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Maurizio Bolognetti

Caro Don Baccellieri: “Dentro è tutto un altro carnevale”

23-02-2012

La vita ci riserva sempre sorprese, qualche volta piacevoli altre decisamente meno. E stupore è la parola che meglio può descrivere il mio stato d’animo dopo aver letto la missiva inviatami da Don Domenico Baccelliere, che è stato docente di teologia morale presso l’istituto teologico di Potenza.

All’inizio ero incredulo: Don Domenico stava rappresentandomi il suo disappunto per un mio articolo scritto nel lontano febbraio 2007! Guardo il cartoncino ritagliato, mi rigiro tra le mani la busta, e non c’è dubbio: cinque anni dopo Don Baccelliere tiene a manifestarmi tutto il suo sdegno per quanto avevo scritto cinque anni prima in un articolo intitolato “Il fascio lucano parte seconda”.

Vado indietro nel tempo e inizio a ricordare, a ricostruire. Nel 2007 mi ero espresso su un convegno organizzato dall’allora AN dal titolo "Famiglia e società nel nuovo millennio: diritto naturale e ordinamento positivo''. Non ero stato certo tenero, e l’articolo si concludeva con un “Mamma mia che paura!!!”.

Indubbiamente avevo abbondato con i punti esclamativi, ma il clima e il contesto che stavo descrivendo ne avrebbero richiesti almeno trenta.

Membro della Direzione Nazionale di Radicali italiani. Candidato capolista per la Rosa nel pugno alle elezioni per il Consiglio Regionale della Basilicata. Segretario di Radicali Lucani.

Pochi giorni prima, il “Quotidiano della Basilicata” aveva pubblicato un articolo intitolato “Per i potentini le unioni di fatto rappresentano una malattia”, il sottotitolo recitava “Una battaglia di inciviltà”. Il riferimento era ai “Dico”. A inizio febbraio, per le strade di Potenza era stata organizzata una marcia/fiaccolata “Pro vita”. Spulciando nelle cronache ho ritrovato un articolo del quotidiano “La Nuova del Sud” che parla della marcia come di una “risposta all'attività dei Radicali Lucani, che continuano a sostenere la difesa della legge 194 e a "contrastare" il Cav.”
Alla fiaccolata e alla cerimonia religiosa era intervenuto Monsignor Agostino Superbo - oggi vice-presidente della CEI - che aveva rivolto un appello a tutti i cattolici a partecipare alle messe dedicate al tema della tutela della vita.

Insomma, si respirava un clima di linciaggio contro chi da anni stava ponendo la questione del boicottaggio della legge 194, anche con due inchieste che avevano messo a nudo la situazione all’interno di ospedali e consultori. Manganello ed aspersorio, appunto.

Il tutto, sia chiaro, nel più totale e assoluto silenzio della cosiddetta sinistra, compresi quelli con in tasca la tessera della CGIL all’interno dell’Ospedale San Carlo.

Ecco che forse si spiega quel in parte ironico “Mamma mia che paura!!!”. Paura dell’intolleranza, paura dell’assenza di dibattito e informazione, paura rispetto all’impossibilità di poter spiegare, raccontare le ragioni di una lotta. Paura di una realtà che ti “ammazza” riducendoti al silenzio e deturpando la tua immagine.

Sei il nemico da abbattere e non un interlocutore. Incarni un’idea da cancellare, racconti fatti che semplicemente non devono essere conosciuti.

Caro Don Domenico, era questa la paura. Era lo sconforto di chi, pur cercando dialogo e confronto, riceve solo bastonate e pugni nei denti.

Ma ciò detto devo confessare che trovo piuttosto singolare ricevere una risposta cinque anni dopo. Certo, in queste settimane ci siamo occupati di nuovo e ancora del “Caso Claps”, di quel corpo occultato per anni nel sottotetto di una chiesa. Abbiamo ascoltato le voci di chi denuncia silenzi e depistaggi. Abbiamo parlato di servizi deviati, di informative occultate e segreti di stato. L’on. Maurizio Turco ha presentato una interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri per chiedere un’inchiesta sulle attività svolte dal Sisde in Basilicata negli anni ’90, gli anni dei casi Claps e Gianfredi. Un’interrogazione dove riferiamo le parole di un prete che non smette di chiedere verità, Don Marcello Cozzi.

Non voglio fare dietrologie, ma mi limito ad osservare che da tempo ci occupiamo in Basilicata della questione petrolio e che una parte dei fondi del programma operativo Val d’Agri sono destinati all’edilizia di culto. Mi limito ad osservare che la voce della Curia non l’abbiamo mai ascoltata su questo. Mai ascoltata sugli oltre 400 siti inquinati legati alle attività di prospezione petrolifera. Si badi bene, parlo di Curia e non di chiesa, che per me resta ed è la comunione dei credenti e dei fedeli. Magari di credenti in altro dagli ori e da un potere fine a se stesso. Ovviamente ci sono le eccezioni, come quella rappresentata da Don Cozzi, leader di Libera in Basilicata, ma ahimé al momento trattasi di eccezione che conferma la regola.

Nessuna dietrologia, per carità, ma io alle coincidenze non credo. Nei giorni scorsi ho provato a raccontare un altro Sanremo, quello sponsorizzato dall’Eni e che ha visto scorazzare sul palco Rocco Papaleo da Lauria. Stiamo raccontando, e da tempo, un’altra “Basilicata coast to coast” e lo facciamo senza la sponsorizzazione della Total. E di tanto in tanto, mi piace ricordare quel solitario no pronunciato da Giustino Fortunato alla legge Torraca e quel suo definire le leggi speciali “goffe raffazzonature, le quali hanno solo un’attenuante, che è quella di essere ineseguibili meno che nello sperpero.”

No, non farò dietrologia e non citerò Pier Paolo Pasolini, e non dirò con l’autore di “Petrolio” io so: “Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici”.

Caro Don Baccellieri, mi piacerebbe, ma davvero, poter discutere con lei delle pagine del vangelo di Matteo, che poi ci ricorda uno splendido film di Pasolini, girato nella altrettanto splendida cornice del Sasso materano. Vorrei poterle dire parliamone, e le dico che non temo il confronto e il dialogo. Le esprimo tutta la mia gratitudine per l’attenzione che cinque anni dopo ha voluto riservare alle mie parole. Caro Don Baccellieri, non me ne voglia se mi permetto di dedicarle le parole che Ivano Fossati fa pronunciare a Don Chisciotte: “Giro nel mio deserto e fa lo stesso per non scalfire il tuo senso morale. Ma dentro caro il mio ingegnoso narratore, dentro, è tutto un altro carnevale.”
Approfondimenti

Il "Fascio lucano" parte I e Parte II