Direttore Valter Vecellio. 17 ore 6 min fa
Guido Biancardi

Il posto fisso non è noioso è nocivo

07-02-2012

Mi permetto di rendere con noioso il significato del commento letterale di Monti del“che monotonia il posto fisso per tutta la vita” per rinforzare il reale contenuto di un messaggio che è stato da tanti ed in ogni modo distorto, banalizzato, per oscurarne ogni senso e trascinarlo nel cumulo di rifiuti mediatici fatto di semi/ battute e mediocri gag. Insomma per dire che l'appiglio costituito da quella uscita ha potuto alimentare il nulla dei commenti dei talk show” porno- -politicanti”, riempiendo di ignoranti e reazionari brusii il vuoto senza sonno delle possibili ragioni.

Una cosa è certa. Per come l'ho sentita io la frase /inciso del Presidente del consiglio tutto è stata salvo che un'irrisione malevola delle rivendicazioni anti precariato o una gaffe, “come ne facciamo tutti”. Credo che, invece il prospettare altro ad una vita “nel posto fisso” sia un'apertura ad una speranza meno misera che quella di un luogo da cui trarre , sacrificando ogni progetto ed ambizione personale e con esse la propria dignità percepita, un puro mezzo di sostentamento, così di sopravvivenza come di condizione” di privilegio(!?)”.

Il rivedere la rivendicazione del “posto fisso per la vita” non intendeva infatti il lavoro stabile, assicurato da rapporti non precari e subìti e perciò sofferti ,ma l'affermazione che il minimo di prospettiva per” una vita” di lavoro sia costituito necessariamente da qualcosa di non solo sopportato, ma di voluto , richiesto , ricercato , conquistato. Come l'amore di coppia in cui il vincolarsi “al posto fisso” è stato superato dalla possibilità di sciogliere il legame e di costituirne di nuovi.

Lo stesso “posto”, come concetto, fa naturalmente riferimento ad una particolare funzione/postazione che per troppo tempo è stata oltre che per età,per genere, assegnata a giovani ed anziani, femminucce e maschietti. E fuori di lì, per sempre, solo pianto e stridor di denti, o, meno drammaticamente, dolore e spavento, come ne “la terza classe del transatlantico di Guccini”. Solo un destino di mano d'opera- forza lavoro-addetti, addirittura” maestranze”!

Per uscire di lì l'unica via civile è quella dell'aumento del proprio valore individuale e delle proprie ambizioni; solo quello che ha un senso per me , che mi merita e migliora. Ecco l'auspicio.

Direzione di Radicali Italiani

La frase giungeva a proposito, d'altronde, in riferimento alla necessità di prospettare un concreto futuro alle nuove, o prossime generazioni. Ad esse veniva proposta una sovranità sul proprio destino maggiore di quella auspicata dalla fabbrica fordista (brutta o bellissima, ma sempre “insensata“ in quasi ogni gesto, postazione, sequenza, turno predeterminati), per l'uomo o la donna che la devono animare almeno un poco nella sua iperrazionalità organizzativa. Quel che ti renderà insensato.

Una vita ad aspettare che passi il tempo del lavoro-condanna (allo stesso posto sino a nuovo ordine), del tempo “non libero”, per essere restituiti invece ad un tempo di eterna attesa “della stessa minestra”.

Questa non è la difesa pregiudiziale di un personaggio che non ritengo debba assurgere a nuovo profeta, ma un tentativo di raddrizzare una verità variamente distorta ma a senso unico.
L'auspicio che stava dietro alle parole di Monti era anche, invece, che ciò in cui si perde la propria esistenza o la si nobilita, sia il frutto di tentativi resi possibili da una mobilità sociale conquistata e non concessa o contrattata,e non indifferente alla stagioni di vita e di vizio.

Chi si è divertito a buttarla in presa per i fondelli, e, peggio, chi ha gridato allo scandalo ed all'insulto della dignità del lavoratore”, si chieda se, per caso, non fosse almeno possibile che il senso ed il suono di quella frase fossero più melodiosi di quanto non li abbiano voluti intendere. 

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