Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 1 day ago

Editoriale

Licio Gelli, la P2, l’eterno italico partito della “bistecca”

Licio Gelli, ovvero: uno, nessuno, centomila: è orgogliosamente fascista, e lo rivendica: “Ho studiato con il fascismo, sono cresciuto con il fascismo. Ho combattuto per il fascismo, sono fascista, e morirò fascista”.

Ha combattuto in Spagna, durante gli anni della Guerra civile. Naturalmente dalla parte dei golpisti del generale Francisco Franco; fascista mussoliniano, durante la guerra è stato, contemporaneamente collaboratore dei tedeschi, ma anche in ottimi rapporti con le formazioni partigiane toscane: quelle monarchiche e anarchiche; ma anche con quelle “garibaldine” e comuniste, se è vero che proprio loro, i “rossi” gli danno un salvacondotto e garantiscono per lui.

Va.Ve.

Il ‘sogno americano’: la possibilità di raggiungere il successo e il prezzo che si paga. È “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller

“Death of a salesman”, una delle opere più conosciute di Arthur Miller, ci presenta, siamo a New York nel 1949, essenzialmente due temi: da un lato la feroce critica all’american dream, al sogno americano, quell’utopia, quel credo, quel mito ampiamente diffuso negli Stati Uniti secondo il quale ciascun individuo ha la possibilità di emergere ed affermarsi in maniera prepotente, può cioè raggiungere livelli elevati di successo inteso come sinonimo di grandi ricchezze, e dall’altro i rapporti complessi, spesso conflittuali, all’interno di una famiglia, essenzialmente tra padri e figli.

Oreste Bornisacci

“Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente” di Daniele Luchetti: un monumento, ma non un santino

Raccontare in un film di finzione fatti realmente accaduti, e in anni recenti, e in cui sono coinvolte personalità di spicco, è un’impresa tra le più ardue. Perché vada a buon fine, occorre che l’autore riesca a riversare le proprie emozioni, i propri sentimenti, in personaggi che non sono prodotti dalla sua immaginazione, ma che si ritrova già almeno in parte definiti dalla realtà storica. Se poi tali figure reali, per il loro prestigio, per la stima che suscitano, creano un senso di soggezione, la simbiosi che dovrebbe esserci tra autore e personaggi è resa ancora più difficoltosa.

Gianfranco Cercone

Dopo il lepenismo: una Europa tra nazionalismi e localismi

I risultati del ballottaggio hanno piegato le aspirazioni di Marine Le Pen, ma non cambiano i termini del “caso” francese. Per il momento Hollande l’ha scampata, ma anche lui va incasellato tra gli sconfitti. Il resto del panorama politico d’oltralpe, poi, ci dà sempre l’immagine di un disastro nazionale (e, ahimè, europeo). L’assalto del lepenismo alle istituzioni e al governo è stato respinto, ma non si dica che ha vinto la democrazia. Marine Le Pen non ha tutti i torti nel sostenere che in Francia destra e sinistra sono morte. Il tradizionale gioco tra destra e sinistra è scomparso, i passeggeri della nave Francia si sono buttati tutti sulla fiancata opposta a quella dove si era provocata la falla, giusto per impedire alla nave di affondare: ma la falla sta ancora lì.

Angiolo Bandinelli
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