestioni, la delicatezza

Suggestioni. Ascolti pazientemente in una saletta stampa affollata come non mai la lunga deposizione di don Antonello Mennini, figlio di un altissimo funzionario dello IOR al tempo di Paul Marcinkus; persona colta, raffinata, una decina di lingue fluentemente parlate e scritte, una sottile ironia, una “carezza” capace di ferirti più di una sciabolata. È ilsacerdote confessore e amico di Aldo Moro; secondo Francesco Cossiga le Brigate Rosse gli avrebbero permesso di poterlo vedere e confortare, prima di essere ucciso. Don Antonello smentisce, dice che non è vero, non sa capacitarsi perché Cossiga abbia detto una cosa del genere.

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