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Igor Boni

Lettera aperta al ministro della Giustizia Paola Severino

02-07-2012

Dedico questo spazio alla pubblicazione di una lettera aperta al Ministro della Giustizia che ho ricevuto dal Sig. Sandro Franciosi, detenuto nel carcere di Saluzzo (CN), nella quale si denunciano fatti gravissimi relativi al Sig Roberto Talarico, che meritano certamente un approfondimento e una risposta. Se tutto quanto denunciato fosse confermato saremmo nuovamente di fronte ad episodi inaccettabili per uno stato di diritto e per una democrazia. Ma come si sa, in Italia lo stato di diritto e la democrazia devono ancora essere conquistati. Partire dalla situazione carceraria e dalle violazioni che giornalmente vi sono è doveroso; i Radicali lo hanno compreso da decenni. Le altre forze politiche purtroppo – a parte le dovute eccezioni di singoli – del tema carcere fondamentalmente se ne disinteressano. - Igor Boni

Le scrivo per cercare di offrire un contributo, all’insegna della ricerca di verità e giustizia, con riferimento al gravissimo caso del Sig. Talarico Roberto, che dopo aver trascorso un periodo di detenzione nel carcere di Alba, per parte in regime “d’isolamento” punitivo, è finito in coma e con la salute del tutto compromessa. Stava scontando una condanna a 14 mesi di reclusione per eati, cosiddetti, minori. Una storia difficile alle spalle, tossicodipendente, gravi problemi di salute, evidenti patologie di carattere psicologico: non serviva una perizia psichiatrica per capire; si percepiva, attraverso le sensazioni, a vista d’occhio, come si suol dire. Con esperienze e formazione educativa diverse, non sarebbe certo incorso nella droga e nel carcere.

In regime “d’isolamento” nella sezione Transito dell’istituto albese per via d’un litigio con il compagno di cella. Quella maledetta cella, sovraffollata, non regolamentare, che in origine avrebbe dovuto ospitare una sola persona.

La comunicazione ufficiale dell’Amministrazione penitenziaria è stata “caso di legionella”. Quella ufficiosa, interna alla prigione: “legionella, era un drogato anche malato!”.
Dietro la parvenza di un caso, già per se stesso gravissimo, di legionella, si cela un quadro complesso, all’interno del quale sono palesi delle omissioni, responsabilità, superficialità e, soprattutto, “fretta” di chiudere la questione.

All’inizio di gennaio 2012, circa, Roberto fu trovato per caso da un altro detenuto: era riverso a terra, privo di conoscenza, si era addirittura defecato addosso e, particolare molto strano, evidenziava segni di contusioni sul viso che era pieno di sangue.

Giunta Radicali Italiani – Presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta

Attualmente è stato scarcerato con provvedimento “veloce” del Magistrato di sorveglianza, è a casa sua, a Rivoli (To), in coma, distesosu un letto senza un polmone (gliel’hanno asportato), sopravvive attraverso una particolare intubazione che lo induce a respirare e nutrirsi artificialmente.

Bene, anzitutto inizio con il domandare: da quanto tempo si trovava in quelle condizioni e come mai il sangue e le contusioni sul viso. E’ stato trasportato all’ospedale solo la notte del giorno dopo a distanza di circa 24 h dal momento in cui fu rinvenuto, perché questo ritardo?
All’interno del “Consiglio di disciplina”, l’organismo attraverso il quale s’è disposto l’isolamento coatto, non doveva, per legge, esserci un medico che assicurasse che la salute fisica e mentale gli avrebbero consentito di “reggere” l’isolamento, la dura sanzione coercitiva che si può tradurre in “costrizione nella costrizione”. Ebbene, è stata rispettata la procedura del medico! E se sì, perché è stata eseguita la sanzione dal momento che Roberto era malato? Per legge non doveva anche essere costantemente, adeguatamente monitorato, sia in termini di “sorveglianza” e sia rispetto alla salute? Cos’è successo? Anche perché una persona già malata, sottoposta a forte stress emotivo e fisico va incontro ad un aggravamento e anche, come in questo caso, ad essere più esposta di altre ad infezioni come legionella. Se a ciò aggiungiamo un clima dove qualcuno (legato ad un ruolo di potere) suggestiona, condiziona arbitrariamente e negativamente tutta una serie di persone e iniziative, compreso il consiglio di disciplina, a questo punto al quadro possiamo anche inserire una bella cornice.

Concludendo, credo che questa vicenda meriti una riflessione: punire una persona con l’isolamento per via di un litigio con il compagno di cella, dove la promiscuità, le tensioni e l’esasperazione sono la la conseguenza dei 3 m2 di spazio calpestabile a testa, che senso ha!
Tutto ciò cosa centra con il trattamento rieducativo a cui sono connesse le sanzioni disciplinari; non ci troviamo forse di fronte all’illegittimità di una procedura che viene esercitata solo per cercare di “addomesticare”, suggestionare psicologicamente e attraverso la coercizione esseri umani, piuttosto che rieducarli: alla faccia del senso d’umanità e della civiltà.
E Roberto è stato, purtroppo, stritolato da questo sistema fuorilegge.

Cordialmente

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