Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 1 day ago

Editoriale

Giù le mani dal Freedom of Information Act

Londra. E così, a quindici anni di vita, il Freedom of Information Act inglese si trova oggi a dover fare i conti con una commissione bipartisan di valutazione (di cinque membri) che promette sfracelli o un sostanziale ridimensionamento. Almeno tanto promette questa settimana Chris Grayling, Leader of House of Commons conservatore, secondo il quale questo strumento di diritto alla conoscenza non è utilizzato nel ‘modo giusto’. Fra l’altro, secondo Grayling il FoI oggi è un’arma impropria in mano ai giornalisti per procurarsi storie, invece che essere gestito dai cittadini per avere diritto all’accesso al processo decisionale.

Laura Harth
Claudio Radaelli

‘Ivanov’ di Anton Čechov, ovvero la condanna a subire la vita soffocati dalla nostra impotenza e incapacità di reazione

“Ivanov”, il primo dramma scritto da un ventisettenne Anton Čechov, registrò alla prima rappresentazione un clamoroso insuccesso che l’autore attribuì alla discutibile interpretazione degli attori. Fatto sta, Čechov rimise sostanzialmente mano alla sua opera con l’intento, soprattutto, di rendere più comprensibile alla critica e al pubblico il carattere del protagonista e con il risultato che al suo nuovo debutto, dopo poco più di un anno, “Ivanov” riscosse quel successo che l’avrebbe poi seguito sino ai nostri giorni.

Oreste Bornisacci

Exister 2015

Reduce da MilanOltre e NID Platform di Brescia, avevo deciso di concedermi una pausa dopo un’indigestione di coreografie e performance. Diavoletto tentatore, è arrivata però la rassegna di Exister che non avevo più seguito da vari anni e, oltretutto, aveva in programma i lavori di Daniele Ninarello e Ambra Senatore, entrambi persi a Brescia. Et voilà, rieccomi “on the road again”.

Susanna Sinigaglia

“Suburra” di Stefano Sollima: il rimpianto della legalità perduta

Un certo cinema, ma anche una certa letteratura popolare (non sono uno specialista, ma vi rientra, credo, la cosiddetta “letteratura pulp”) promettono allo spettatore o al lettore, protetti dalla poltrona di un cinema o dal loro habitat, il brivido di inoltrarsi nei territori dell’illecito, del crimine e della perversione, che sono supposti suscitare in lui un misto di fascino e di ripugnanza.

Gli autori del film Gomorra, diretto da Stefano Sollima, hanno avuto l’idea di raccontare in questa chiave l’ambiente della criminalità romana e para-romana (si considera in particolare il territorio di Ostia) e di quei settori della politica nazionale e anche, a quanto è mostrato, della Chiesa cattolica, collusi con essa.

Gianfranco Cercone
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