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Simonetta Michelotti

Gerardo Nicolosi: “Risorgimento liberale”. Il giornale del nuovo liberalismo. Dalla caduta del fascismo alla Repubblica (1943-1948)

09-05-2012

Dalla caduta del fascismo (25 luglio 1943) alle prime elezioni repubblicane (18 aprile 1948) l’Italia attraversò uno dei periodi più difficili della sua giovane storia. Un periodo che segnò gli anni a venire. All’indomani della liberazione, Ernesto Rossi per far comprendere a un gruppo di amici l’impronta che avrebbero lasciato quegli anni prese un foglio di carta, lo piegò in quattro e poi disse: «Provate, se vi riesce, a cancellare il segno di questa piega. Non ci riuscirete mai completamente. La piega che avrà l’Italia nei prossimi giorni sarà la piega definitiva e nessuno la potrà cancellare più».

Quel quinquennio vide l’uscita di «Risorgimento liberale» (agosto 1943-ottobre 1948). Da organo di partito (il Pli) la pubblicazione assunse una propria collocazione nell’acceso dibattito politico e culturale dopo il mutismo del ventennio fascista.

A conclusione di un lungo periodo di studio del panorama liberale italiano negli anni post-bellici, Gerardo Nicolosi, docente di Storia dei sistemi politici alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena, ha dato alle stampe nel mese di marzo «Risorgimento liberale». Il giornale del nuovo liberalismo. Dalla caduta del fascismo alla Repubblica (1943-1948), pubblicato nella collana ‘Storia politica’ dell’editore Rubbettino.

Sia per la sua organizzazione editoriale – le questioni politiche erano affiancate a interventi culturali di più ampio respiro – sia per il suo primo direttore, Mario Pannunzio, «Risorgimento liberale» anticipò l’esperienza de «Il Mondo» (1949-1966).

A chi avrà letto nel lontano 1992 l’esaustiva opera di Antonio Cardini Tempi di ferro. Il Mondo e l’Italia del dopoguerra (edita da Il mulino) sarà sicuramente venuta la curiosità di scoprire cosa c’era stato prima. A venti anni esatti Nicolosi ci racconta il prequel.

Le tematiche del trapasso istituzionale, politico e militare alla caduta del fascismo sono state già ampiamente affrontate dalla storiografia. Meno conosciuto il processo con cui si riattivò la libertà di stampa. Nicolosi lo illustra per introdurre il lettore a comprendere in quale contesto Leone Cattani e «i bravi giovani del partito liberale» (come li elogiò Luigi Einaudi) si adoperarono per dare il via all’esperienza di «Risorgimento liberale». La linea editoriale dell’organo del Pli era fare politica nell’ambito del giornalismo secondo quanto scrisse Luigi Barzini jr a Mario Pannunzio: «la miglior propaganda si fa con le notizie e con le notizie esatte che non temono di essere smentite».

Il Pli non uscì indenne dalla fase di ricostruzione interna dopo la caduta del fascismo: dovette difendersi sia dalle accuse di trasformismo politico sia dalle responsabilità imputate all’Italia liberale (che i più identificavano con l’Italia ‘dei liberali’) per l’avvento del fascismo. C’era chi chiedeva dove fossero stati personaggi come l’a-fascista Mario Pannunzio mentre il paese viaggiava con il ‘cadavere (della dittatura) nella stiva’.

Indiscussa invece l’eredità liberale del Risorgimento a cui l’organo di stampa del Pli decise di ancorarsi.

Nell’impossibilità di illustrare tutti i molteplici temi trattati all’interno del giornale, Nicolosi opera la scelta di soffermarsi principalmente sul dibattito relativo alla Costituente, sul neo-liberismo di stampo enaudiano (con l’intervento dello Stato a difesa del mercato e della libera iniziativa) e la poco conosciuta posizione a favore di organizzazioni sindacali finalizzate all’esclusiva tutela del lavoro senza commistioni con i partiti politici.

E a proposito di partiti l’articolo del 23 gennaio 1947, «Il popolo non i partiti» a firma Erasmo (Leone Cattani), evidenziava il gigantismo del Pci (un vasto parco macchine in via delle Botteghe Oscure e ben 26 linee telefoniche): «Risorgimento liberale» denunciava lo sperpero di denaro da parte dei partiti politici, indipendentemente dalla provenienza dei finanziamenti in lire (fondi pubblici, Confindustria, Vaticano) o in valuta straniera. Cattani si espresse a favore dell’abbandono della proporzionale indicata come causa del gigantismo.

Temi che appaiono ancora di estrema attualità!
Se al termine della lettura di «Risorgimento liberale». Il giornale del nuovo liberalismo a qualcuno venisse in mente di scegliere su quale ripiano della propria libreria riporre il lavoro di Nicolosi (storia del giornalismo? storia politica? storia culturale?), consigliamo vivamente di lasciar perdere! A meno di non possederne tre copie, perché potrebbe essere accolto in tutte e tre le categorie. E ciò è un pregio.

Pur fornendo un’ampia quantità di riferimenti e citazioni da articoli dell’organo del Pli, dalla stampa coeva e da un’ampia bibliografia del periodo il quadro che ne emerge è uniforme: la descrizione della galassia liberale e del suo attivismo politico-culturale che si rivelò inversamente proporzionale ai risultati emersi dalle urne del 18 aprile 1948.

Come in altri casi a proposito di quel mondo multiforme che nel secondo dopoguerra fu definito genericamente Terza forza (non potendo essere ricondotto alle prime due forze, Dc e Pci) ci si interrogherà sull’efficacia politica di tanto attivismo intellettuale. E’ auspicabile che un giorno si giunga al superamento della ‘credenza’ che la Storia (con la S maiuscola) sia fatta solo dai grandi movimenti popolari.

Certo è che «Risorgimento liberale» fu vittima del ridimensionamento politico del Pli, nonostante ci si possa spingere a sostenere che il giornale sia stato culturalmente (della cultura politica) più rilevante del partito stesso. Fu forse per questo motivo che il ‘partito dei ricchi’ non trovò (non volle trovare?) i fondi per mantenerlo in vita?

«Risorgimento liberale» rimase così vittima delle tribolazioni del Pli che tra il 1943 e il 1948 uscì indebolito dal dibattito sul retaggio del passato, sulla decisione di aprire la crisi del governo Parri, dal confronto sulla forma di stato (monarchia vs repubblica) e infine dalla nascita del movimento dell’Uomo Qualunque e il Blocco Nazionale.

Ma che il giornale andasse al di là del partito fu dimostrato poco dopo la sua chiusura, quando tanti dei temi liberaldemocratici toccati da «Risorgimento liberale» furono ripresi da «Il Mondo» che iniziò le pubblicazioni nel febbraio 1949.

Con la sua fatica Nicolosi ha ovviato alla mancanza di un’opera dedicata specificatamente a «Risorgimento liberale». Il volume è parte del progetto più ampio di recupero storico e culturale del periodico che ha portato alla digitalizzazione e indicizzazione completa del cartaceo.

Questo aspetto del progetto sarà sicuramente utile per gli addetti ai lavori, mentre il volume risulterà di piacevole lettura anche per il lettore còlto che abbia interesse a comprendere un mondo, quello liberale nell’accezione più ampia del termine, che nell’Italia del secondo dopoguerra è rimasto dapprima compresso (politicamente e culturalmente) tra i due blocchi contrapposti Pci-Dc e poi allo sfaldamento della prima repubblica ha dovuto (e sotto certo aspetti deve ancora) combattere con quella massa politicamente informe che risponde al nome di ‘grande centro’. A ciò si aggiunge l’utilizzo improprio di ‘liberale’, associato a deregulation oppure (peggio ancora) alla difesa di interessi particolari di gruppi circoscritti o privati.

Non crediamo di esagerare nel dire che la difficoltà ad attecchire nella cultura politica italiana di principi (e non ideali, si badi bene!) su cui si fondarono esperienze quali quella di «Risorgimento liberale» sia alla base di alcune storture del ‘sistema Italia’. Sia che se ne condividano le posizione, sia che ad esse ci si opponga, è impossibile negare ai liberali un preciso ruolo all’interno di una sana democrazia.

La lettura di «Risorgimento liberale». Il giornale del nuovo liberalismo” è quindi caldamente raccomandata a chiunque abbia a cuore le sorti del nostro paese, indipendentemente dalla collocazione politica. Sorti all’interno delle quali i media in qualsiasi formato o piattaforma giocano un ruolo importante e che dall’impostazione editoriale di «Risorgimento liberale» possono trarre ispirazione.

* da “Pensalibero”
 

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