Direttore Valter Vecellio. 10 ore 15 min fa
Valter Vecellio

Brillante operazione antidroga a Vallo della Lucania, detenuto in fin di vita a Cagliari. Tre significative “non notizie”

02-07-2012

Conviene, come sempre, cominciare dalla notizia. Siamo a Salerno, più propriamente a Vallo della Lucania, dove la locale tenenza della Guardia di Finanza è mobilitata, come riferisce un comunicato che – s’immagina – sia il frutto di una pensosa e non meno faticosa elaborazione - “nell’intensificazione dell'attività di prevenzione e repressione alla produzione e all'utilizzo di sostanze stupefacenti”, attività, si ha cura di precisare, “predisposta e coordinata dal comando Provinciale di Salerno”, e dunque con i crismi e l’avallo della superiore autorità.

E vediamo in cosa si è concretata questa attività, attingendo sempre dal comunicato, che è davvero impagabile, per la sua forma più che per il contenuto; e chissà, forse vi è stata una sottile perfidia, nel redattore d’agenzia che ha pensato bene di metterlo in rete così com’era, senza alcuna sua mediazione (ma qui, forse, si è generosi, accreditando una perfidia frutto di un calcolo e di un ragionamento; molto più probabile che il tutto sia frutto “semplicemente” di una pigrizia redazionale, in questo caso salutare, dal momento che il comunicato rivela assai più di quello che dice).

E per tornare all’attività della tenenza dei finanzieri: grazie all’occhiuto e vigile controllo del territorio (o più probabilmente, in virtù d’una spiata), è stata scoperta “una piantagione di marijuana occultata in un vigneto nel comune di Moio della Civitella”. Le fiamme gialle, si legge, “a seguito di indagini e controlli del territorio, hanno eseguito una meticolosa perlustrazione in una zona con vigneti e altre colture”.

Cosicché “è stato sorpreso un uomo mentre irrigava una piantagione di marijuana, composta da sette piante alte circa due metri, abilmente occultata in mezzo alle coltivazioni. Successivamente sono state eseguite delle perquisizioni nell'abitazione e nei terreni di proprietà dell'uomo, nel corso delle quali, in una rimessa agricola in località San Francesco, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro circa sette grammi di marijuana. Le piante sequestrate, rigogliose e ben sviluppate, avrebbero permesso di ottenere circa dieci chili di sostanza stupefacente che, sul mercato illecito, avrebbero fruttato un guadagno di alcune migliaia di euro. Il responsabile è stato arrestato, in flagranza di reato, con l'accusa di produzione di sostanze stupefacenti”.

Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Dunque: sette piante, sette grammi sequestrati (curioso questo ripetersi del sette), possibile guadagno di alcune migliaia di euro… Quanto alla persona arrestata niente è dato sapere: giovane o vecchio; con precedenti al riguardo, o per altro reato, consumatore in proprio o già segnalato come spacciatore. E’ però stato arrestato, perché colto con le mani nel sacco, “in flagranza di reato”.

Quasi nelle stesse ore, le agenzie di stampa informavano che la polizia penitenziaria, nel 2012 ha condotto quasi un centinaio di operazioni antidroga all’interno delle carceri: “Nelle carceri italiane - sotto i riflettori per la drammatica emergenza del sovraffollamento - si combatte quotidianamente una battaglia nascosta e poco nota: quella contro lo spaccio di droga. Un impegno significativo, che si inserisce in un contesto di numeri che danno il senso delle dimensioni del problema. Sugli oltre 66mila detenuti presenti negli istituti italiani 26.550 scontano pene per reati legati allo spaccio e al consumo di stupefacenti e il 30% dei detenuti entrati in carcere del 2011 sono tossicodipendenti”.

E’ in sintesi quanto pubblica il periodico “Le due città”, una rivista della Polizia penitenziaria. Si apprende così che “oltre al problema della gestione dei detenuti tossicodipendenti, gli agenti sono impegnati in controlli capillari, per evitare che la droga entri in carcere. Tra gli arrestati per droga, in base alle statistiche, ci sono infatti anche molti spacciatori, che coltivano l’idea di usare la detenzione per far fruttare i propri traffici illeciti e trasformare il carcere in una redditizia piazza di smercio. Il lavoro degli agenti è supportato dall’Unità cinofila della Polizia penitenziaria che, dopo un esperimento fortunato nel carcere di Asti, dal 2001 ha trovato un impiego regolare. Difficile quantificare la droga sequestrata, ma si tratta comunque di cifre di un certo rilievo. Un dato dà idea dell’entità degli stupefacenti immessi in carcere in un anno: oltre 6 chili sequestrati a Le Vallette di Torino. Si tratta prevalentemente di marijuana, hashish, cocaina ed eroina. Ma anche droghe sintetiche, tra cui il subutex, destinato alla disintossicazione dalla dipendenza da oppiacei. Se è facile identificare i momenti in cui accentrare i controlli, all’ingresso e nei colloqui con i parenti, è però impossibile stilare un elenco dei metodi utilizzati per fare entrare la droga in carcere. I controlli all’arrivo sono effettuati dagli agenti sulle persone e sugli oggetti portati dentro, così come ovviamente su tutti i visitatori a ogni colloquio. Ed è proprio al momento dell’arresto che si configurano due situazioni-tipo: la droga ingoiata per nascondere le prove, che in questo caso viene segnalata alla polizia penitenziaria; ma c’è chi si fa arrestare proprio per spacciare in carcere, avendo ingerito gli ovuli di sostanza stupefacente prima, e dunque senza che la polizia ne sia a conoscenza. Ma poi metodi utilizzati dai detenuti per fare entrare la droga sono davvero i più disparati: si va dal nasconderla nelle parti intime o in bocca, e poi scambiarla attraverso il bacio, all’uso vario della corrispondenza, i francobolli, fogli da lettera sovrapposti o cartoline imbevute di liquido contenente droga, fatte asciugare e che poi rilasciano la sostanza messe a mollo in un recipiente. Ancora, la droga può “viaggiare” nascosta nelle suole delle scarpe o cucita nei bordi degli accappatoi, o in alimenti, come riempiendo e poi richiudendo un’arancia, incidendola nella parte centrale, o nelle ossa della carne, per esempio di agnello o maiale. E non si risparmiano i bambini, spesso usati come ‘corrieri’ con la droga nel pannolino.
Un caso per tutti, quello del carcere di Frosinone, che, pur essendo di piccole dimensioni, ha una percentuale altissima di detenuti per droga, fino al 55%. Lì il lavoro della Polizia penitenziaria ha dato vita a un’indagine complessa, conclusasi con 14 ordinanze di custodia cautelare
”.

Questa rassegna di notizie “non-notizie” si chiude con una storia che si sta consumando nel carcere di Cagliari: dove è recluso un detenuto 66enne, costretto in sedia a rotelle, che da un mese rifiuta cibo, ed è, riferisce “La Nuova Sardegna”, in fin di vita.

La denuncia viene da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’Associazione “Socialismo Diritti Riforme”, particolarmente attiva sul fronte carcerario: “Destano preoccupazione le condizioni di salute di un detenuto ricoverato nel Centro Diagnostico Terapeutico di Buoncammino. Si tratta di un uomo di 66 anni, originario di Suelli, con un grave handicap motorio che lo costringe su una sedia a rotelle, si astiene dal cibo per protesta da oltre un mese”.

Per oggi fermiamoci qui, non c’è neppure bisogno di commentare. Spiegazioni sì, quelle dovrebbero essere date. Ma l’esperienza fa credere che ancora una volta le nostre domande e i nostri interrogativi resteranno senza risposta. E anche questa, a ben vedere, è una risposta.
 

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