Il rischio di essere vittime di un fondamentalismo venato di verde
Si può parlare di un insorgente,e pericoloso, fondamentalismo venato di “verde”, apparentemente progressista, comunque collocato a sinistra? Vorrei essere smentita, ma cominciano a essere tante, e inquietanti, le “spie” di questo fondamentalismo, nei fatti alleato a quello “tradizionale”. Il 18 ottobre, per esempio, la Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza che stabilisce il divieto di poter brevettare medicinali ricavate da cellule staminali; una sentenza che fortunatamente non impedirà la libertà di ricerca scientifica, ma pone “paletti” insensati e assurdi ostacoli.
Non potendo più brevettare i risultati delle ricerche, non vi sarà più interesse a finanziare le ricerche, che rischiano ora un blocco e una paralisi. Le ricerche continueranno nei laboratori di quei paesi dove questi “paletti” e questi ostacoli non ci sono; accadrà che i risultati positivi di queste ricerche, per essere fruibili da un cittadino europeo, da oggi costeranno molto di più. Dunque a pagare saranno ancora una volta pazienti bisognosi e cittadini. Paesi come Cina, Brasile, Corea del Sud, India, Singapore, Stati Uniti, diventeranno i leader di questa ricerca; e l’Europa, ancora una volta starà ai margini, a guardare. Non solo.
Come ha scritto il “Wall Street Journal” la decisione della Corte ricordando che ora:
“le tecniche inventate da scienziati europei che comportano la distruzione di cellule staminali embrionali potranno essere copiate in tutta tranquillità da altri scienziati senza temere di incorrere in violazioni di legge europee sulla proprietà intellettuale e senza dover sostenere alcun costo. Gli scienziati europei potranno proteggere il loro lavoro solo nei mercati extra-europei. La sentenza non contempla infatti i brevetti assegnati in paesi al di fuori dell’Europa…”.
Il dottor Robert Lanza, capo dell’Advanced Cell Technology Inc. nel Marlbough Institute Massachusetts sostiene che “in pratica l’Europa sta esportando la propria ricerca, è una disgrazia”. Ad analoghe considerazioni sono giunti ricercatori e scienziati seri e autorevoli come Elena Cattaneo e Giulio Cossu.
Al di là del merito, quello che colpisce è che tutto sia nato da un ricorso dell’associazione ambientalista Greenpeace, e che in tanti, nell’ambiente progressista, abbiano esultato alla sentenza. Davvero un bel risultato!
Caso isolato? Errore. C’è una direttiva europea (2010/63/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici), che prevede soddisfacenti limiti e vincoli significativi alla sperimentazione degli animali.
Su impulso dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, vengono presentati alcuni emendamenti alla legge comunitaria di recepimento della direttiva che vanno nella direzione di impedire completamente la sperimentazione su animali (scimmie antropomorfe, cani, gatti...) che sarà possibile solo previa autorizzazione del Ministero della Salute sentito il Consiglio Superiore di sanità. Un testo scritto con la collaborazione di numerose associazioni animaliste. Tutto bene, dunque? Non proprio.
Ora delle due, l’una. O decidiamo che abbiamo una comunità scientifica, noi radicali e dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, di ricercatori, di scienziati, da Gilberto Corbellini, a Piergiorgio Strata, da Elena Cattaneo al copresidente Giulio Cossu che sono qualcosa di assimilabile a dei sadici nazistoidi; oppure la loro opinione va tenuta in considerazione, e parlo di persone la cui competenza e serietà è internazionalmente riconosciuta.
Mi pare significativo quanto scrive il professor Giuseppe Remuzzi sull’ultimo numero di “Agenda Coscioni”: “Perché un farmaco arrivi al pubblico servono anni di ricerca ed enormi investimenti…Se per esempio un farmaco è efficace nel ridurre il colesterolo, ma danneggia il fegato, lo si può sapere solo se si sperimenta sugli animali”.
Parlo, evidentemente, anche nella mia veste di presidente onoraria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca: se la tossicità di certi farmaci non si è potuta prevedere, è perché di animali non se ne sono usati abbastanza e nelle condizioni ideali. A proposito le parole di Luca Coscioni di un filo diretto che ho ritrovato su “Radio Radicale” affrontavano il tema della sperimentazione sugli animali e ribadivano che:
"il ricorso a modelli animali ha consentito alla scienza di raggiungere quei risultati straordinari nella cura di molte patologie, che oggi sono considerati come assodati", affermazioni di dissenso nei confronti della vivisezione tout court "hanno un forte connotato ideologico e, come tali, vanno trattate". La sperimentazione sui topi, ovviamente si riferiva alla SLA è una tappa fondamentale nel processo di approvazione di un farmaco per uso umano. Non è possibile eluderla, chi sostiene il contrario ha un atteggiamento prescientifico".
Ho utilizzato invece le parole del Professor Giulio Cossu per motivare il mio voto di astensione all'articolo 16 della legge comunitaria che prevedeva ulteriori limiti all'uso del modello animale per la ricerca scientifica.
Un anno fa un centinaio di ricercatori svizzeri, tedeschi, svedesi, francesi, inglesi hanno affrontato a Basilea le questioni relative alla crescente opposizione relative alla ricerca sugli animali, nell’ambito di una conferenza intitolata “Research at a crosstoads”. Un documento improntato da approccio pragmatico, e spirito laico nel senso più autentico del termine; e credo che questo spirito, questo approccio sia l’antidoto migliore e più efficace contro i fondamentalismi, di ogni tipo e colore.
E' uscita su “Repubblica” del 3 febbraio una bella intervista al filosofo, che è stato anche iscritto al partito radicale, Fernando Savater sul suo libro “Tauroetica”. Il giornalista Matteo Nucci gli chiede:
Crede che in futuro agli animali sia destinata una vita diversa?
«Se questo animalismo diventasse dominante, si realizzerebbe la forma perfetta di protezione degli animali: l’estinzione. E del resto, qual è oggi l’animale perfetto e più conosciuto e amato? Il dinosauro. Sta lì nel nulla. A Jurassic Park, vive una vita magnifica. I veri barbari sono coloro che non distinguono uomini e animali. Caligola che fece senatore un cavallo e uccise centinaia di persone che non apprezzava. Quello era un barbaro. Perché trattava gli uomini come gli animali e gli animali come gli uomini».
Credo inoltre che sia utile e opportuno ricordare quanto ci dicono Gilberto Corbellini e Simone Gozzano, autori di un articolo pubblicato sul “Sole 24 Ore”, “Se la politica scopre l’anima nelle bestie”; è dell’8 maggio 2011. Un intervento su cui credo tutti noi si debba riflettere.
“…L'uso ai fini della sperimentazione è consentito per diverse specie animali, inclusi i primati non umani, purché non siano stati direttamente catturati in natura. In Italia, come da copione, non si sta discutendo delle implicazioni di quella direttiva. Sono state semplicemente espresse ai "massimi" livelli politici e intellettuali posizioni di pura e semplice condanna. Si va dal manifesto sulla coscienza degli animali della ministra Brambilla, sottoscritto da decine di letterati e artisti e dall'oncologo Umberto Veronesi, a una mozione presentata al Consiglio regionale della Lombardia da Renzo "Trota" Bossi, a «testimonianza d'amore e di affetto per tutti gli animali», in cui si chiede che la Regione solleciti il Governo italiano a emanare norme più restrittive in merito alla sperimentazione animale. Tanto per confondere le idee l'argomento viene associato ai problemi sollevati dalla caccia (e perché non la pesca?), alla strage pasquale di agnelli e capretti e all'uso del frustino per governare i cavalli… Chi scrive non è indifferente alla sofferenza animale. Ma nemmeno alla sensatezza degli argomenti usati per giustificarne la riduzione. Nel manifesto Brambilla-Veronesi si dice che «chi rispetta la Vita deve rispettarne ogni forma», soprattutto in considerazione del fatto che «gli animali hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti».
…I firmatari del manifesto usano i termini «vita» e «coscienza» in modo non tecnico, bensì culturalmente generico. Ovvero «politico». Vogliono una società più etica nei confronti degli animali, perché essi ci accompagnano nel cammino della vita. Una posizione apprezzabile. Ma non si può fare a meno di notare che diversi esponenti della maggioranza di governo, colleghi della ministra Brambilla – incluso il papà del Trota – rilasciano dichiarazioni o agiscono per negare a Rom e cittadini extracomunitari alcuni diritti fondamentali e altri invocano la doppietta per respingere umani coscienti su barconi fatiscenti. Inoltre, nel mondo i conspecifici che soffrono per malattie e fame sono miliardi. Sarebbe forse il caso di iniziare applicando seriamente la carta dei diritti dell'uomo, visto che i membri di quella specie sono sicuramente coscienti. Altrimenti si rischia di apparire solo un po' degli snob”.
Mi riconosco in quello che dicono Cossu, Corbellini e Gozzano. La loro è la mia posizione, per questo dico che dobbiamo scongiurare il pericolo di essere, proprio noi radicali, vittime di questo fondamentalismo venato di verde.
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