Direttore Valter Vecellio. 17 ore 13 min fa
Alvarez del Vayo

Nuovi orientamenti del Vaticano

15-02-2012

“Durante tutta la giornata ho continuato a sperare che mi sarei svegliato un giorno e avrei trovato che il Vaticano era stato trasferito a Montevideo, Rio de Janeiro o in qualche altra località molto distante. Se ciò fosse avvenuto, Hitler avrebbe compiuto almeno una buona azione nella sua vita, poiché questo atto avrebbe voluto dire la salvezza dell’Italia. Oggi avremmo una politica interna ed una politica estera veramente nostre. Ci sentiremmo liberi”. Queste parole non sono state pronunciate da un comunista ma da un uomo politico appartenente al partito liberale e se io potessi rivelarne il nome questo stupirebbe gli americani. E’ opinione diffusa a Roma che è il Vaticano a guidare l’Italia servendosi del Primo Ministro De Gasperi, leader del partito democratico cristiano. I miei amici liberali ritengono, tuttavia, che concentrare l’attacco sul fatto che De Gasperi sia un ex bibliotecario del Vaticano e un fedele servitore di questo, significhi dimenticare il nocciolo centrale del problema. In realtà il primo ministro italiano ha fatto del suo meglio quale capo di un governo di coalizione, composto di forze in antagonismo tra loro, ed il suo ultimo discorso all’Assemblea, che ho potuto ascoltare giorni or sono, è stata una sincera professione di fede nella repubblica. Il mio amico sostiene che De Gasperi non rappresenta che un incidente politico: il problema vero e duraturo è il Vaticano.

Nessun italiano antifascista dimentica che nei vent’anni dell’infausto regime mussoliniano questo godé dell’appoggio della Santa Sede. L’11 febbraio del 1929 furono firmati gli Accordi del Laterano che sanarono la frattura tra la Roma politica e la Roma del Vaticano – frattura che risaliva al 1870 – e risolvevano la maggior parte dei problemi finanziari di quest’ultimo. Scriveva Antonio Zischka, uno dei più entusiasti biografi del dittatore: “Da quel giorno in poi il Duce poté contare sull’appoggio, diretto o indiretto, di 336 milioni di cattolici, sparsi in tutto il mondo. Con questo passo…l’intelligente Mussolini rafforzava immensamente la sua posizione sia all’interno che all’estero. Da quel momento la sua politica sarebbe stata difesa da 320.000 sacerdoti, 265.000 religiosi, 400.000 suore e 35.000 missionari disseminati dalla Groenlandia alla Penisola Malacca, dal Giappone all’Africa settentrionale; da 1.578 vescovi, 245 arcivescovi e 35 cardinali; dai nunzi pontifici delle varie capitali del mondo, i quali…rappresentano agenti di incalcolabile importanza”. Il vasto esercito di papa Pio non si dimostrerà probabilmente difensore altrettanto fervente della repubblica italiana!

Alla luce di questi dati era logico attendersi che il Vaticano rimanesse isolato almeno per i prossimi decenni. Ma la logica non è tra le doti precipue dei vincitori di questa guerra. Il Vaticano è uscito dal conflitto più potente di prima, ed è il luogo nel quale si accentrano moralmente le forze reazionarie internazionali. La voce del papa si leva nei momenti più critici: alla vigilia del referendum sulla monarchia in Italia, alla vigilia delle elezioni in Francia, alla vigilia della Conferenza di Mosca. Il Vaticano è riuscito a superare completamente il declinare temporaneo del suo prestigio dovuto al fatto del suo essere stato identificato col fascismo. I dirigenti politici italiani quando si chiede loro a cosa possa attribuirsi il rapido risorgere della potenza politica cattolica, rispondono invariabilmente: “Agli Stati Uniti”.

Con una serie di atti senza precedenti, ispirati quanto quelli di Mussolini, l’attuale papa ha mutato la tradizionale rotta della Chiesa. Da secoli la politica vaticana era orientata verso le nazioni cattoliche dell’Europa; ora invece gli sforzi della gerarchia si concentrano sull’America. Sua santità considera questo paese eminentemente protestante, l’alleato più importante che il Vaticano possa avere nel futuro e, al tempo stesso, la miglior fonte di risorse finanziarie. Questa tendenza si manifestò in modo evidente nel febbraio dell’anno scorso con la scelta dei nuovi cardinali: per la prima volta nel corso della storia il papa dimenticava dei candidati italiani per elevare alla porpora quattordici prelati dell’America settentrionale e meridionale. Ha inoltre nominato prelati cattolici in Jugoslavia, Romania e Germania mentre in passato queste delicate missioni erano sempre state affidate a membri italiani della Segreteria di Stato o del Sacro Collegio. Questi incarichi non mirano soltanto a lusingare l’amor proprio dei cattolici americani ma a creare l’impressione che la politica vaticana è strettamente legata a quella degli Stati Uniti: gli inviati parlano quali rappresentanti della Chiesa e quali cittadini della nazione che è la più forte del mondo.

Gli esponenti anticlericali definiscono e accusano questo servirsi di prelati americani per missioni di carattere diplomatico “un asservimento…alla potenza anglo-americana”. Ma questo asservimento è largamente ripagato: l’appoggio diplomatico dell’America al Vaticano, le strette relazioni esistenti tra Myron S.Taylor, inviato speciale presso il Vaticano, e gli esponenti del Partito Repubblicano nel Senato, e l’influenza magica adoperata dal buon amico del papa, il cardinale Spellman, hanno convinto molti italiani che un’opposizione alla Chiesa significherebbe la fine dell’assistenza economica americana all’Italia.

Uno dei fattori principali che ha determinato questo nuovo orientamento della Chiesa è costituito dalle convinzioni personali del papa: egli ritiene che gli Stati Uniti siano la sola nazione la cui forza può arrestare l’avanzata politica dell’Unione Sovietica. Conscio del fatto che 80 milioni di cattolici vivono nei territori ora compresi nella zona di influenza russa, il Vaticano si è servito di un’esperienza acquisita in più di venti secoli nel suo tentativo di seguire una politica di anticomunismo militante e al tempo stesso di conciliazione verso i vicini della Russia. Ad un esame superficiale non appare evidente che una curiosa strategia a zig zag, ma se questo esame viene approfondito si rivela chiaramente un obiettivo centrale ben determinato: una coalizione cattolica occidentale contro la Russia atea. Pochi italiani, tuttavia, desiderano essere coinvolti in blocchi politici. Il loro paese da anni è un satellite di grandi nazioni: essi desiderano ora un’Italia forte e indipendente che non debba mai più essere adoperata come pedina nel gioco politico delle potenze.

(da “Civiltà moderna, battaglie del pensiero laico”, anno 1, n.1 giugno 1947, direttori Marcello Capurso e Franco Bertarelli)
     

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