Direttore Valter Vecellio. 48 weeks 7 hours ago

Editoriale

Adulto

Avevo già visto il lavoro dei Phoebe Zeitgeist in primavera, prima nella rassegna “Contagio” con lo spettacolo Preghiera. Un atto osceno, poi in Kamikaze number five, dove il terrorista si prepara al suo atto di dispensatore di morte, anch’esso osceno nella sua concezione stravolta del sacro, entrambi diretti da Giuseppe Isgrò.

Noi siamo i radicali, non i terroristi

Lettera inviata al direttore de “Il Foglio” Claudio Cerasa

Ho saputo dal Tg1 delle 13,30 dell'accertamento dell'identità del terzo terrorista/attentatore del “Bataclan”: un giovane islamico che avrebbe subito recentemente in Siria il pervertito indottrinamento all'assassinio di innocenti da considerare, “da infedeli”, come nemici.
Il termine usato nel servizio per descrivere il risultato del processo, mostruoso per i genitori interpellati, di trasformazione in terrorista dell'Isis di un giovane di origine africana ed all'apparenza ormai europeizzato come tanti altri, è stato quello di: “radicalizzato”.

“Mon roi” di Maïwenn: un film “androfobo”?

Come esistono film misogini, esistono film “androfobi”.

La caratteristica di questi due tipi di film non è tanto quella di presentare personaggi femminili o maschili negativi; ma di “disumanizzarli”, di farli agire per una malvagità o per una pericolosa follia, aprioristiche, quasi incomprensibili, nei quali l’autore non sa o non vuole immedesimarsi. Mentre è loro contrapposto un partner, a seconda dei casi maschile o femminile, equilibrato, “sano”, di cui siamo messi in grado di condividere le emozioni e le ragioni.

A prima vista – ma, lo anticipo subito, è un’apparenza ingannevole – “Mon roi”, della regista francese Maïwenn, rientrerebbe tra i film “androfobi”.

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