Sicilia, la culla della cultura. Ma quale?
In Sicilia la cultura e la creazione di poli museali, indispensabili per qualsiasi progetto di strategia culturale, passano solo ed unicamente attraverso lo strumento politico dei grigi palazzi di Piazza d’Orleans. E’ una gara a chi deve appropriarsi non solo del titolo meritorio di essere stato l’artefice, finalmente, di un buon risultato ma anche della gestione di tutto ciò che comporta amministrazione.
Più volte siamo rimasti affascinati dalle offerte culturali delle città concorrenti straniere e più volte si sono incrociati commenti che lodavano gli impegni profusi dagli altri e che dimostravano la nostra incapacità a redigere un qualsiasi piano che potesse avere visibilità internazionale, suggerisco ma anche nazionale. Riso, Museo d’arte contemporanea della Sicilia, lodevole proposta nata nel 2004 su iniziativa della Regione Siciliana, del Ministero dello Sviluppo Economico e della Fondazione Biennale di Venezia, con il progetto “Sensi Contemporanei”.
L’impegno profuso da Sergio Alessandro e Antonella Amorelli, coadiuvati dalla direzione artistica di Renato Quaglia, supportati dal lavoro di pochissime risorse ed in sinergia con l’Associazione Amici del Museo Riso (29 soci fondatori, 3 anni di attività), ha fatto sì che si attuasse in questa fase una vasta programmazione, composta da importanti mostre, tutte di altissimo livello. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e sono state rilevate più di 100.000 presenze (dal 2009) facendo così lievitare le quotazioni del Museo stesso e ponendosi nella ristretta cerchia dei poli museali di area meridionale più visitati .
Cosa succede allora? Il management dell’ente avanza richiesta ed ottiene un finanziamento di 12,5 milioni di euro dalla Comunità europea tramite i Programmi operativi del Fondo europeo per lo sviluppo regionale 2007-2013 (i cosiddetti Po-Fesr), risorsa necessaria ed in linea per promuovere i progetti e le iniziative (piano triennale) in relazione anche alla necessità dell’ampliamento funzionale che garantirebbe un miglior utilizzo dello spazio.
Ecco il miracolo, non appena si parla di fondi e di gestione di risorse non ci si misura più su progetti o su programmazioni ma bensì su chi deve amministrare. Quanto sopra è assolutamente in linea con quanto avviene ed è avvenuto in Italia negli ultimi 65 anni, e quindi non deve sorprendere l’improvviso interesse sul Museo in questione che, ricordiamo, con poche risorse è riuscito ad avere visibilità oltre i ristretti confini della Sicilia.
La Sovrintendenza, riattivando un restauro filologico per la sopraelevazione grezza del secondo e del terzo piano del Museo, ha fatto si che “dopo otto anni di attività il plesso museale e' costretto a chiudere battenti in seguito alla chiusura forzata della sede di via Vittorio Emanuele a Palermo" (Adnkronos).
Risultato: la Regione si riappropria del progetto Museo Riso con i fondi già destinati e bloccati nei palazzi del potere. Il perché non si sa. La chiusura del Museo è dipesa quindi non dalla mancanza di fondi ma, al contrario, perché di fondi ce ne sono troppi, decretando così l’aborto di un progetto genuino di un’Istituzione libera, che utilizza realmente risorse finanziarie per lavorare , per sviluppare progetti e per produrre .
Le attività vengono sospese attraverso uno scarno comunicato:
"Il museo e' costretto a chiudere dichiarando oggi la propria impossibilità a proseguire l'attività”, dichiarando così la resa di fronte all’arroganza politica ed ai tortuosi meccanismi di palazzo ed abbandonando un’idea di largo respiro internazionale che poche professionalità avevano donato alla nostra città.
Pensate e riflettete sulla ricaduta nel territorio, nel quale questa Istituzione garantiva una programmazione continua e di alto livello, lodata da grandi successi di stampa e di pubblico. Pensate e riflettete sulla libera Associazione Amici del Museo Riso, nata solo per accrescere la diffusione dell’arte contemporanea in tutta la Sicilia ed i cui componenti sono stati sostenuti solo dalla passione e dalla voglia di diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea in tutta la regione , senza alcuna velleità finanziaria.
Ma perché tutto questo?
Il Governatore Raffaele Lombardo, forse più attratto dalle attività equestri, ha smentito la notizia della possibile chiusura dichiarando: “E’ una sciocchezza, una bufala. Chi ha messo in giro questa vicenda se ne assumerà le responsabilità”.
Dal 13 Gennaio, giorno della manifestazione di protesta, che ha visto tanti palermitani impegnati a dimostrare sensibilità verso il problema legato alla millantata chiusura del Museo, nulla più è successo ed è caduto un preoccupante silenzio sulle attività legate alla vicenda.
Presidente, dimostri alla Sua Sicilia che tutto quanto è una bufala e, dall’alto delle Sue possibilità, restituisca dignità e credibilità ad un progetto di vera e rara cultura, e si faccia garante del consolidamento dell’originaria proposta culturale di cui la nostra città avverte il bisogno e la necessità.
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