Direttore Valter Vecellio. 17 ore 21 min fa
Mina Welby Gustavo Fraticelli Igor Boni

Risposte a Sergio Romano

21-02-2012

Il signor Sergio Romano non ha capito niente, o meglio, non vuol capire per portare acqua al suo mulino. Luca a parte, che era un combattente in prima linea e ha cercato e trovato Marco Pannella e i Radicali che hanno abbracciato la sua battaglia per la libertà di ricerca, Piergiorgio Welby lo ha seguito, era affascinato da questo giovane professore colpito dalla SLA e ha proposto la sua battaglia per l'eutanasia. Quello che è successo nel 2006 lo ha voluto Welby che non si è fatto frenare nemmeno da Pannella. I Radicali, specialmente Marco Cappato, gli sono stati vicini, rendendogli la sua lotta e la disobbedienza civile possibile. E la nostra, di Piero e la mia, battaglia continua. Sì, l'articolo di Sergio Romano mi ha offesa, come Radicale e come moglie di Welby.
Mina Welby

A livello di persona disabile, a prescindere da strumentalizzazione o meno, rilevo che nell’agire radicale e coscioniano, vi sia una rivalutazione dei nostri corpi o meglio di quello che possono veicolare, in netta contro tendenza ad una continua svalutazione dei nostri corpi fuori standard. Tale disvalore culturale millenario della disabilità ha aggiunto, a livello soggettivo di noi disabili, un'auto percezione molto negativa del nostro corpo e quindi delle nostre persone, che spesso è più deleteria e dura a superare, delle oggettive limitazioni connesse alle nostre disabilità, che, al contrario, grazie a speciali accorgimenti, si possono colmare. Quanto sopra credo che renda evidente, come ogni considerazione sulla supposta strumentalizzazione della disabilità, derivi proprio da quella cultura incentrata sul disvalore del corpo di noi disabili.
Gustavo Fraticelli

Caro Sergio Romano,
in merito all’approfondita analisi sul metodo nonviolento (si scrive tutto attaccato) pubblicata sul corriere del 19 febbraio credo opportune alcune precisazioni che, se omesse, potrebbero rendere plausibile il ragionamento proposto.
La prima è che i Radicali utilizzano l’arma della nonviolenza e il digiuno proprio perché attuano una lotta “asimmetrica di liberazione”. Le armi dell’occupazione dell’informazione del nostro avversario - che è il Regime partitocratico e corrotto di questo Paese - non sono paragonabili con le nostre. In un parallelo, esattamente come Gandhi contro la Gran Bretagna di allora.
La seconda è che il nostro sciopero della fame non è mai ricatto. E’ richiesta di dialogo semmai. E’ denuncia nei confronti di un’Istituzione che non rispetta le proprie leggi. Scrivo questo mentre dal Piemonte decine di noi sono in sciopero della fame per chiedere che la Regione nomini il "Garante dei detenuti" come previsto da una legge da oltre due anni approvata e, fuori da ogni regola democratica, mai applicata. Noi non diciamo “o lo nominate o ci faremo morire”. Piuttosto abolitelo, ma rispettate le vostre regole che chiedete di rispettare ai cittadini. Noi lottiamo perché trionfi la legge, che pubblicamente violiamo autodenunciandoci se la riteniamo sbagliata.
La terza e che lo sciopero della fame, se vogliamo, è una scommessa della vita contro la morte: utilizziamo il nostro corpo, il magrore che appare dopo giorni di digiuno, per dire alle Istituzione che “strage di diritto prefigura strage di popoli”.
Non vogliamo che il nostro avversario abbassi le armi, vogliamo che insieme a noi alzi la bandiera della legalità. E quando abbiamo vinto e abbiamo avuto ascolto, ha vinto l’intero Paese. Così accadrebbe per la patente illegalità violenta che abita nelle nostre carceri dove, se conquistassimo con la nonviolenza l’amnistia, torneremmo nei confini che la nostra Costituzione, da tutti ipocritamente osannata, prevede.
Igor Boni Presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta
 

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