La verità? Così è (se vi pare). Sfuggente, relativa, varia nel tempo, nei luoghi, nelle circostanze
Già alla seconda scena di “Così è (se vi pare)” Lamberto Laudisi, ma è lo stesso Pirandello che parla, mette a fuoco con queste parole la tesi sostenuta dall’autore: “Io sono realmente come mi vede lei - Ma ciò non toglie, cara signora mia, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la signora qua… Vi vedo affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così”. La verità non esiste o, meglio, non esiste un’unica verità, tutto è relativo, e il titolo stesso della commedia è ampiamente significativo a riguardo.
I fatti narrati si svolgono nell’ambiente borghese di una quieta cittadina di provincia dove il Signor Ponza è venuto a vivere con la moglie e la suocera, la Signora Frola, dopo un terremoto che ha distrutto il loro paesino, nella Marsica. Il Signor Ponza e la moglie vivono in periferia, la signora Frola in un appartamento al centro. Il Signor Ponza impedisce a madre e figlia di incontrarsi; le due donne possono comunicare soltanto con bigliettini che si scambiano per mezzo di un cestino calato da una finestra. La Signora Frola attribuisce questo comportamento all’amore ossessivo dell’uomo per la moglie. Il Signor Ponza afferma, invece, che la signora Frola è impazzita, crede che sua figlia, prima moglie del Signor Ponza, sia ancora viva e, di conseguenza, sta scambiando per sua figlia la seconda moglie del Signor Ponza. Questi soltanto per evitare un trauma alla suocera è costretto a impedire l’incontro tra le due donne.
La situazione è misteriosa e ingarbugliata; tutti, nella ristretta comunità, la vogliono assolutamente dipanare, sono in agitazione, vogliono soddisfare a tutti i costi quel desiderio, quasi perverso, di conoscere i fatti altrui.
La battuta finale della Signora Ponza, che Pirandello vuole in scena con il volto nascosto da un fitto velo, perché la verità che simboleggia non è penetrabile, mette il sigillo tombale alla ricerca della verità da parte delle persone che la circondano e vogliono sapere chi effettivamente lei sia, la seconda moglie del Signor Ponza o la figlia della Signora Frola: “Nossignori. Per me io sono colei che mi si crede”. Si, tutto è relativo e ciascuno di noi vede, e crede, quella che gli appare sia la sua verità; almeno la verità del momento.
E’ inutile cercare “la Verità”: essa non esiste. In uno stesso istante esistono più verità, anche se apparentemente contraddittorie, e ciascuna è coerente in se stessa.
Il matematico Bruno de Finetti, che ci piace ricordare per la sua militanza radicale - fu anche arrestato, per un’ora, nel 1977, con l’accusa di “associazione a delinquere” a seguito della pubblicazione su “Notizie Radicali”, di cui era Direttore, di articoli in difesa degli obiettori di coscienza – nella sua nota del 1937 ‘Luigi Pirandello, maestro di logica’ affermava in proposito: “Nulla potrebbe dare una rappresentazione drammatica più perfettamente aderente al pensiero del matematico che quella dei magistrali lavori pirandelliani in cui ogni personaggio procede sino in fondo colla sua logica allucinante, strumento tagliente e perfetto che tuttavia nulla può sulla logica altrui se è diversamente impostata, a meno che non il ragionamento ma un improvviso barlume dell’anima non sconvolga tale impostazione.”
Molto aderente allo spirito della commedia è la messa in scena di Carmelo Giammello. La scena è dominata da un grosso specchio in frantumi nel quale si vedono riflesse più immagini di uno stesso protagonista, metafora dell’esistenza di differenti verità, esistenza che, come quella delle immagini riflesse, dipende dalla prospettiva, dal punto di vista, in senso lato, di colui che osserva e, a seguito di questa sua osservazione, giudica.
Giuliana Lojodice, Pino Micol, Luciano Virgilio, non lo scopriamo oggi, costituiscono un sodalizio artistico di qualità e di tutta garanzia; gli applausi a scena aperta e quello, lungo, finale suggellano la loro performance. Sotto la guida di Michele Placido ci propongono un’interpretazione della commedia di Pirandello ligia al testo e sostanzialmente fedele all’ambientazione. Una parabola in prosa, la definiva lo stesso Pirandello, e Placido, anche se indugia a marcare certe interpretazioni morbose del testo di Pirandello, si è limitato a spostare nel tempo l’azione, siamo negli anni ’60, e ad attualizzare il linguaggio, volendo rappresentare un ritratto dell’Italia che viviamo. Si chiede, e con lui ci chiediamo, cosa sia la verità, oggi, nel nostro Paese e soprattutto come essa sia rappresentata e ci venga mostrata nella nostra quotidianità. E, allora, il nostro disorientamento di fronte alle tante verità tra loro contraddittorie che ci vengono incessantemente proposte, cresce e si fa angoscia e rabbia.
Teatro: Eliseo
Città: Roma
Titolo: Così è (se vi pare)
Autore: Luigi Pirandello
Regia: Michele Placido
Interpreti
Giuliana Lojodice Signora Frola
Pino Micol Signor Ponza
Luciano Virgilio Lamberto Laudisi
Alessio Di Clemente Consigliere Agazzi
Manuela Muni Amalia, sua moglie
Erika D’Ambrosio Dina, loro figlia
Franco Mirabella Signor Sirelli
Marta Nuti Signora Sirelli
Paola Sambo Signora Cini
Marco Trebian Commissario Centuri
Vittorio Ciorcalo Prefetto
Maria Angela Robustelli Signora Ponza
Fabio Angeloni Vincenzo
Scene: Carmelo Giammello
Costumi: Sabrina Chiocchio
Produzione: L’Isola Trovata
Periodo: 10 – 29 aprile 2012
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