Direttore Valter Vecellio. 17 ore 20 min fa
Valter Vecellio

Lo scandalo dell’Umberto I, le sconcertanti dichiarazioni della presidente Polverini. Come mai lo scandalo scoppia solo ora?

21-02-2012

Dunque: pazienti ammassati lungo i corridoi, nelle stanze e in quella che tutti chiamano la "piazzetta", una zona di passaggio dove il sovraffollamento del Pronto Soccorso diventa più evidente. Non sono pochi, al Policlinico, a definire questa stanzetta "infernale". Appena si entra si hanno addosso tutti gli occhi dei pazienti, stesi su barelle e tutti in attesa di un posto-letto in reparto. Quello che manca sono proprio i letti, e tutti i pazienti, anche i più gravi, stanno su barelle. E’ la realtà che appare a chi varca la soglia del Policlinico Umberto I di Roma. Una situazione comune a molti altri ospedali, non solo a Roma. I giornali ne parlano spesso. Se ci si dà pena di consultare i resoconti sommari, ci si renderà conto che sono decine le interrogazioni parlamentari presentate dai radicali; probabilmente anche da altri gruppi politici. Come mai lo “scandalo” scoppia solo ora? Perché per tanto tempo una situazione conosciuta, denunciata, documentata, è stata tollerata, si è fatto finta di non vedere, di non sapere?

"La sanità pubblica italiana è allo stremo. Il caso verificatosi al Policlinico Umberto I è legato, come altri casi verificatisi di recente, alle ormai sempre più importanti riduzioni delle risorse per la sanità pubblica", dice Luigi Presenti, presidente dell'ACOI, l’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani. La situazione, dice Presenti, "è molto grave e, purtroppo, è destinata a peggiorare ancora se non si interviene rapidamente, ripristinando risorse adeguate per gli ospedali e la sanità. Mancanza di posti letto, insufficienza del personale, blocco delle assunzioni e del turn over sono le conseguenze di una crisi che ha portato ad una politica sanitaria fatta di tagli, spesso indiscriminati. Solo grazie ai sacrifici e agli sforzi del personale sanitario si riesce a rimediare in parte a queste gravi carenze, ma è chiaro che questi sforzi non possono supplire alla mancanza di fondi e strutture adeguate. Chiediamo al Ministro Balduzzi di comporre una delegazione di medici ospedalieri per intervenire immediatamente sulle situazioni più critiche e per stilare un piano di rilancio della sanità pubblica. E' un intervento non più rinviabile”.

Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Per questo lascia sconcertati la dichiarazione del direttore del DEA del Policlinico Umberto I, Claudio Modini: "Sono cose che capitano spesso, purtroppo la scarsità di posti letto è nota, ed è il personale del mio reparto, che lavora con grande dedizione, il primo a pagarne le conseguenze. Se non ci sono letti è inevitabile che la gente sia costretta ad aspettare al Pronto Soccorso, è un tema noto a tutti, e continuando a tagliare certo la situazione non migliorerà. In ogni caso, la donna, in coma da tre giorni, viene assistita al meglio delle possibilità viste le circostanze". E’ una condizione nota a tutti, dice Modini: “Alla Direzione Generale, alla Direzione Sanitaria”. Rileggete, per favore: “Sono cose che capitano spesso…E’ una condizione nota a tutti, alla Direzione Generale, alla Direzione Sanitaria”. Ripetiamolo: come mai lo “scandalo” scoppia solo ora? Perché per tanto tempo una situazione conosciuta, denunciata, documentata, è stata tollerata, si è fatto finta di non vedere, di non sapere?

Ancor più sconcertante quanto dichiara la presidente della Regione Lazio Renata Polverini: "Dalle prime notizie che abbiamo raccolto sembra emergere che la paziente sia stata gestita correttamente essendo stata sottoposta a due TAC, una Ecografia, tre trasfusioni e assistita nel corso della permanenza al Pronto soccorso da un pool polispecialistico di 11 medici". Benissimo hanno fatto i consiglieri radicali alla Regione Lazio a chiedere conto di queste irresponsabili affermazioni di Polverini. Che evidentemente ha deciso di far concorrenza al suo compagno di partito e per sventura della città sindaco di Roma Gianni Alemanno. Una bella gara, questa tra Polverini e Alemanno a chi sta più a galla.

Di ben altro tenore le dichiarazioni del ministro della Salute Renato Balduzzi: “Si tratta di una situazione che non giustificabile in alcun modo". E aggiunge che “non c'è nulla che possa giustificare una tale indegnità: né il sovraffollamento del pronto soccorso per inappropriatezza degli accessi, né le restrizioni di budget connesse con la necessità da parte delle Regioni in piano di rientro, né altre ragioni di emergenza”. Il ministro si è insediato da troppo poco tempo per essere ritenuto responsabile di alcunché. Però ha un dovere, quello di accertare come si sia arrivati alla situazione che oggi è esplosa. E rispondere alla domanda: come mai lo “scandalo” scoppia solo ora? Perché per tanto tempo una situazione conosciuta, denunciata, documentata, è stata tollerata, si è fatto finta di non vedere, di non sapere?

Più in generale: cronica carenza di personale e difficoltà a essere trasferiti in un vero posto letto se si rende necessario il ricovero. E’ la fotografia scattata dal Tribunale del malato insieme all'ANAAO-ASSOMED, il principale sindacato dei medici ospedalieri, attraverso una recente indagine condotta in 70 strutture d'emergenza-urgenza di tutta Italia. Nell’indagine sono stati esaminati per due terzi ospedali del Lazio (35,7%) e del resto del centro-Italia (31,5%), Mentre Nord e Sud sono rappresentati entrambi con una percentuale del 18,5%. Il problema maggiore è rappresentato dalle attese, e dalle barelle aggiunte nei corridoi in mancanza di posti letto. Se per l’accesso al triade si aspetta infatti da pochi minuti a mezz'ora, un codice giallo può essere preso in carico fino a 5 ore dopo il suo arrivo al pronto soccorso, mentre un codice verde può attendere fino a 12 ore. Nell'attesa, spesso, i malati sono costretti a rimanere in piedi. Se infatti le sale d'attesa con posti a sedere sono presenti nel 98,5% dei casi, i posti sono però insufficienti: "Su 24 pronto soccorso – si legge nell’indagine – si sono trovati da un minimo di due a un massimo di 10 malati in piedi in attesa". Mentre chi deve essere ricoverato, nel 37,7% dei casi aspetta più di sei ore per avere un posto letto. Nel frattempo, denuncia il rapporto, le persone vengono sistemate in barelle aggiunte, che sono "in media 5 per pronto soccorso monitorato", con un massimo segnalato di 22.

"Lo ripetiamo anche ora dopo il gravissimo episodio del Policlinico come avevamo affermato per il San Camillo, non sono casi isolati", denunciano congiuntamente l'FP-CGIL e la CGIL Medici, spiegando che "si taglia in modo indiscriminato posti letto ospedalieri ma senza costruire reali alternative sul territorio aperte H24 a partire dalla valorizzazione di tutti i medici convenzionati. Il sovraffollamento nel Pronto Soccorso", scrivono in una nota, "provoca danni anche poco visibili come circa il 7% dei cittadini che torna a casa senza essere visitato, ricoveri in appoggio nei reparti non appropriati per la patologia presentata, rischio di aumento della mortalità per chi ha necessità di terapie intensive, blocco delle ambulanze: solo a Roma nel 2009 sono state ferme al Pronto soccorso circa 200mila ore".

Si suggerisce di prendere esempio dal Regno Unito: "Dove si è concordato che entro 4 ore il paziente deve essere comunque valutato, dimesso o ricoverato. Questo accade nel 90% dei casi, ma a parità di popolazione nel Regno Unito c’è un accesso al pronto soccorso minore di circa un terzo rispetto al nostro paese”. Ministro Balduzzi, a lei la parola, ora.

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