Direttore Valter Vecellio. 23 ore 7 min fa
Fulvio Cammarano

Debito e valori

21-05-2012

Il pericolo che l’Europa e il suo drammatico stallo economico possano portare a fondo gran parte dell’Occidente esiste. E’ stato ormai detto da tutti che quella che stiamo attraversando è una delle più gravi crisi dal dopoguerra ad oggi, anche se non sempre però viene sufficientemente rimarcato che una parte considerevole delle responsabilità deve essere attribuita alla politica. Non si tratta solo della evidente sudditanza delle scelte politiche nei confronti di una finanza aggressiva e dilagante al punto tale da imporsi sulle timide e ricattabili classi dirigenti, bensì soprattutto di un limite di personalità e visione delle classi politiche europee.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha imposto la sua linea rigorista, ma tale posizione non ha molto a che fare con l’etica della responsabilità, con il teutonico senso di disciplina, come molti commentatori vorrebbero farci credere. Per la leader cristiano-democratica si tratta, invece, di tirare il più possibile la corda dell’inflessibilità sul debito pubblico, evitando beninteso che si spezzi. Perché questa politica d’intransigenza contro qualsiasi politica di spesa rappresenta per Berlino il sistema perfetto per finanziare, a costo zero, il proprio debito pubblico. Sino a quando questo sarà possibile, cioè sino a quando il mercato tedesco riuscirà ad attutire la ridotta capacità di assorbimento dei mercati europei grazie ad un sempre più esteso raggio d’esportazioni mondiali, Merkel proverà a mantenere ferma in Europa questa sua posizione di vantaggio “monopolista”. L’aria però, come dimostra il clima che si respira nel G8 americano, sta cambiando. E’ ormai sempre più evidente che, nella situazione in cui ci troviamo, le affermazioni di principio, vale a dire quelle sugli eccessi del debito pubblico del passato, sulle favole della cicala e la formica e via discorrendo, non hanno più senso. A un vecchio ed incallito scialacquatore che si è messo in riga e sta pagando i suoi debiti, ma che rischia però nel frattempo di morire d’inedia perché non riesce a far fruttare le sue pur cospicue doti, impedireste, negandogli credito, di fargli aprire un’attività redditizia con cui riprendere quota?

Una persona di buon senso non lo farebbe. Gran parte della crescita mondiale di tutti i tempi ha origine da “debiti” che la crescita stessa avrebbe estinto. Gli eccessi del passato, per cui i governi hanno colpevolmente scelto la strada dell’indebitamento irresponsabile per finanziare il consenso e (in alcuni Paesi) alimentare i privilegi della propria classe dirigente, non implicano che quello sia l’unico modo d’intendere il ruolo del debito pubblico. Quello che è certo, comunque, è che nessuna politica economica rigorista ha mai risolto una qualche grave crisi economica in Occidente. Vuoi che i governanti tedeschi non lo sappiano? Certo che lo sanno, ma al momento non sono interessati a ridurre la crisi, ma solo a trarne vantaggi, cercando allo stesso tempo di farsi passare per difensori di sani principi. Questi però sono tali solo nel momento in cui la teoria si sposa con il pragmatismo. Non fare debiti è un sacrosanto principio, ma farli in modo mirato e consapevole in funzione della crescita economica è un aspetto fondamentale di un equilibrio che riguarda la vita di milioni di persone.

Come sempre, dunque, quando si parla di luminosi quanto astratti valori - in questo caso, quelli del pareggio del bilancio pubblico costi quel costi – si avverte il rischio che dietro quelle belle immagini si stia cercando di imporre subdolamente qualcosa di molto meno limpido. E comunque, anche a prescindere dagli interessi concreti dei tedeschi nel mantenere il più possibile questa situazione e immaginando la Cancelliera unicamente come paladina del suo ideale, potrebbe essere istruttivo che proprio Angela Merkel traducesse per gli altri ospiti del vertice di Camp David quanto il suo connazionale Friederich Hegel, uno che di idealismo se ne intendeva, scrisse nelle Lezioni sulla filosofia della storia: “In mezzo agli urti dei grandi eventi, un principio generale non è di nessun aiuto”.

* da “Corriere Adriatico”
 

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