Direttore Valter Vecellio. 1 year 34 weeks ago

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Califfato: già un anno di terrore

Decisamente non è un bel “compleanno”, ma si può comunque cogliere l’occasione per qualche forse non inutile riflessione. Il “compleanno” è quello che si celebrerà tra qualche settimana: è il 29 giugno di un anno fa quando un uomo vestito di nero e con la barba lunga, si presenta al mondo con il nome di Abu Bakr al-Baghdadi; dichiara di essere il leader del “Califfato”, un territorio compreso tra Siria e Irak, caduto nelle mani dei fondamentalisti islamici. Un territorio che vuole estendere, far arrivare alla Mecca, al Cairo, a Roma; promette fuoco e fiamme per gli infedeli, ed effettivamente le sue mani grondano sangue.

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La (s)partitocrazia dovrebbe fare un monumento a Rosy Bindi

Lo si può confessare, qui, che questa storia dei bindiani “impresentabili” la ai trova noiosa e stucchevole? Si può aggiungere che l’intero arco della (s)partitocrazia dovrebbe ringraziarla, la Bindi, e farle un monumento? Ha certificato, nero su bianco, con il timbro della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla mafia, che su circa quattromila candidati gli “impresentabili” sono 17; se ne ricava che gli altri 3.983 sono “presentabilissimi”. Fantastico! E chi se lo sarebbe mai immaginato che viviamo in un paese così lindo e pulito? Wow! E invece prendiamo tutti i commenti di queste ore, le inutili pensose analisi su quello che è stato. La fiera, la sagra del banale e della mediocrità…

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Elezioni, al di là del pio-pio e del bla-bla, L’Italia è uno stato “canaglia”

Lo vogliamo dire? Quello che maggiormente sconcerta, di queste elezioni, è la banalità dei commenti, delle cosiddette “riflessioni”. Tutto secondo un copione che è scontato, logoro, persino irritante; e non tanto da parte dei politici: cosa volete che dicano? “Non abbiamo vinto, ma non abbiamo perso”; “abbiamo perso, ma la responsabilità e le cause sono a monte”; “il risultato è frutto di campagne ben orchestrate da ‘entità’ non controllabili”… I “nuovi”, si chiamino Lorenzo Guerini o Debora Serracchiani, o siano quasi “nuovi” come Paolo Romani e Maurizio Lupi, o “vecchi”, come Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, alla fine della fiera, cantano sempre lo stesso ritornello. È il mestiere loro, lo fanno come sanno, specchio di quello che sono.

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