Vendita del tribunale di Potenza. Non è l’anno dei “Maya” e Santarsiero rischia di portare il suo Titanic all’affondamento
Nel marzo di quest’anno, grazie a un’interrogazione presentata dall’On. Rita Bernardini, il Ministero della Giustizia è venuto a conoscenza dell’intenzione del Comune di Potenza di procedere all’alienazione dell’edificio in cui hanno sede gli uffici giudiziari del capoluogo di regione.
Con ogni probabilità è sempre grazie alla sopra citata interrogazione che l’amministrazione guidata dall’ing. Vito Santarsiero ha avvertito la necessità di informare via Arenula, trasmettendo a mezzo fax in data 11 maggio 2012 (sigh!) copia del preliminare di vendita stipulato con la Maya immobiliare Srl. Insomma, un atto dovuto, una informazione dovuta che viene fornita in zona cesarini e a frittata quasi fatta.
Con l’on. Rita Bernardini, nel presentare l’interrogazione, non avevamo mancato di sottolineare quanto a nostro avviso l’operazione fosse vantaggiosa solo per il soggetto acquirente e quanto i conti presentati e proposti dal Comune di Potenza fossero poco convincenti.
Nel giudizio amministrativo 207/2012 proposto dal Ministero della Giustizia contro il Comune di Potenza e la Maya Immobiliare srl, il Tar Basilicata ha ravvisato le buone ragioni di chi ha ritenuto di opporsi ad una operazione maldestra, improponibile, impresentabile e illegittima. Gli avvocati dell’Associazione Autonomia forense nel loro intervento “ad adiuvandum” hanno analizzato la vicenda sotto vari profili, demolendo la linea difensiva presentata dall’avvocato del Comune.
Tra gli aspetti emersi nel corso della Camera di Consiglio anche la violazione degli art.1 e 2 della legge 392/1941. Di fatto una clamorosa smentita di quanto affermato dall’ing. Santarsiero, che ha più volte sostenuto che l’esorbitante canone di locazione concesso alla Maya dovesse essere pagato dal Ministero. Ma, ahimè, parliamo dello stesso sindaco che aveva detto di aver gestito le cose in maniera “trasparente”.
Gli avvocati Montagna, Pinto, Petrullo e Delli Colli hanno voluto sottolineare la violazione del buon andamento dell’amministrazione e dei principi generali dell’ordinamento giuridico, oltreché l’illogicità e l’irragionevolezza degli atti posti in essere dall’amministrazione comunale. Non sappiamo quali saranno gli ulteriori sviluppi di questa vicenda, ma a tutti gioverà ricordare l’art. 138 del D.LGS 267/2000 che recita: “Il Governo, a tutela dell'unita' dell'ordinamento, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, ha facoltà, in qualunque tempo, di annullare, d'ufficio o su denunzia, sentito il Consiglio di Stato, gli atti degli enti locali viziati da illegittimità.”
A marzo ci eravamo permessi di suggerire al Sindaco Santarsiero un ripensamento. Con Rita Bernardini avevamo suggerito al primo cittadino di recedere da un’operazione a perdere, in cui da un lato si decide di svendere un immobile a destinazione d’uso vincolata e dall’altro si concede all’acquirente un canone di locazione fin troppo generoso.
Purtroppo l’onorevole ritirata non c’è stata e Vito Santarsiero rischia di portare il suo Titanic all’affondamento. Nell’auguraci che almeno questa volta il primo cittadino del capoluogo di regione voglia suggerire ai suoi “orchestrali” di interrompere la musica, ci permettiamo di chiedergli se oggi ripeterebbe ancora alcune delle dichiarazioni pronunciate in pubblico e diffuse in comunicati stampa. Credimi Vito, avevamo puntato sulla tua capacità di ascolto.
Una vicenda, questa della vendita del Tribunale di Potenza, dove per una volta sembra prevalere lo Stato di diritto. Una vicenda che chissà perché mi fa venire in mente una nostra risposta a quella “prepotente urgenza” invocata e poi dimenticata: “Si, signor Presidente, ma di diritto, diritti e democrazia”. Rincuorato da questa decisione del Tar, adesso oso sperare che arrivi un segnale forte da parte di quello stesso Palazzo di Giustizia oggetto del contenzioso tenutosi davanti al Tar. Un segnalo forte sulla situazione di assoluta illegalità del carcere di Potenza. Dopotutto dicono che in questo paese, afflitto da una atavica bancarotta della giustizia, vige l’obbligatorietà dell’azione penale.
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