Breve storia delle scuole confessionali 2)
Resta ora da porsi una domanda oggi di grande attualità. La risposta a questa domanda servirà a spiegare fino a qual punto, e a costo di quali azioni, i cattolici che oggi sono nella vita politica italiana vogliono fare della scuola una fortezza per sé e per la classe sociale che finiscono per rappresentare. La domanda è questa: se la posizione assunta dalla Democrazia Cristiana per quel che riguarda gli articoli della Costituzione sulla scuola sia una posizione puramente ideologica o una vera e propria posizione di battaglia con quel che una battaglia comporta di azioni concrete, agguati, colpi di mano, armi segrete.
L’onorevole De Gasperi inaugurò il suo primo ministero includendo tra le molte promesse, quella che il suo partito non intendeva porre la questione della scuola e precisò che egli si sarebbe anche adoprato ne nihil varietur. Ma l’espressione, d’un latino probabilmente ispirato, si riferiva, come i fatti dimostrarono ben presto, soltanto al periodo precedente ai dibattiti costituzionali. Peraltro nihil variatum est unicamente alla superficie. Che cosa avveniva sotto la crosta formale?
Tutti poterono constatare quanto interesse la Democrazia Cristiana mostrasse di avere in coincidenza con le crisi ministeriali, alla conquista del Ministero della Pubblica Istruzione. Col secondo governo De Gasperi, questo Ministero toccò, infatti, all’uomo che era in serbo già da tempo.
L’on. Guido Gonella iniziò subito la sua opera per sostanziare convenientemente la formula del ne varietur. Presto si riseppe in tutti i circoli politici della Capitale che il nuovo ministro si era costituito un gabinetto di enorme numero di persone, scelte accuratamente tra fidatissimi iscritti alla Democrazia Cristiana. Da cinquanta a cento persone – tutte addette a far passare attraverso la cruna dei propri aghi le esigenze della scuola – sono poche rispetto all’immenso lavoro che richiederebbe una sana e giusta riforma della pubblica istruzione in Italia; ma sono davvero quello che ci vuole per impadronirsi della scuola così come è oggi congegnata. Tuttavia questo ministero nel ministero non fu sufficiente, o tale non sembrò al Ministro. Questi infatti con un altro buon nerbo di iscritti al suo partito, costituì una Segreteria particolare, la quale fu investita di tutte le più importanti questioni, dopo che ne erano state completamente esautorate le competenti Direzioni Generali.
Quest’ultimo ufficio, che è come un gabinetto di guerra in un governo di tecnici, iniziò subito la sua attività prendendo direttamente quei provvedimenti che per legge o regolamento spettano ai Provveditori agli Studi e alle Direzioni Generali. Ad esempio, il movimento dei Provveditori, che sarebbe spettato alla Direzione Generale del Personale – e che avrà una grande importanza elettorale – è stato fatto dal Ministro con pochi fidati della Segreteria, richiedendo all’ufficio competente cinquanta telegrammi in bianco. I deputati democratici cristiani e non pochi prelati intervennero direttamente presso la Segreteria particolare del Ministro contro funzionari, specie contro Provveditori agli studi, restii alle loro pressioni. Dette richieste hanno spesso trovato protezione presso la attivissima Segreteria e soltanto ispezioni inviate, per gravi scandali denunciati dall’opinione pubblica, nei vari luoghi, riescono ad evitare ingiustizie ed abusi. Al Ministero viene citato il caso del dottor Vito D’Ambrosio, segretario presso il Provveditorato di Padova, il quale era diventato il bersaglio di un deputato e di alcuni prelati della regione.
Quanto alle Direzioni Generali del Ministero, soltanto quella delle Belle Arti è tenuta da persona non legata al Ministero, il professor Ranuccio Bianchi Bandinelli. Ma questi intende ritirarsi dall’ufficio col 1 luglio prossimo. Così l’on. Gonella (nel caso che rimanga ministro) avrà un’altra posizione chiave del suo ministero che non è improbabile affidi ad un suo amico.
Sembrerà strano che di tutto ciò non si sia impossessata l’opinione pubblica. Ma la cosa apparirà spiegabile apprendendo che il segreto d’ufficio viene rigidamente mantenuto dal Capo Ufficio Stampa del Ministero, voluto ad ogni costo dal Gonella, nella persona del Provveditore agli studi Valitutti.
Tuttavia non sempre il rigido revisore di notizie, più che d’ufficio, di partito, riesce nel suo compito. Tempo addietro l’Avanti! Denunciò un fatto veramente singolare e che non sembra possa trovare riscontro presso altri Ministeri. Nella Commissione che deve rivedere i titoli fascisti del personale ispettivo e direttivo delle scuole elementari erano stati inclusi due funzionari, reduci della repubblichetta di Salò dove si erano volontariamente recati. Si narra negli ambienti ancora non democristiani del Ministero che il Capo Ufficio Stampa Valitutti rischiò, dopo la rivelatrice pubblicazione, di perdere il posto. Ma i due commissari repubblichini fanno ancora parte della Commissione per la rimozione dei fascisti.
Non bisogna però dimenticare che il Ministro Gonella, mentre provvedeva ad organizzare rigidamente il suo dicastero, si preoccupava nello stesso tempo di riformare la scuola. Infatti nominava alla chetichella una commissione per la riforma, affidandone la presidenza al prof. Leonardo Severi.
Urgeva anche risanare tutto il corpo degli insegnanti, da quello universitario a quello degli Istituti superiori, inquinato durante il ventennio fascista. Si imponeva la famosa revisione delle nomine universitarie per “chiara fama”. Sono note le vicende che hanno portato alle dimissioni di ventuno su trentasei dei membri del Consiglio Superiore dell’Istruzione, fra i quali il democristiano professor Colonnetti e il cattolico Arturo Carlo Jemolo. Scavalcando con disinvoltura il giudizio del Consiglio Superiore, competente di diritto, il Ministro riconfermava le nomine per “chiara fama” dietro parere delle Facoltà. In una recente dichiarazione alla stampa lo stesso onorevole Gonella ha dovuto limitarsi a dire che “non tutte le nomine sono state confermate”. Ipse dixit.
Si capisce che soltanto faticoso sarebbe, non certo difficile raccogliere e illustrare un congruo numero di episodi di questo genere. Un Gabinetto ministeriale forte di circa cento persone e una Segreteria particolare come quella dell’onorevole Gonella hanno adottato un ritmo di lavoro che evidentemente risponde a un ferreo programma. Il lettore si accontenti comunque degli esempi che abbiamo portati.
Ritorniamo piuttosto per un momento alla persona del Ministro cercando di immaginarlo nel suo gabinetto di lavoro mentre nelle altre stanze, attorno a lui, ferve il lavoro animato dalle sue direttive. Fu in quel gabinetto che il ministro convocò, in occasione del recente sciopero generale, tutti i funzionari del Dicastero e ad essi tenne un lungo discorso sulla scuola e sui doveri del personale impiegatizio che ai suoi problemi si dedica. Sembra che avvicinandosi l’ora normale dell’uscita dagli uffici e nessuno avendo prima di quell’ora, per timore reverenziale, disertato la conferenza, qualcuno si domandasse a che scopo il Ministro avesse scelto quell’occasione per intrattenere i suoi dipendenti.
E’ evidente, tuttavia, che questi episodi si verificano eccezionalmente. La abituale attività dell’onorevole Gonella è dedicata direttamente alla scuola. A parte l’interessamento spiegato recentemente per i professori delle scuole medie tra i quali il Ministro, e ciò è doloroso per lui, ha perduto molti estimatori, ciò che preoccupa il Gonella è la realizzazione del suo programma.
Uno dei cardini del programma del Ministro sembra essere il proposito di incrementare il più possibile l’afflusso dei giovani agli studi. Proposito questo, che negli ambienti privi di malizia presenta il Gonella sotto l’aspetto di un civilizzatore di massa e che, a voler dare un valore all’enorme numero di studenti di ogni disciplina che in questi ultimi tempi ha saturato la scuola italiana, grande fama apporterà a chi di esso ha fatto la propria bandiera.
Secondo alcuni il Gonella vorrebbe con la sua superpopolazione della scuola sanare i deficit che specialmente affliggono le università, molte delle quali sono sull’orlo di un vero e proprio fallimento finanziario. E al benefico scopo sembra indirizzarsi la ferma volontà del Ministro perché le tasse universitarie non siano aumentate; mentre risulta che con opportuno e facile censimento l’aumento potrebbe essere, come suol dirsi, stornato a carico degli studenti ricchi, permettendo ai poveri di studiare, giustamente, a spese dei primi. E’ probabile che l’on. Gonella sia convinto di questa necessità di giustizia scolastica; ma egli, diffondendo la persuasione che, mentre tutto aumenta, la scuola resta a buon mercato, mostra d’essere altrettanto convinto dell’urgenza di fare d’ogni italiano un laureato.
Molto in questo deve aver influito la direttiva dell’on. De Gasperi del ne varietur. Ciò che si rileva anche nella assoluta indifferenza del Ministro di fronte alla sistematica astensione delle scuole private e confessionali dal pagamento dei contributi di legge all’Erario. E qui chi non avesse letto il principio di questa esposizione potrebbe domandarsi che cosa ne pensi, in realtà, il Ministro Gonella della scuola privata, organizzata da Enti religiosi.
Rispondere alla domanda finirebbe, però, col sembrare ingenuo o superfluo.
2) Fine
(da “Civiltà moderna, battaglie del pensiero laico”, anno 1, n.1 giugno 1947, direttori Marcello Capurso e Franco Bertarelli)
Sullo stesso argomento
Ricevi via email
Scelti da voi
- Most:
- Google analytics
- Elezioni: A., B., B2., C., l’antipolitica siete voi (192 volte)
- Aborto, la trappola dell’articolo 4 (119 volte)
- Grillo, l’antipolitica, la giustizia, le carceri, l’amnistia, le dichiarazioni di Napolitano, le riforme istituzionali (119 volte)
- «Napolitano fa bene a tornare a parlare di carcere, ma anche lui deve avere più coraggio» (83 volte)
- Aborto: convegno su applicazione della legge 194 e obiezione di coscienza in Italia (65 volte)
- La giostra dei derivati (56 volte)
- Il metodo Falcone: la verità, mai smettere di cercarla. Intervista con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso (56 volte)
- Carceri: basta chiacchiere, serve l’amnistia (46 volte)
- Perché no a Piero Welby - Carteggio breve (44 volte)
- Terremoto. Imprevedibile, certo. Ma… (44 volte)
