Direttore Valter Vecellio. 10 ore 23 min fa
Fabrizio Tosti

Legge sul prezzo dei libri. Il concreto rischio di un appiattimento culturale

08-03-2011

In Parlamento è in discussione un disegno di legge sulla disciplina del prezzo dei libri. Quello che viene fuori dal Senato è un testo che pur approvato a larghissima maggioranza con l’eccezione dei senatori radicali, scontenta un po’ tutti. Da una parte i consumatori che si vedono ridotta la possibilità di usufruire degli sconti e dall’altra la piccola editoria e i librai indipendenti che chiedono da anni una disciplina che tuteli maggiormente il proprio lavoro schiacciato da pochi grandi gruppi editoriali. La legge stabilisce che non si possono applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali campagne promozionali, da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese gli sconti possono arrivare al 20 per cento.

In Italia vige una situazione di certo non felice per quanto riguarda i lettori, in percentuale tra i più bassi in Europa, con i prezzi dei libri tra i più alti soprattutto per quanto riguarda il settore scolastico, però con ripetute campagne di forti sconti promosse dalle maggiori case editrici: le uniche che se li possono permettere. Il prezzo del libro viene prima “gonfiato” e successivamente scontato cosicché l’acquirente ha l’illusione di aver comprato a minor prezzo. In un regime di libera concorrenza le condizioni di partenza dovrebbero essere uguali per tutti; così non è nel settore editoriale dove vige un oligopolio non solo sui punti vendita, ma anche per le case editrici che fissano il prezzo di copertina ed addirittura per quanto riguarda la distribuzione. Un libro se non è distribuito o se lo è male e poco, è come se non esistesse. I principali gruppi editoriali librari, in primis Mondadori e Feltrinelli, oltre a detenere la maggior rete di vendita, possiedono anche i maggiori canali di distribuzione. Dovrebbe invece esserci un netta separazione tra chi i libri li vende e chi li distribuisce.

Chiaro quindi che tali editori possano permettersi sconti così alti: viene aumentato sapientemente il prezzo di copertina e poi si fa una bella campagna di sconto, cosicché ai pochi librai indipendenti rimasti non rimane che da essere tagliati fuori dal giochino. Pesce grande mangia pesce piccolo. La legge in discussione poi può venire facilmente aggirata dato che nulla impedisce all’editore di ripetere le varie campagne di sconto; basta farne due di un mese anziché una di due mesi...

E’ un mercato drogato e i prezzi di copertina contano ormai soltanto per i librai indipendenti costretti dal ridottissimo margine ad applicarli ai clienti. In genere il libraio autonomo compra dal distributore ad una percentuale raramente più alta del 30% di sconto. Quella percentuale per la piccola libreria è la totalità del suo margine di ricavo. Per i grandi editori la percentuale è parecchio più alta e se il libro è della stessa casa editrice lo è ancora di più.

Chi scrive lavora da qualche anno nel settore giuridico dove la sostanza è la stessa, cambiano i nomi dei pochi grandi gruppi editoriali Giuffrè ed il gruppo Wolters Kluwer (che riunisce tra gli altri Cedam, Ipsoa e Utet) ma la sostanza rimane la stessa.

La conseguenza è che negli ultimi anni le librerie indipendenti chiudono una dopo l’altra rimpiazzate dai megastore dei grandi editori o da negozi in franchising degli stessi. Il libraio della grande catena editoriale o del negozio in franchising non ha la possibilità di scegliere indipendentemente: riceve la merce e la vende e può solo provare a consigliare tra i libri che riceve quelli che preferisce. La fine di tante librerie indipendenti e di piccole case editrici oltre a portare ad un grave appiattimento culturale, come se ce ne fosse ancor di più bisogno, riguarda anche migliaia di posti di lavoro persi, di certo con poche possibilità di usufruire di ammortizzatori sociali.

L’ingresso di nuovi canali di vendita, come quello sulla rete internet che da qualche anno si va sviluppando ma che interessa ancora una quota piuttosto bassa di tutto il settore, non può che fare piacere a chi gradisce un sistema di libera e sana concorrenza il fatto però è che tre dei più grandi rivenditori online (BOL, IBS, La Feltrinelli) sono sempre gli stessi “big”della vendita e distribuzione tradizionale con meno costi fissi e maggiore disponibilità allo sconto; con l’aggiunta di Amazon che quei serrati canali di distribuzione sempre deve usare.

A parer mio sarebbe molto più giusto intervenire sull’oligopolio editoriale italiano e sulla sovrapposizione tra l’essere ed operare da editori, da distributori e da rivenditori che intervenire sullo sconto. Come ho provato a spiegare la possibilità di fare uno sconto alto o liberi in questa incancrenita situazione può amplificare ancor di più i vantaggi per i grandi e gli svantaggi per i piccoli mentre nel limitarli drasticamente potrebbe anche darsi che i prezzi di copertina non scendano e il consumatore sarebbe imbrogliato due volte.

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