Carcere, digiuno Pannella. La giusta domanda di Gianni Gennari di “Avvenire”
Gianni Gennari, è titolare di una rubrica quotidiana su “Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani. Si firma “Rosso malpelo”; ma con la sua nota del 17 giugno scorso (“Carcerati ‘fratelli’ non solo di Marco Pannella”), si rivela soprattutto di “buon pelo”.
Pone una domanda, Malpelo, quella giusta: a fronte della quotidiana barbarie che si consuma nelle carceri italiane, “è giusto che paia pensarci solo Pannella?”.
Per quello che si crede di conoscere Pannella, si può sostenere che lui per primo sarebbe felice e appagato se a pensarci ci fossero anche altri, che invece sembrano assistere indifferenti se non infastiditi al suo tentativo di ricordarci una situazione che è intollerabile. E che la situazione sia tale, lo dicono le cifre ufficiali: Dal 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.800 detenuti di cui ben 650 per suicidio. Nello stesso periodo di tempo si sono uccisi anche 87 agenti di polizia penitenziaria. Nelle nostre prigioni sono stipati poco meno di 70mila detenuti in luogo dei 44mila. Nel solo 2010 ben 1.137 detenuti hanno tentato di togliersi la vita. Gli atti di auto-lesionismo sono stati 5.703; 3.039 i ferimenti. Le carceri italiane sono un enorme discarica sociale e umana: almeno un terzo di detenuti in attesa di giudizio; oltre la metà in carcere per reati legati all’immigrazione clandestina o per violazione della legge sulle tossicodipendenze.
Contemporaneamente ogni anno circa 150mila processi anno vengono chiusi per scadenza dei termini. Per reati come la corruzione o la truffa, c’è ormai la certezza dell’impunità. Nel 2008 sono stati prescritti 154.665 procedimenti; nel 2009 altri 143.825; nel 2010 circa 170mila. Quest’anno si calcola che si possa arrivare a circa 200mila prescrizioni. Ogni giorno almeno 410 processi vanno letteralmente in fumo. Sono le cifre di un’amnistia che viene tranquillamente accettata, e massimamente da quelli che reagiscono da tarantolati ogni volta che di amnistia sentono parlare.
Sono tante le cose che dividono e contrappongono i radicali a quella parte di mondo cattolico che “Avvenire” rappresenta. Ma è vero, al tempo stesso, che i radicali più di tanti altri con il variegatissimo mondo cattolico sono, e sono stati in sintonia – ci si perdoni la presunzione – più dello stesso “Avvenire”. Ma anche, volendo, con le gerarchie: è stato così quando si denunciò l’abominio dello sterminio per fame nel mondo, o per restare all’oggi, quando ci si occupa di carcere o di migranti.
Ci sono una quantità di persone, gruppi di volontariato, associazioni cattoliche che in silenzio, quotidianamente si impegnano per rendere più accettabile, dignitosa e umana la situazione delle carceri. Persone e impegno trascurati dai grandi mezzi di comunicazione, che – al pari di Pannella, dei radicali – non hanno voce, sono silenziati. La tentazione è quella di fare una proposta a Malpelo, ad “Avvenire”: cominciamo allora da qui, a chiedere che i silenziati possano avere voce, possano essere conosciuti, apprezzati. Pannella propone l’amnistia. Se altri hanno di meglio da offrire, si facciano avanti. Quello che però non è tollerabile è il silenzio, l’indifferenza. Se ci si riuscirà, quel Giovanni Paolo II che giustamente Malpelo ricorda come fu applaudito dall’assemblea dei parlamentari quando invocò un gesto di clemenza, sarà lui, ovunque si trovi, questa volta ad applaudire, e sorridere compiaciuto.
va.vecellio@gmail.com
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