Smettiamo di farci paura: la bomba iraniana non è per domani!
L'articolo che segue è stato pubblicato pochi giorni fa su Le Monde. Rappresenta il punto di vista di François Nicoullaud. La traduzione è a cura di Davide Rocco.
Il Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA), che deve riunirsi a Vienna il 17 e 18 novembre, può congratularsi con il suo direttore generale per il suo ultimo rapporto sull'Iran. Questa minuziosa analisi della massa di informazioni raccolte dagli ispettori dell'Agenzia e dai servizi di una dozzina di Stati, senza dimenticare quelle fornite dallo stesso Iran, permette di passare dalla bassa all'alta definizione nella comprensione degli sforzi iraniani per dotarsi dell'arma nucleare.
Questo rapporto mette in luce un punto cruciale: il programma clandestino d'acquisizione della bomba è già stato interrotto alla fine del 2003 su ordine del capo dello Stato. Ѐ ciò che ripetono dopo diversi anni, ai quattro venti, i direttori successivi dei servizi segreti governativi americani. Ma è possibile, dice anche l'Agenzia, che certe attività si siano prolungate fino a questo giorno. E, infatti, il principale responsabile di questo programma clandestino riappare nel 2006 a capo di un nuovo organismo di ricerca dipendente dal ministero della difesa, quindi a capo di un'università di tecnologia. E secondo indicazioni fornite dall'Agenzia, alcune ricerche sarebbero in effetti riprese sulla messa a punto di un congegno atomico.
La storia degli sforzi della Repubblica Islamica per acquisire l'arma nucleare emerge così in maniera mano a mano più chiara. L'evento scatenante, dopo l'interruzione dei programmi dello Scià, è evidentemente stato la paura di vedere Saddam Hussein, allora in guerra contro l'Iran e sostenuto dal mondo intero, dotarsi della bomba.
Poi, verso la fine della guerra, s'è indubbiamente verificata una trattativa tra le attività di acquisto di combustibile, di produzione di elettricità e di ricerca scientifica, affidate ai civili, e quelle assegnate ai militari, nella fattispecie i pasdaran o "guardiani della rivoluzione": ingegneria di una testata nucleare, sviluppo di un programma di missili in grado di sconvolgere. Sono questi lavori d'ingegneria che hanno subito un colpo d'arresto, o almeno un serio rallentamento, alla fine del 2003.
Una prima conclusione da trarre da questa tabella, ma già la si conosceva, è che la bomba iraniana non è per domani. E, una volta testato un primo congegno, servirebbero ancora diversi anni per adattarlo ai vincoli di un trasporto balistico. Bisogna quindi notare il ruolo-chiave dei pasdaran nella dimensione militare del programma. Ma il loro potere nel cuore dello Stato e l'impenetrabilità delle loro operazioni rendono molto difficile far ammettere ai responsabili civili, come lo chiede la comunità internazionale, tutto ciò che di deplorevole è stato fatto negli ultimi trenta anni. Questo aspetto dei fatti è spiacevole, ma non può essere ignorato se si vuole progredire.
Pressioni e sanzioni
Un'altra lezione: il colpo d'arresto del 2003, posso testimoniare, è il frutto della negoziazione condotta in tal periodo dalla Francia, la Germania e la Gran Bretagna, su iniziativa di Dominique de Villepin, per affinare il programma nucleare iraniano.
Il rilancio nel 2006 di attività di ricerca legate alla produzione di un congegno nucleare coincide, invece, con la decisione degli Occidentali di trascinare l'Iran davanti al Consiglio di sicurezza. Ѐ allora che gli Iraniani, dopo averne informata la comunità internazionale, riprendono le loro attività d'arricchimento dell'uranio, sospese per più di due anni. Durante questi stessi due anni, l'Iran aveva anche aperto il suo territorio ai controlli dell'AIEA e accettato ispezioni senza preavviso. Il dialogo non è dunque stato infruttifero. Esso ha comunque ottenuto molto più della politica di pressioni e di sanzioni che è seguita. Dopo il 2006, in effetti, malgrado sei risoluzioni del Consiglio di sicurezza, il programma di arricchimento iraniano e quello di costruzione di un reattore di ricerca di formato plutonigeno procedono senza intralci, nonostante essi rimangano sorvegliati dall'AIEA .
Ci si stupisce dunque di vedere il governo francese reagire al rapporto dell'AIEA promettendo all'Iran, se esso continuasse a resistere, "delle sanzioni senza precedenti".
Di nuovo, posso testimoniare l'illusione ricorrente che ha permesso che ad ogni ondata di sanzioni si dicesse che quella volta lì sarebbe stata quella buona, che il regime sarebbe finalmente andato a incrinarsi e forse persino cadere. Ma il regime si appoggia al contrario sull'ostilità del mondo esterno per sostenere una legittimità scossa all'interno. E coloro che vivono di questo regime hanno imparato a trarre dal sistema di sanzioni importanti benefici. Tutto ciò a scapito di una popolazione doppiamente schiacciata, sui piani politico ed economico.
Le sanzioni economiche e finanziarie esaminate, lungi dall'essere un'alternativa a scosse, di cui altri sollevano del resto la minaccia, conducono ad esse per gradi. Gli embarghi, ivi estendendosi e indurendosi, si approssimano ai blocchi. Ma i blocchi, nel diritto internazionale, sono già degli atti di guerra. E per non parlare della guerra dell'ombra, di certo guidata da altri, che già miete le sue vittime. Decisamente, l'ostinazione della diplomazia francese a perseguire un cammino di conseguenze incalcolabili e a invischiarvi i suoi partner evoca la formula di Mark Twain: "Per colui che non ha che un martello, tutto prende la forma di chiodi".
Il rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, emesso l'8 novembre, libro di elementi che dimostrano che l'Iran ha perseguito, almeno fino al 2010, dei lavori di elaborazione di una testata nucleare.
Leggi l'articolo originale
Sullo stesso argomento
Ricevi via email
Scelti da voi
- Most:
- Google analytics
- Elezioni: A., B., B2., C., l’antipolitica siete voi (192 volte)
- Aborto, la trappola dell’articolo 4 (119 volte)
- Grillo, l’antipolitica, la giustizia, le carceri, l’amnistia, le dichiarazioni di Napolitano, le riforme istituzionali (119 volte)
- «Napolitano fa bene a tornare a parlare di carcere, ma anche lui deve avere più coraggio» (83 volte)
- Aborto: convegno su applicazione della legge 194 e obiezione di coscienza in Italia (65 volte)
- La giostra dei derivati (56 volte)
- Il metodo Falcone: la verità, mai smettere di cercarla. Intervista con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso (56 volte)
- Carceri: basta chiacchiere, serve l’amnistia (46 volte)
- Perché no a Piero Welby - Carteggio breve (44 volte)
- Terremoto. Imprevedibile, certo. Ma… (44 volte)
