Direttore Valter Vecellio. 11 ore 51 min fa
Andrea Granata

Acqua: i guelfi ed i ghibellini del servizio pubblico

07-06-2011

Come guelfi e ghibellini ci si continua a confrontare sulle virtù taumaturgiche e sui vizi di gestioni pubbliche piuttosto che private. Le argomentazioni si arricchiscono col passare dei giorni, dalla dispersione degli impianti, alle tariffe passando per gli investimenti per “efficientare” a rete idrica, senza mai dimenticare che l’acqua è di tutti.

Rispetto alle tante argomentazioni ed all’uso sacrale che dell’acqua si fa è utile tenere un profilo basso ed attenersi ai fatti meglio ancora ai testi delle leggi che regolano il settore, come la Legge n.36 del 1994 meglio conosciuta come legge Galli, in particolare la legge prevede che il rapporto tra gli enti locali e il soggetto gestore sia disciplinato da apposite convenzioni, la lettera F) dell’articolo 11 indica tra le materie di questi accordi “il livello di efficienza e di affidabilità del servizio da assicurare all'utenza anche con riferimento alla manutenzione degli impianti”, la successiva lettera L) del medesimo articolo “le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i princìpi del codice civile”. Si tratta a ben vedere di una norma provvista di sanzioni per il suo inadempimento, mancano tuttavia notizie di revoche dei servizi affidati e questo nonostante l’efficienza delle reti non sia esattamente il fiore all’occhiello del sistema idrico, domanda retorica: scopriamo solo ora l’inefficienza degli impianti o gli enti locali si sono disinteressati del problema?

La risposta è ovvia: gestore, sia esso pubblico o privato e controllore ente locale hanno contribuito insieme a determinare od aumentare l’inefficienza del sistema.

Questa premessa serve per compiere un passo decisivo per la comprensione della natura degli interessi toccati dal referendum per l’abrogazione dell’art. 23 bis del Decreto Ronchi: non si tratta di una partita tra le virtù della gestione pubblica contro quelle di una gestione privata, il vero tema, totalmente espulso dal dibattito, è il modello dei servizi pubblici.

In realtà come molti sapranno la legge Ronchi disciplina le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, che oltre a quello idrico interessano lo smaltimento dei rifiuti ed il trasporto pubblico locale.

Avvocato e Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

Lo scontro feroce che si sta consumando è contro l’affermazione di un concetto “oggettivo” di servizio pubblico ovvero sull’idea che tale è quel servizio che assolve ad una funzione pubblica e ciò indipendentemente dalla natura pubblica o privata della proprietà del soggetto gestore.

Il portato di una simile affermazione ha risvolti assolutamente rivoluzionari nel nostro paese, significa che ove esistono regole chiare semplici e dotate di sanzioni a difesa del loro rispetto può esservi concorrenza e che in questa griglia la politica “progetta il servizio” ed il mercato lo realizza, mercato in cui capitali pubblici e privati possono confrontarsi alla pari.

In un colpo solo si avrebbe una politica costretta a pensare ad un modello di servizio pubblico, mentre al contempo le si sottrarrebbe l’utilizzo clientelare delle aziende speciali, si tratta di una prospettiva comunitaria, ma che calata nella realtà italiana potrebbe avere risvolti davvero rivoluzionari da cui è bene guardarsi scendendo in piazza per difendere l’acqua pubblica, magari, come fa il Senatore Di Pietro, agitando il Vangelo “dar da bere agli assetati”.
 

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