Direttore Valter Vecellio. 7 ore 54 min fa
Matteo Angioli

Appunti di uno sciopero della fame e della sete per l’amnistia 4)

25-06-2012

Queste note sono una sorta di piccolo diario che ho tenuto quando, un anno fa oggi, Marco Pannella cominciò un altro sciopero totale della fame e della sete con l'amnistia per obiettivo. Accettò il ricovero fin dall’inizio dell’iniziativa nonviolenta presso la clinica della “Nostra Signora della Mercede”, per essere tenuto sotto controllo costante come suggerito dal dottor Claudio Santini. In clinica ci passò quattro giorni, senza cibo e senz'acqua. Questo è il racconto del primo, il 20 giugno 2011. Si tratta dello sciopero che attirò l'attenzione dei vari leaders politici italiani e che culminò con la proposta del Presidente del Senato, Renato Schifani, di organizzare il convegno "Giustizia! In nome della legge e del popolo sovrano", che si sarebbe tenuto il mese successivo e in cui il Presidente Giorgio Napolitano parlò della ormai nota, e tuttora inevasa, “prepotente urgenza”. Su “Notizie Radicali” del 20, 21 e 22 giugno sono state pubblicate le prime tre puntate. Oggi la quarta.

23 giugno 2011, giovedì

La quarta giornata inizia alle 7 con un prelievo del sangue. Mentre l'infermiere raccoglie i suoi strumenti e i flaconi, accendo “Radio Radicale” per la rassegna stampa di Massimo Bordin. Gli articoli che parlano della battaglia in corso sono aumentati, ma non c’è un vero salto di qualità. L’unica vera e bella eccezione è “il Manifesto” che dedica la prima pagina “Le loro prigioni” e l’intervista di Eleonora Martini all’iniziativa nonviolenta “La lotta di Marco: amnistia per l’Italia”.

La mattina trascorre tra la lettura di giornali e le telefonate. Appena finisce “Stampa e regime”, Marco telefona a Gianni Letta per chiedergli “se può dirottare Silvio Berlusconi al suo capezzale”, sulla strada di Ciampino da dove decollerà per Bruxelles. Intanto si misura la pressione: 120/70 sdraiato, per 79,4 kg. Poco dopo apprendiamo che Berlusconi è già in volo per Bruxelles. Facciamo mettere da parte 20 copie del “Manifesto” e nell’attesa che succeda qualcosa Marco si riaddormenta. Mentre dorme arrivano le telefonate dell’“Ansa”, che vorrebbe mandare un fotografo in clinica per mostrare gli effetti del digiuno, di “Sky” e di “Un giorno da pecora” che vogliono intervistare Marco.

Alle 11 qualcuno bussa alla porta della camera, è il cardiologo. Svegliamo Marco. Mentre lo visita, il cardiologo chiede con aria mista tra lo scettico e il rassegnato perché nessuno faccia alcunché per tentare di risolvere l’annoso problema della giustizia in Italia. Inizia una breve conversazione sui danni provocati dalla partitocrazia, e col passare dei minuti lo scetticismo del cardiologo per l’iniziativa sembra dissolversi. Intorno a mezzogiorno chiamano anche Corradino Mineo e Filippo Ceccarelli per una telefonata d’incoraggiamento il primo, per un’intervista a repubblica.it il secondo. Mezz’ora più tardi ci chiamano dalla reception per annunciare Gianni Letta. Scendo alla reception e Letta è in piedi, solo. E’ venuto ad effettuare una visita a sorpresa “per dimostrare l’interessamento del governo”. Marco gli espone ragioni e richieste della sua lotta e molto cortesemente Letta registra e saluta dopo neanche 15 minuti. Dopo un’ora circa arriva la telefonata di Claudio Santini per comunicare i risultati delle analisi del sangue di stamattina. La funzione renale e la pressione sono le condizioni che più preoccupano. La creatinina (1,47) e l’azotemia (52) sono cresciute di circa 10 punti. L’ematocrito è a 41.

Componente del Comitato nazionale di Radicali italiani.

Sono le 15. Sono venuti in visita Rosy Bindi, Raffaele Bonanni e Angelo Bonelli, ciascuno per portare la loro solidarietà e cercare di dissuadere Marco dal proseguire. Alle 15,30 telefona il presidente del Senato, Renato Schifani. Marco ascolta con fare grato e stanco le parole lusinghiere e impegnate del presidente, e quando questi lancia l’idea di tenere un convegno con il patrocinio del Senato, al Senato, sul problema della giustizia e della condizione carceraria in Italia, ha un sussulto. Le agenzie annunciano l’avvenuta conversazione tra Schifani e Pannella. Marco sembra soddisfatto dal passo proposto dalla seconda carica dello Stato.

Arrivano velocemente le 16, e Filippo Ceccarelli entra con un operatore per registrare un’intervista. Si presenta con un modellino di Ape Piaggio che porta il numero 50 sulla fiancata. Ha tentato di contare gli scioperi fatti da Pannella e dice di essere arrivato a 45 circa. Da qui il numero 50, una forma di buon auspicio per quelli che verranno.

Alle 17 Ceccarelli ci saluta e Marco si corica nuovamente. Gli chiedo se voglia finalmente interrompere almeno la sete, date le numerose visite ricevute e la telefonata con Schifani. Dice che ci sta riflettendo, ma non ne è ancora sicuro. Però dice che vorrebbe tornare a casa e questo è sicuramente un buon segno. Inoltre, lasciare l’ospedale significa non solo riprendere a bere, ma anche essere libero di partire l’indomani per Tunisi, dove c’è da ultimare la preparazione del Consiglio Generale del Partito. Nel frattempo infatti Niccolò Figà Talamanca ha continuato a lavorare all’organizzazione dell’evento a Tunisi.

Alle 19,30 Marco riceve l’ultima visita della giornata del professor Santini, che certo non reagisce positivamente all’idea di volare in Tunisia. Dopo un’abbondante mezz’ora, Marco ha deciso: si torna a casa dove, poco dopo mezzanotte o l'indomani molto presto, interromperà lo sciopero della sete riconoscendo la volontà politica espressa dal presidente del Senato e le reazioni di alcuni esponenti politici.

Preparo la valigia, un medico offre un passaggio a Marco, ma lui preferisce chiamare un taxi. Lentamente scendiamo e aspettiamo 5 minuti nel cortile della clinica. Il tassista si ferma al cancello, non entra. Allora gli vado incontro pregandolo di entrare e raggiungere l’entrata. Vedendomi, domanda: “sono qui per Pannella, ma è Pannella il politico?”. “Sì” rispondo. “E’ solo o c’è qualcuno, perché ho sentito che sta male”. “Sì non si preoccupi, c’è qualcuno...”.