Radicali-PD. La fiera delle cazzate
Un nostro amico e compagno, Antonio Grippo, si chiede se sia la “fiera delle cazzate”. Ha ragione.
Pierluigi Bersani: radicali autosospesi, vadano per la loro strada.
“I radicali si sono autosospesi, ne prendiamo atto. Seguano la loro strada, affari loro”. Così il segretario del PD Pier Luigi Bersani liquida la presenza dei deputati radicali in Aula mentre le opposizioni erano fuori.
(Ansa)
Rosy Bindi, quanto dobbiamo sopportare umiliazioni radicali?
Rosy Bindi è furiosa per la decisione dei sei deputati radicali di smarcarsi dalle opposizioni e ascoltare in aula il discorso del premier Silvio Berlusconi. “Quanto tempo ancora un partito come il mio deve sopportare questa umiliazione?”, ha detto ai cronisti la presidente dell’Assemblea Nazionale del PD dopo essersi sfogata anche con Gianfranco Fini incrociato all’ingresso dell’emiciclo: “Spero che qualcuno prenda le decisioni del caso”, ha aggiunto. I radicali erano già in rotta con il gruppo del PD per la decisione di astenersi all’inizio di ottobre al voto di sfiducia nei confronti del ministro Saverio Romano. In un primo momento era stata paventata l’espulsione, ma poi il tema sembrava essere stato archiviato. E’ prevedibile che dopo la scelta di oggi dei radicali la questione sia di nuovo affrontata.
(Agenzia Italia)
Franceschini, radicali si sono messi fuori dal gruppo. Atti in contrasto con decisioni PD
'I deputati radicali si sono collocati volontariamente da mesi fuori dal gruppo del PD non solo con l'autosospensione ma con una serie di atti in contrasto con le decisioni dell'assemblea e degli organi del gruppo, da ultimo con la scelta di non votare la sfiducia al ministro Romano e oggi di rompere con la decisione comune di tutte le opposizioni di non partecipare ai lavori d'aula'. Così il capogruppo del PD Dario Franceschini risponde in Transatlantico a chi gli chiede sul rapporto tra Pd e radicali. 'Non abbiamo nemmeno capito cosa voteranno domani sulla fiducia posta dal governo', aggiunge il capogruppo Pd.
(ANSA).
Paola Concia: da radicali gesto alla Nanni Moretti
“I radicali stando in Aula hanno fatto un gesto alla Moretti: mi si nota di più se vengo o se non vengo…”. Lo ha detto la deputata del PD Paola Concia, parlando in diretta a “RAI Radio 1” con “Start”, che seguiva in diretta le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Aula a Montecitorio.
(Italpress)
Velina rossa. Radicali con Berlusconi come fecero con Petain?
Mentre gran parte della stampa disquisisce sulle analogie tra 'Aventini' passati e presenti, il decano della stampa parlamentare, Pasquale Laurito, si sofferma su altre affinità storiche che fotografano un'opposizione anch'essa 'altra'. Quella dei Radicali. Per Velina rossa, infatti, il partito di Pannella, appena 'congelato' dai vertici del PD, rischia di commettere lo stesso errore che fecero i Radicali francesi appoggiando il Governo collaborazionista di Vichy il 10 luglio 1940. Quindi, se per Laurito il nuovo Aventino non esiste "perché le opposizioni si rifiutano di ascoltare il premier, ma parteciperanno comunque al voto di fiducia", il vero segnale antiparlamentare arriva dai Radicali che "rischiano di seguire un maresciallo sconfitto ed alleato degli invasori".
(Dire)
C’è ben poco da aggiungere. Bersani e Bindi, Franceschini e Concia rivelano assai più di quanto non dicano. Si tenta oggi quello che non riuscì ieri, quando si cercò di portare lo scalpo radicale come garanzia e nella speranza del premio. Si illudono, anche se il loro disegno questa volta può riuscire. Si illudono perché non avranno premio e perderanno ulteriormente credibilità, invece di acquistarla; e proprio agli occhi di coloro che credono in questo modo di conquistare.
Bisognerà un giorno provare a farla la storia – e la raccolta dei documenti – dei rapporti tra radicali e PCI-PDS-PD. A partire da quel lontano, ma ancora così attuale, “duello” tra Marco Pannella e Palmiro Togliatti sul “Paese” nel 1959; e lungo tutti questi decenni fino a oggi: come si cercò di uccidere la Rosa nel Pugno e come si cercò di annichilire i radicali al tempo del “loft”, le umiliazioni inflitte (altro che le strumentali lamentazioni di Rosy Bindi) con i divieti alla candidatura per Marco Pannella o Sergio D’Elia, il no a Luca Coscioni e il Sì ad Antonio Di Pietro; e le mille cose ed episodi noti e meno noti. I radicali sono sì colpevoli, e a tutti gli effetti: colpevoli di non accettare un ruolo subordinato, di essere il partito della legalità, della democrazia, del rispetto delle regole. Il partito che dice quello che fa e fa quello che dice. Il partito che non conosce “sistemi” Penati e neppure “sistemi” Tedesco; che è privo di dalemiane “visioni strategiche”, e neppure può vantare scellerati patti da ladri di Pisa, storie di intese e accordi sottobanco come quelli ottimamente documentati e mai smentiti ne “Il Baratto”. Il partito che non si stanca di offrire un fiore, anche quando sa che in cambio ne avrà un manrovescio; il partito che – diceva Indro Montanelli – odora di bucato pulito: non c’è mai stato un dirigente, un iscritto, un militante che sia mai stato condannato, processato, indagato per reati contro la pubblica amministrazione; in qualsivoglia elenco di “caste”, sia redatto dalla coppia Stella-Rizzo, siano quelli dell’“Espresso” o del “Giornale” non figura mai un radicale. E’ questo che risulta indigesto, è questo che non si può sopportare, è questo che si vuole annichilire? La risposta è: sì, è questo.
A Bersani, Bindi, Franceschini, a tutti loro, così “occupati” dalla e nella meschina contabilità del presente e dell’esistente, si vorrebbe dire che loro offrono una “zattera” di medusiana memoria; i radicali offrono altro: con la Rosa nel Pugno hanno consentito al centro-sinistra di vincere e riuscire a sconfiggere Berlusconi; con Emma Bonino (candidata da loro subita) hanno consentito il trionfo a Roma, dopo la secca sconfitta dovuta alle strategie del terzetto Veltroni-Rutelli-Bettini; e le elezioni per la regione Lazio furon perse solo perché il PD nelle altre province si “occupò”, com’è noto, d’altro, dopo che in una compiacente terza rete era stato costruito in laboratorio il personaggio, fino a quel momento inesistente, di Renata Polverini. E ad averne voglia l’elenco potrebbe continuare a lungo. Forse bisognerebbe compilarlo, a memoria di Bersani, Bindi, Franceschini e di tutti.
Rosy Bindi parla di “umiliazioni”. Una sola cosa sarebbe umiliante: prendere in una qualche considerazione questo tipo di affermazione. In quanto a Bersani: è purtroppo per lui e per il PD, nel solco di una tradizione che viene da lontano. Un’occasione, l’ennesima, mancata. Peccato.
va.vecellio@gmail.com
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