Direttore Valter Vecellio. 17 ore 57 min fa
Randal C. Archibold

La guerra dei narcos si sposta a sud

06-02-2012

In Messico, scrive Randal C.Archibold su “The New York Times”, la violenza è arrivata in aree un tempo considerate sicure. Secondo gli esperti il cartello di Sinaloa e gli Zetas si contendono il controllo di nuove zone.

La guerra tra i cartelli della droga messicani, che ha insanguinato il confine con gli Stati Uniti, si sta spostando nelle regioni dell’interno e del sud Messico, in zone che fino a qualche tempo fa erano considerate sicure e, secondo alcuni analisti, il conflitto si sta progressivamente espandendo.

Città del Messico non era pericolosa rispetto ad altre grandi città, ma qualche giorno fa sono stati ritrovati due corpi decapitati in un pulmino vicino all’entrata di uno dei più grandi centri commerciali della capitale. Recentemente la violenza delle organizzazioni criminali ha coinvolto anche città come Guadalajara e Veracruz: 26 corpi senza vita sono stati ritrovati nel cuore di Guadalajara a novembre 2011, alla vigilia della più famosa fiera del libro dell’America Latina. A Veracruz, dove a settembre sono stati ritrovati 35 cadaveri, l’intero dipartimento di polizia è stato accusato di corruzione e molti agenti sono stati rimossi dai loro incarichi. L’aumento delle violenze è legato alla lotta per il controllo del territorio tra le due maggiori organizzazioni criminali del paese: il cartello di Sinaloa e gli Zetas.

E’ difficile visualizzare le violenze su una mappa, perché spesso coinvolgono un’are limitata, risparmiando le zone circostanti. Tuttavia, alcune statistiche mostrano nei primi mesi del 2011, un forte aumento degli omicidi nel Distretto federale, lo stato che comprende la capitale ed è l’area più popolosa del paese. “Si è verificato un chiaro spostamento della violenze dalle zone di confine verso gli stati dell’interno”, spiega David A.Shirk, direttore dell’istituto transfrontaliero dell’Università di San Diego, che studia le rotte del traffico di droga. Secondo Shirk è in atto un’inversione di tendenza rispetto a sei anni fa, quando la violenza esplose negli stati del sud per poi spostarsi al nord, seguendo le rotte del narcotraffico. Nell’ultimo anno gli episodi di violenza sono diminuiti lungo il confine, perfino a Ciudad Juarez, considerata la città più pericolosa di tutto il paese. Secondo il governo messicano questa è la prova dell’efficacia della lotta al narcotraffico, ma gli analisti sono convinti che il fenomeno sia legato alla sconfitta di alcune organizzazioni criminali a vantaggio di altre. Secondo Shirk il conflitto si sta riducendo a uno scontro all’ultimo sangue tra il cartello di Sinaloa e gli Zetas, un gruppo estremamente violento formato da ex militari, che ricorre anche ad estorsioni e rapimenti in aree lontane dalle tradizionali rotte del traffico di droga. Il cartello del Golfo è una specie di terzo incomodo, che si limita ad attaccare i rivali sporadicamente.

George W. Grayson, esperto di criminalità messicana, sostiene che gli Zetas siano ormai presenti in 17 stati, tre in più rispetto all’anno scorso. Gli esperti dicono che Città del Messico non può cadere nelle mani dei cartelli: è troppo grande e troppo militarizzata. Tuttavia da qualche tempo anche nella capitale ci sono stati episodi allarmanti. Nelle vicinanze del centro commerciale dove sono stati trovati i due corpi decapitati, uno striscione annunciava che l’omicidio era opera del cartello di Sinaloa, anche se le autorità sono convinte che dietro ci potrebbe essere la criminalità locale. Il governo, sostenuto dagli agenti della DEA (l’agenzia antidroga statunitense) continua a impegnare migliaia di agenti nel tentativo di smantellare le organizzazioni criminali. Ma è sempre più difficile stabilire chi sono i mandanti e gli esecutori degli omicidi. Secondo Grayson, il conflitto sta attraversando la fase di “zetificazione”: la criminalità adotta sempre più spesso i metodi brutali degli Zetas. I clienti del centro commerciale di Città del Messico – nel lussuoso quartiere di Santa Fe – raccontano di essere preoccupati: “Viviamo una situazione terrificante”, spiega Jasia Grinberg, proprietaria di un salone di bellezza “e nel frattempo ci abituiamo a tutto questo”.

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