Direttore Valter Vecellio. 10 hours 8 min ago

Medio Oriente, mappa delle rivolte: Gheddafi respinge ultimatum ribelli, blitz in Siria

01-09-2011

Il regime libico ha respinto l'ultimatum datogli dagli insorti, che hanno chiesto una resa entro sabato per evitare l'offensiva finale su Sirte. "Nessuna nazione con un po' di onore accetterebbe l'ultimatum di un gruppo armato", ha detto il portavoce del colonnello Muammar Gheddafi. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso Saadi, il terzo figlio del colonnello, che sembrava sul punto di arrendersi, ma ha smentito la notizia con un'email inviata alla 'Cnn'.
Intanto, Aysha Gheddafi, la figlia del colonnello, ha lasciato l'ospedale di Djanet, in Algeria, in cui ieri è nata la piccola Safiya. In Siria nuovo blitz delle forze di sicurezza a Hama. In Egitto fa discutere un'intervista di Mohamed El Baradei, candidato alle prossime elezioni presidenziali, che ha criticato il Consiglio supremo delle Forze armate al potere, dicendo di temere una "seconda rivoluzione, ma non pacifica".

Libia - Il regime libico ha respinto l'ultimatum datogli dagli insorti, che hanno chiesto una resa entro sabato per evitare l'offensiva finale su Sirte. "Nessuna nazione con un po' di onore accetterebbe l'ultimatum di un gruppo armato", ha detto il portavoce del colonnello Muammar Gheddafi, Moussa Ibrahim. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso Saadi, il terzo figlio del colonnello, che ha smentito la notizia che sarebbe pronto ad arrendersi, come riferito da un esponente della leadership militare del Consiglio nazionale di Transizione (Cnt).
"Dal momento che (gli insorti, ndr) non vogliono negoziare, non penso che andrò da loro per arrendermi", ha affermato il figlio di Gheddafi. "Hanno già ucciso migliaia di persone e distrutto il paese - ha aggiunto - Io mi arrenderei a un governo vero piuttosto che a questi ragazzi".
Rimane alta la tensione a Tripoli, dove almeno quattro ribelli sono rimasti uccisi a Tripoli presumibilmente a causa dell'esplosione di un'autobomba. Alcuni testimoni hanno parlato di un attentato organizzato da alcuni miliziani rimasti fedeli al colonnello Muammar Gheddafi, ma secondo gli insorti, invece, non si tratterebbe di un attentato.
Continua a far discutere la fuga di alcuni famigliari di Gheddafi in Algeria. Le autorità di Algeri hanno vietato ai familiari del colonnello di mantenere qualsiasi forma di comunicazione con l'esterno. Secondo una fonte del governo, Algeri vuole evitare di trovarsi in una posizione scomoda rispetto ai ribelli libici. Ogni comunicazione con l'esterno, infatti, potrebbe essere interpretata come un modo per condizionare dall'Algeria la guerra in corso in Libia.
Aysha Gheddafi, la figlia del colonnello, ha lasciato intanto l'ospedale di Djanet (nella provincia di Illizi, nel sudest dell'Algeria), in cui è nata la piccola Safiya, e ha raggiunto i familiari ospitati in un residence di Djannet.
Le autorità algerine per giustificare l'ingresso di Aysha Gheddafi nel Paese avevano parlato nei giorni scorsi di un "caso umanitario", dal momento che la donna era sul punto di partorire.
Insieme ad Aysha sono entrati in Algeria, i due fratelli Hannibal e Mohamed, la moglie di Gheddafi, Safiya, e altre 27 persone, tra parenti e assistenti del colonnello.
Oggi, inoltre, sono fuggiti in Algeria circa 500 tuareg che avevano combattuto a fianco delle milizie del colonnello Muammar Gheddafi ed erano braccati dai ribelli. Lo ha riferito all'emittente 'al-Jazeera' una fonte del governo algerino, secondo cui i tuareg sono stati accolti "per ragioni umanitarie". I tuareg hanno iniziato ad attraversare il confine con l'Algeria l’altro giorno, quando circa 70 di loro sono stati autorizzati ad entrare nel Paese confinante.
In vista della conferenza internazionale sulla Libia a Parigi, infine, il Regno Unito ha avuto il via libera della commissione Onu per le sanzioni a scongelare 1,86 miliardi di dinari libici (1,6 miliardi di dollari) da utilizzare per "aiutare a provvedere agli aiuti umanitari urgenti, riportare fiducia nel settore bancario, pagare i salari degli impiegati del settore pubblico e immettere liquidità sul mercato". Alla conferenza partecipano anche l'inviato per l'Africa del presidente russo Dmitry Medvedev, Mikhail Margelov, e la Cina che ha inviato in qualità di osservatore, il viceministro Zhai Jun.

Siria - E' di un morto e 20 feriti il bilancio di un blitz delle forze di sicurezza siriane a Hama, città della Siria centrale, dove è scattata un'operazione con l'appoggio di carri armati e mezzi corazzati contro gli attivisti anti-regime. "Almeno una persona è stata uccisa e 20 altre ferite nelle prime ore del mattino", ha affermato l'attivista siriano Omar Idlibi. Nel blitz delle forze di sicurezza sono state arrestate 10 persone che sono state bendate e spinte sugli autobus della polizia. Nell'operazione, che ha interessato in particolare i sobborghi di al-Qusour e Hamdiya sono stati impiegati 200 soldati.
E' stato un mese di Ramadan di sangue in Siria. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, 473 persone sono state uccise negli ultimi 30 giorni. Le vittime sono in gran parte civili (360), ma alto è il prezzo pagato anche dalle forze di sicurezza e dall'esercito (113). Gli attivisti hanno denunciato, inoltre, che 28 persone sono morte sotto tortura.

Egitto - Dure critiche al Consiglio supremo delle Forze armate al potere in Egitto sono arrivate da Mohamed El Baradei, candidato alle prossime elezioni presidenziali, che teme una "seconda rivoluzione, ma non pacifica", dopo quella che a inizio anno ha portato alle dimissioni di Hosni Mubarak. Nel mirino, in primo luogo, la decisione del Consiglio, alla guida del Paese dalle dimissioni dell'ormai ex rais (l'11 febbraio scorso), di non consentire a osservatori internazionali di monitorare le procedure di voto. Ma El Baradei ha puntato anche il dito contro il Consiglio per i processi militari a cui vengono sottoposti i civili e per la situazione economica del Paese. Gli attivisti egiziani hanno lanciato una campagna mediatica per chiedere il licenziamento del procuratore generale, Abdel Meguid Mahmoud, accusato di consegnare alla giustizia con troppa lentezza gli ex membri del regime di Hosni Mubarak, deposto a febbraio da una rivolta popolare che ha provocato 800 morti.

Bahrain - Un ragazzo di 14 anni è stato ucciso nel corso degli scontri scoppiati a Sitra, in Bahrain, tra le forze di sicurezza e un gruppo di manifestanti scesi in piazza contro la famiglia reale degli al-Khalifa, al potere nel paese del Golfo.
Secondo testimoni, citati dal sito web dell'emittente iraniana 'Press Tv', la vittima, Ali Jawad, è stata colpita alla testa da un candelotto lacrimogeno. In un'email inviata a 'Press Tv', l'attivista bahrenita, Maryam Al-Khawaja, ha denunciato che l'ospedale di Sitra si sarebbe rifiutato di curare il giovane, morto in seguito a causa delle gravi ferite riportate.

Kashmir - Le preghiere di Eid al-Fitr, la festa di fine Ramadan, nella regione del Kashmir si sono trasformate in un'occasione di protesta contro l'India. Migliaia di persone a Sopore, città settentrionale, hanno contestato il dominio indiano sulla regione himalayana. "Vogliamo la libertà", hanno intonato i dimostranti, stando a quanto riferito dai media pakistani.

(AdN-Kronos)

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