Direttore Valter Vecellio. 1 giorno 12 ore fa
Ulrike Sauer

Berlusconi perde consensi e Mediaset è in crisi

08-09-2011

Per anni la carriera politica del premier italiano e il suo impero televisivo sono andati di pari passo, rafforzandosi a vicenda, scrive Ulrike Sauer, sulla tedesca “Suddeutsche Zeitung”. Ma oggi i problemi nel governo danneggiano anche Mediaset.

Non è stata una bella estate per lo zar delle TV Silvio Berlusconi. Il Popolo della Libertà (PdL) perde consensi e il premier italiano ha fatto uno scivolone anche nella classifica degli azionisti più ricchi d’Italia. Per la prima volta dal 1996, quando il gruppo televisivo Mediaset si è quotato in borsa, non è tra i cinque investitori più ricchi. E’ al settimo posto. Negli ultimi dodici mesi il valore del suo patrimonio azionario si è ridotto del 38 per cento, scendendo a 2,3 milioni di euro. La colpa è del calo delle azioni Mediaset, che non riesce a stare al passo con il nuovo scenario dei mezzi d’informazione. E gli investitori si comportano già come se Berlusconi fosse destinato a perdere il potere politico e a non avere più vantaggi per il gruppo dal sistema.

Finora a Mediaset ha fatto comodo che il suo proprietario fosse anche il capo del governo e orientasse l’attività dell’esecutivo secondo i suoi interessi privati e imprenditoriali. Dalla sua posizione Berlusconi decide le sorti del principale concorrente, la RAI, notoriamente in crisi. Nel 2001 e nel 2008 Mediaset ha continuato a ricevere buoni introiti dalla pubblicità. Il gruppo milanese è un’eccezione nel panorama dell’industria televisiva internazionale. Anche quando gli indici di ascolto calano, in proporzione gli introiti pubblicitari aumentano. L’anno scorso lo dimostra. Il boom ottenuto da una piccola emittente, “La 7”, danneggia Mediaset. La RAI aumenta del 5,8 per cento il suo indice d’ascolto, ma subisce un calo delle entrate pubblicitarie di circa 40 milioni di euro. Mediaset perde il 2,1 per cento di indice d’ascolto, ma la sua fetta della torta della pubblicità televisiva italiana raggiunge il 56 per cento.

Gli industriali italiani rendono omaggio al capo del Governo con spot su “Canale 5”, “Retequattro” e “Italia Uno”, e sulla TV a pagamento “Mediaset Premium”. Ma il sistema ha un punto debole: se cade Berlusconi, finisce anche il trattamento di favore nei confronti di Mediaset. Dall’inizio del 2011 il valore delle azioni è sceso del 45 per cento. A novembre del 2010 il governo ha cominciato a vacillare e il prezzo delle azioni Mediaset è crollato. Nel corso dell’inverno 2010-2011 la coalizione di governo si è rimessa in piedi e il prezzo delle azioni Mediaset si è stabilizzato. Ma da maggio le azioni del gruppo sono in caduta libera e il 19 agosto hanno toccato il minimo storico: due euro e 42 centesimi.

Berlusconi èin fondo al viale del tramonto? Secondo il figlio maggiore Pier Silvio, vicepresidente di Mediaset, la colpa è delle difficoltà del governo. Ma il rendiconto di Mediaset del primo semestre del 2011, reso noto il 28 luglio, mostrava un lieve arretramento: gli utili di Mediaset erano scesi del 32 per cento. Lo stesso giorno la Corte di Giustizia europea ha confermato in appello una sentenza sfavorevole a Mediaset. Il gruppo dovrà restituire i sussidi statali ricevuti con l’introduzione del digitale terrestre in Italia. Tra il 2004 e il 2005 il governo Berlusconi aveva incentivato con 220 milioni di euro l’acquisto di decoder per la ricezione dei canali digitali terrestri. Secondo il tribunale gli incentivi avrebbero consentito a Mediaset “di consolidare la sua posizione di mercato nei confronti della concorrenza nel campo della TV satellitare”. Ancora più cara è costata a Berlusconi la corruzione di un giudice vent’anni fa, all’epoca della battaglia per aggiudicarsi la casa editrice Mondadori. Un tribunale di Milano ha condannato la Fininvest a pagare 564 milioni di euro al suo concorrente dell’epoca, Carlo De Benedetti.

Perché il modello ibrido del partito-impresa non funziona più? Mediaset è stata il motore del berlusconismo, ma non è più al passo con i tempi. “Striscia la notizia” e le gag di “Paperissima” sono logore, e i nuovi programmi non hanno avuto il successo sperato. Inoltre l’ingresso di Mediaset in altri settori commerciali procede con difficoltà. L’espansione della TV a pagamento Premium, fondata nel 2008, zoppica. La società di produzione televisiva olandese Endemol, dove Mediaset ha una partecipazione pari a un terzo, rischia di soffocare per i deviti. Così quest’anno Berlusconi e i suoi figli sono rimasti a mani vuote: Fininvest, la holding di famiglia, non paga dividendi per la prima volta dal 2002. L’ultima volta la causa era il fallimento del partner commerciale bavarese di Berlusconi, Leo Kirch. Non è un buon auspicio per il Cavaliere.

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