Per rispondere a Francesco (Pullia)
E’ probabile, anzi sicuro, che ci si renderà responsabili di un ulteriore colpo e ferita a Francesco Pullia e a quanti condividono il suo “sentire”; ed è altrettanto probabile, anzi sicuro, che ci si macchierà della stessa tracotanza (o forse anche di più), di quella che si rimprovera a Maria Antonietta (“l’on.Farina Coscioni”, come ostentatamente Francesco la chiama). Del resto Francesco non ne sarà sorpreso: in privato gli ho comunicato che il suo intervento – che non condivido né nella forma, né nella sostanza – sarebbe stato pubblicato, e seguito da una replica di dissenso.
Su “Notizie Radicali” nelle settimane passate abbiamo ospitato una quantità di interventi sulla questione relativa alla sperimentazione animale; nella “casa” radicale convivono posizioni diverse, spesso opposte; spiace solo, semmai, che questo dibattito e confronto si sia sviluppato solo su “NR”, che non ci siano stati altri spazi e luoghi dove si sia sviluppato; e che tanti che pure avrebbero potuto assicurare dei contributi interessanti, se ne siano astenuti; avranno avuto senz’altro validissimi motivi per farlo, il pratico risultato è che ci hanno orbato della loro riflessione.
Per venire al merito. Non si condivide l’intervento di Pullia per lo stile e la forma, che certo sono quelli che ognuno ha, e ritiene di avere; però quando una compagna a cui tutti noi dobbiamo qualcosa diventa “l’on.” (e con ciò evidentemente si intende marcare un confine, una separazione, un confine), questo è un brutto segno, sintomo e spia di un qualcosa che lascia intendere assai più di quanto non appaia. Quali che siano le posizioni che esprime Pallia sulla sperimentazione animale o altro, ai nostri occhi resterà sempre Francesco; e nessun dissenso ci impedirà di riconoscerne la genuinità e l’onestà del suo dire e fare.
Naturalmente non è solo questione di “on.”. “Colpevole” di pensare come pensa, e dirlo, ecco che Antonietta diventa tracotante; perfino insensibile, non avverte “la responsabilità “di nonviolenza, libertarismo, antidogmatismo e ragionevolezza, una storia che fu degnamente incarnata da una battagliera esponente, ahinoi messa di proposito nel dimenticatoio, come Adele Faccio”. Con la prima tessera radicale in tasca anno 1972 (c’era ancora la donna col berretto frigio), un’obiezione di coscienza integrale alle spalle, qualche marcia antimilitarista, e un po’ di storia libertaria vissuta in corpore vili, se mi permetto di essere sostenitore della libertà di ricerca scientifica e sperimentazione animale, come mi giudicherà Francesco, per questo? Anch’io dimentico di Adele Faccio, che esibisce come un totem, quasi che gli altri che sulla questione hanno idee e opinioni diverse non abbiano incarnato e non incarnino anche loro “nonviolenza, libertarismo, antidogmatismo, ragionevolezza”? E per capirci: un’Emma Bonino che ci par di capire abbia in merito opinioni più vicine a quelle di Antonietta che a quelle di Francesco, per questo sarà violenta, liberticida, dogmatica, irragionevole?
Per non parlare della ridicola notazione relativa a presunte fatwe che Antonietta avrebbe lanciato. Semmai, e se proprio vogliamo discutere di verbale violenza, è esattamente il contrario: quando Francesco gli si può mostrare un corposo repertorio di messaggi, sms e mail con insulti, offese e qualche minaccia; nessuno (dico nessuno, neppure tu!) che abbia emesso un suono per condannare quel vero e proprio linciaggio mediatico.
Francesco parla di Green Hill come di un lager. Su che base e quali informazioni? Ha mai visitato quell’allevamento? Oppure fa come quel simpatico ex veterinario collaboratore del “Giornale”, che tempo fa ha dedicato sei colonne a spiegare che Green Hill è un lager, e nella settima ammette di non averci mai messo piede, e che le sue informazioni risalgono ad altri allevamenti, di svariati anni fa? Inoltre converrebbe usare con maggiore appropriatezza e cautela le parole. Lager (o gulag se si preferisce), sono cose precise: Treblinka, Dachau, Bergen-Belsen, Buchenvald, Auschwitz, Vorkuta... Lasciamo che sia una Brambilla a usare con tanta sconsideratezza questi termini, non banalizziamo così luoghi di sterminio di massa, per favore. A Green Hill come in altri allevamenti sono andati, senza averlo prima concordato, i carabinieri; non vi hanno trovato nulla che non fosse conforme alla legge, che in Italia è piuttosto rigida e rigidamente applicata. Dunque parlare di lager è suggestivo, “colpisce”; ma fuori luogo.
Suggestivo, e “colpisce” inoltre il deliberato mescolare sperimentazione animale con vivisezione. Francesco, lo sai che sono due cose diverse; lo sai che la vivisezione non è consentita e praticata. Lo sai che la sperimentazione animale si pratica osservando rigorosi protocolli. Lo sai che si continuano a mostrare filmati e fotografie vecchie di decenni, che non hanno alcuna corrispondenza con la realtà; lo sai che anche quelle fotografie esibite anche nel corso della manifestazione (oltre diecimila, dici. Ma dai!) erano, sono, falsi: non si riferivano né a Green Hill né ad altri allevamenti. Ripeto, lasciali, lasciateli alla Brambilla questi “argomenti”.
Ecco poi una perla questa sì, che trasuda di dogma: “…nonostante siano state ormai scientificamente dimostrate la fallacia, l’inutilità e la barbarie della sperimentazione animale”. Ah sì? E una simile, inappellabile affermazione, su cosa poggia? E davvero, da Ignazio Marino a Silvio Garattini e Umberto Veronesi, da Gilberto Corbellini a Piergiorgio Strata a Giulio Cossu e tutta la comunità di scienziati e ricercatori che con fiducia e speranza si è stretta attorno all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca, è composta da profittatori assetati di denaro, che speculano e ingannano?
Ad ogni modo, tutto si può dire, come ti consenti di dire; mi paiono corbellerie, ma esiste anche una libertà di esprimere corbellerie, fanne e fatene l’uso e l’abuso che credi e credete. Però risparmiatevi e risparmiateci, Francesco, passaggi come quelli su Luca…L’educazione mi impedisce di dirti la reazione che mi hanno suscitato. Ma, credo, puoi ben immaginarla. Ciao.
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