Privilegi vaticani? L’“ultima chiamata” ora arriva dal Sole24Ore
Finché siamo “una lobby”, finché siamo “massoni”, finché siamo “solo dei Radicali”, una certa strategia di agenda-setting rischia di essere vincente: i “pochi appestati” che chiedono di mettere fine ai privilegi del Vaticano sono per definizione dei signori nessuno (ripetiamo, nell'ordine: lobby, massoni, Radicali), ergo non meritano nemmeno di essere presi in considerazione nel dibattito pubblico.
Questa volta qualcosa ha iniziato a mutare, a cominciare dai 140 mila che sul web chiedono apertamente di mettere fine ai vantaggi fiscali di cui gode il Vaticano, specie in un momento drammatico in cui agli italiani – di ogni classe sociale o fascia d’età – si chiedono sacrifici notevoli per salvare i conti pubblici.
Addirittura tutto può cambiare – e bisogna esserne consapevoli – se il primo quotidiano economico d’Italia e d’Europa, il Sole 24 Ore, dellibera con un editoriale “l’ultima chiamata” per mettere fine a questi privilegi inspiegabili. Sembrerà strano, ma è proprio quello che è successo il 31 agosto con l’editoriale apparso sulla prima pagina del quotidiano confindustriale a firma di Roberto Perotti (“Rigore draconiano, ultima chiamata”).
L’economista della Bocconi – quello, per intenderci, la cui proposta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 fu sposata pubblicamente dalla presidente di Confindustria in occasione della manovra di luglio – ieri tornava a spiegare che “l’Italia è nei guai perché i mercati considerano il suo debito pubblico troppo alto”. E aggiungeva che se l’obiettivo è quello di “distribuire i sacrifici più uniformemente”, anche per rendere politicamente accettabile la correzione dei conti, allora è urgente “l’eliminazione dell’esenzione fiscale della Chiesa”.
Il giornale degli industriali italiani, nel suo editoriale di ieri, insiste: tra Ici, Irpef, Ires, Imu e tasse immobiliari varie non pagate dalla Chiesa, parliamo di “introiti difficili da quantificare, ma anche in questo caso i simboli contano almeno quanto il cash”. Se i simboli contano, da oggi siamo decisamente meno soli a chiedere che il Vaticano faccia la sua parte nel pagare la manovra e liberare l’economia da un’ingiusta manomorta.
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