Direttore Valter Vecellio. 17 ore 29 min fa
Gabriele Pepe

Dichiarazione di guerra, non pace religiosa 2)

22-02-2012

“La Santa Sede…dichiara definitivamente ed irrevocabilmente composta e quindi eliminata la Questione romana” afferma il penultimo articolo del Trattato; è la verità, che non poteva essere detta meglio. Il trattato lateranense non ha messo fine a nessuna guerra di religione, non è stata quindi una pace, ma è stato semplicemente la soluzione di una questione politica. La relazione fascista che precede il Trattato affermava: “Con la mancata attuazione della legge sulle guarentigie da parte del Sommo Pontefice, si ebbe questa situazione penosa e in taluni momenti pericolosa: il Capo della Chiesa Cattolica non riconosceva né il Regno, né Roma capitale del Regno d’Italia. Ci furono degli alti e dei bassi delle tensioni e dei silenzi; ma la posizione giuridica non fu mai modificata.

Sempre la Santa Sede proclamò che la legge delle guarentigie non aveva risolto e non poteva risolvere il problema della sovranità visibile ed effettiva del Sommo Pontefice, il Trattato lateranense la riconosceva de facto”. Questo era tutto: neppure l’ombra di una pace dopo una guerra religiosa; e de facto chi oserebbe dire che nell’Italia del dopo il 1861 vi sia stata una guerra religiosa? Dove gli interdetti, dove le scomuniche? Dove incarceramenti di ecclesiastici, chiusure di chiese, leggi speciali? L’Italia dal 1861 al 1929 non ha conosciuto ombra di persecuzioni religiose e, d’altra parte, ad eccezione di qualche esaltato, non ha neppure conosciuto ostilità di ecclesiastici, al nuovo stato di cose. Perciò, si può concludere che il Trattato del 1929 e, di conseguenza l’articolo 7 non hanno messo fine a nessuno stato di guerra; la pace religiosa c’era in Italia e sarebbe continuata ad esserci se la Curia non avesse messo in atto l’ambizioso disegno di asservirsi l’Italia. Il 29 febbraio 1929 e il 26 marzo 1947 è stata dichiarata, realmente, la guerra di religione in Italia: è stato proclamato lo stato confessionale (“L’Italia riconosce e riafferma il principio [che] la Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato”), si impegna a dare il braccio secolare magari nella soluzione di questioni teologiche (“l’Italia…ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale [l’imposizione agli eretici di un dogma è atto di ministero spirituale] la difesa da parte della sua autorità” art.1 del Concordato), si impegna a mettere al bando della vita pubblica i sacerdoti “apostati” come è detto con soave linguaggio da sacrestia; conferma la manomorta (art.30 Concordato); affida al diritto canonico il diritto familiare, l’istituto del matrimonio (art.35); afferma “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della Dottrina Cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica” (art. 26 del Concordato); ma che significa tutto ciò se non l’accettazione dello spirito illiberale del Sillabo e la dichiarazione di guerra al pensiero moderno? Né si venga, ora, a ritorcere contro di noi l’argomento già da noi usato prima: dove è la guerra? Non si venga a ritorcere contro di noi quest’argomento perché sta lì la storia di ventitrè anni di collusione clerico-fascista (guerra civile di ventitrè anni) a dire quante sopraffazioni e ingiustizie sono state consumate ai danni del popolo italiano da chi seppe dividersi la prede con i neri gerarchi.

La guerra è stata veramente dichiarata il 25-26 marzo: guerra agli acattolici cristiani; guerra agli acattolici non cristiani; agli anticattolici. Essi debbono piegare il collo al riconoscimento che la religione dello stato è la cattolica, la quale si esplica nei suoi rapporti con lo Stato, nelle gerarchie cattoliche: queste gerarchie hanno interessi spirituali e temporali in tutto il mondo che non coincidono con gli interessi italiani; bisogna che la coincidenza degli interessi avvenga, e sta avvenendo, a danno degli interessi nazionali. Conquista della scuola è una parola d’ordine cattolica; difesa della scuola è la parola dei laici; che cosa altro è se non guerra al popolo italiano l’attuale politica del ministro della P.I. a tutela e incremento delle scuole private? Perché, prima che la battaglia non sia perduta, non si sollecita un’inchiesta parlamentare sulle condizioni della scuola privata in Italia? Perché non si guardano i programmi e i libri di testo?

Dichiarazione di guerra, adunque, e non pace religiosa. Guerra assai difficile da parte laica: il Vaticano ha dalla parte sua oltre alle forze della religione e della superstizione, gli interessi dei possidenti che hanno avuto paura della Repubblica il 2 giugno ma non ne hanno più ora che essa è difesa dagli Scelba e dai Campilli e dal cinismo del “Popolo”; ha dalla parte sua tanta massoneria (il caso del più vecchio, forse, parlamentare massone accodatosi alla DC è eloquente), ha dalla parte sua gli Alleati, per lo meno gli Americani che se ne servono, si capisce, come i Tedeschi si servirono del Gran Muftì di Gerusalemme; ha dalla parte sua i residui del fascismo e i monarchici, ha tutti i pavidi che costituiscono una gran massa perché, purtroppo, tante sventure ci hanno invigliacchito. E i laici e i non cattolici cosa hanno in loro difesa? La forza della cultura e, per molti, della fede religiosa e la volontà politica di larghe masse popolari che non vogliono tornare indietro. Rieccoci, quindi, al problema che avevamo posto inizialmente; è possibile il progresso senza tolleranza religiosa e con una religione di Stato?

2) Segue.

(da “Civiltà moderna, battaglie del pensiero laico”, anno 1, n.1 giugno 1947, direttori Marcello Capurso e Franco Bertarelli)
     

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