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Emanuele Rigitano

Legge elettorale: perché non si fa e quali soluzioni possibili

25-06-2012

Facciamo il punto sulla legge elettorale. Il Porcellum non piace quasi a nessuno, poi qualcuno dice che basta qualche piccola modifica, qualcun altro che va anche bene così. Però nessuno è riuscito ancora a trovare lo spunto per cambiarla veramente questa legge elettorale, nonostante 1.200.000 firme raccolte per abolire la legge elettorale a firma Calderoli. Quel referendum aveva come obiettivo il ritorno al Mattarellum, la legge elettorale in vigore dal 1994 al 2001.
Il Partito Democratico votò in assemblea interna il doppio turno alla francese. In Parlamento però propose prima un sistema misto, in parte con collegi a doppio turno, in parte proporzionale a livello provinciale, in parte proporzionale nazionale con sbarramento al 5%. Una roba simile al modello ungherese, più o meno.

Poi si è passati ad un sistema in parte su collegi ma non uninominale e in parte a piccole liste a livello "provinciale", con però sbarramento nazionale al 3% (modello proposto da Stefano Ceccanti, senatore Pd); in realtà lo sbarramento effettivo diventa il 5 (c'è anche la variante di Salvatore Vassallo, anche lui parlamentare democratico).

Durante le elezioni amministrative, forse anche per la crisi del Pdl e per il successo del Movimento 5 stelle, Bersani torna a proporre il doppio turno. Il Pdl, tramite l'immarcescibile Berlusconi, dopo qualche giorno si sveglia e fa un aut-aut: doppio turno solo con semi-presidenzialismo. Improvvisamente, a meno di un anno dalle elezioni, una riforma costituzionale da fare in fretta, dimenticandosi dei casini che ha l'Italia, in un frangente in cui quel che serve innanzitutto è cambiare la legge elettorale, poi si vedrà sul resto.

Persino l'Udc sembrava aprisse sul doppio turno, ora non si sa più che pensa Casini, che ambisce al sistema proporzionale tedesco, accontentandosi anche del modello elettorale delle province, oppure aggiungendo le preferenze. Di Pietro e Italia dei Valori prima erano per il doppio turno, ora vogliono tornare al Mattarellum.

Questa è la situazione, nonostante tutto non trovano l'accordo. Qui le soluzioni che si possono trovare sono multiple.

Si potrebbe mantenere l'attuale legge e fare le primarie obbligatorie per le liste e la posizione nelle liste bloccate; però servirebbe una riforma costituzionale per cambiare il Senato per il rischio di maggioranze diverse rispetto alla Camera. Si potrebbero inserire le preferenze, soluzione non ottimale ma temo meglio della situazione attuale.
Si potrebbe quindi proporre il modello Sindaco d'Italia, un po' come nei comuni, anche qui ci sarebbero le preferenze però.
Si potrebbe optare per il modello delle province, basato su collegi ma con ripartizione proporzionale e premio di maggioranza. Non è uninominale ma ogni persona deve fare campagna in un determinato collegio e non raccogliere voti dovunque e a qualsiasi costo.
Si potrebbe tornare al Mattarellum (come previsto dalla raccolta firme), però risolvendo il problema dello scorporo, che favorisce le liste civetta per un meccanismo che non sto qui a spiegare ma che premia i furbi. Si può tentare di trovare una maggioranza, anche contattando singoli, sul doppio turno alla francese, se è vero che a Fini va bene, al Pd va bene, ai radicali va bene, riconvincendo Di Pietro e sperando che la sparata di Casini sul Corriere della Sera fosse convinta e non con chissà quali scopi.
Infine c'è il modello proposto da Stefano Ceccanti, che metterebbe fine al concetto di alleanza, in cui ogni partito si presenta da solo, in cui hai uno sbarramento nazionale ma anche uno territoriale, in cui la prima forza (in parte anche la seconda) viene avvantaggiata su tutte le altre, senza però garanzie di maggioranza assoluta. Se con tutte queste opzioni non riescono a trovarne una vuol dire che sono degli incapaci e che allora quello che la gente pensa di loro alla fine ha un fondo di verità

C'è, infine, il modello da me proposto, uninominale con voto di riserva opzionale, magari prevedendo 50 seggi proporzionali con sbarramento al 2% (al 2% prendi un seggio, al 4 ne prendi 2...).
 

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