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Greg Miller

Diritto animale

11-04-2011

Da Harvard a Stanford, scrive Greg Miller su “Science”, sempre più università statunitensi propongono corsi sugli aspetti legali dei diritti degli animali. Quali saranno le ripercussioni sulla ricerca scientifica?

Kathy Hessler insegna diritto animale alla Lewis & Clark law school di Portland. Il suo corso riguarda un campo relativamente nuovo e in espressione, che esamina – e spesso sfida – il modo in cui la legge tratta gli animali. Nel 2000 le facoltà di giurisprudenza degli Stati Uniti che offrivano corsi di diritto animale erano pochissime. Ora sono circa 120, comprese quelle di Harvard, Stanford e della Columbia, che hanno istituto programmi sui diritti degli animali grazie alle donazioni (un milione di dollari) di Bob Barker, celebrità televisiva e animalista convinto.

Nei loro corsi, alcuni docenti propongono strategie per promuovere i diritti degli animali attraverso lo studio di casi emblematici che mettono in discussione l’idea degli animali come proprietà e garantiscono loro alcune tutele riservate alle persone. Altri, traendo ispirazione dai movimenti antischiavitù e in difesa dei diritti civili, preferiscono un approccio più diretto per affermare i diritti fondamentali degli animali, almeno delle specie più avanzate dal punto di vista cognitivo come le grandi scimmie e i cetacei. Nessuno vuole dare agli oranghi il diritto di voto, ma alcuni giuristi non vedono perché le scimmie non dovrebbero godere di diritti simili a quelli di un bambino di un individuo in coma.

Alcuni degli studenti che frequentano questi corsi sono interessati alla difesa degli animali, ma secondo i docenti sono molti di più di quelli che si iscrivono perché il settore è nuovo e in crescita. Uno degli aspetti che suscita più interesse sono i risarcimenti economici per la sofferenza emotiva subita dai proprietari degli animali. Storicamente, nei casi in cui un animale viene ucciso, i tribunali statunitensi limitano in risarcimento al prezzo d’acquisto o al costo sostenuto per sostituire l’animale, in genere alcune centinaia di dollari. Negli ultimi anni i proprietari degli animali uccisi hanno fatto appello al legame, paragonato a quello con un familiare, e chiesto un risarcimento per la sofferenza emotiva. Quando la morte dell’animale era stata causata intenzionalmente, hanno avuto un certo successo. Nel 2006, per esempio, un giudice dello stato di Washington ha disposto un risarcimento di cinquemila dollari a favore di una donna per la sofferenza causata dal furto del gatto da parte di un ragazzo, che lo ha portato nel cortile di una scuola, lo ha cosparso di benzina e gli ha dato fuoco. In caso di animali morti per negligenza, come quella professionale del veterinario, pochissimi tribunali sono stati disposti a concedere il risarcimento per la sofferenza emotiva provocata ai padroni.

La legge sta cambiando anche per il trattamento degli animali nei casi di amministrazione fiduciaria e custodia. Quarantacinque stati hanno uno statuto che permette di istituire fondi fiduciari per occuparsi degli animali dopo la morte del padrone, mentre nel 2000 erano solo otto. Gli animali sono diventati un problema anche nei casi di divorzio e i giudici devono decidere se trattarli come proprietà, nel qual caso spettano a chi li ha comprati, o un po’ come i figli, affidandoli a chi garantisce la sistemazione migliore.

Se la crescita del diritto animale è innegabile, le implicazioni per la ricerca sono incerte. “Pur non opponendosi a tutto, chi rappresenta gli scienziati che lavorano con gli animali non lo considera uno sviluppo positivo”, dichiara Deborah Runkle dell’American Association for the Advancement of Science”, che sostiene l’uso degli animali nella ricerca. “Non è una minaccia immediata, ma la situazione va tenuta d’occhio”, sostiene Alice Ra’anan dell’American Physicological Society. “Il timore è che pochi avvocati capiscano l’importanza della ricerca sugli animali e conoscano le leggi esistenti”. Se gli animali avessero il diritto di ricorrere in giudizio, come propone qualcuno, gli animalisti potrebbero bloccare le università con innumerevoli cause.
 

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