Cie di Bologna. Una situazione raggelante
La visita al Centro di identificazione ed espulsione di Bologna ha confermato le criticità di un sistema di trattenimento di cittadini stranieri assimilabile a lager di stato. Tra le pessime condizioni della struttura di via Mattei, anche sotto il profilo igienico-sanitario e delle condizioni di vita di chi vi è trattenuto, i Cie si confermano luoghi di tortura e barbarie. E da luglio la situazione è destinata a peggiorare, date le premesse finanziare con le quali i nuovi gestori si sono aggiudicati l'appalto.
L’altra mattina la delegazione radicale guidata dalla deputata radicale Rita Bernardini, insieme ai militanti dell'Associazione Radicali Bologna Arcangelo Macedonio e Gianmarco Bondi, ha potuto verificare il fallimento dell'esperimento Cie e denunciare la pericolosa degenerazione cui può andare incontro il centro dopo l'aggiudicazione della gestione da parte del consorzio OASI.
Oltre alle condizioni in cui sono trattenuti attualmente i cittadini stranieri, infatti, risulta ancora più preoccupante il futuro della gestione del Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Da luglio il centro verrà gestito dal consorzio OASI, che si è aggiudicato la gara d'appalto al massimo ribasso: 28,50€ al giorno a fronte di una base d'asta di 30€ per trattenuto (l'attuale gestore, Le Misericordie, ne spende oggi 69,50).
Come ha ricordato Rita Bernardini, tra i soci di OASI c'è anche Marco Bianca, vicepresidente della cooperativa Alma Mater di Cassibile chiusa a seguito delle sue denunce in parlamento a causa di un processo per truffa ai danni dello Stato e fatture gonfiate per la gestione del centro siciliano.
A fronte di una capienza di 95 persone (45 donne e 50 uomini), all'ultima rilevazione gli “ospiti” della struttura risultano essere 30 donne (la maggior parte di origine nigeriana) e 23 uomini (la gran parte tunisini). Nell'ultimo mese si sono verificate 18 fughe dal centro e un decesso (la causa probabile pare sia overdose), oltre che numerose sommosse.
Il Centro di via Mattei, che dovrebbe consentire gli accertamenti sull'identità di persone rinvenute nel territorio italiano senza documenti in vista di una possibile espulsione, trattiene i cittadini stranieri in condizioni inumane. Raggelanti le condizioni degli alloggi, coi letti sono costituiti da blocchi di cemento. Forti anche le carenze sanitarie: il medico è a disposizione per 18 ore al giorno e non è pagato dall'ASL ma dalla ditta appaltatrice come libero professionista direttamente. Qualora il paziente provenga da un carcere e fosse ivi sottoposto a terapia metadonica, spesso non ha garantita la continuità del trattamento, con evidenti conseguenze. Non è sempre agevole il trasporto in ospedale se necessario. La miseria è tangibile nell'esempio di chi è costretto a procurarsi il vestiario dai rifiuti dove riesce, fortunosamente, a frugare.
La task force promessa dal ministro Cancellieri per il monitoraggio della situazione del CIE non è sufficiente. Finché queste strutture resteranno aperte, serve un impegno più concreto per ristabilire condizioni di trattenimento più umane: quelle di oggi assomigliano vergognosamente a campi di concentramento.
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