Giovedì la Cassazione sui fatti della Diaz. In ogni caso, una sconfitta…
Domani i giudici della Corte di Cassazione pronunceranno il loro verdetto sui fatti accaduti a Genova alla scuola Diaz nei giorni del G8. Sono trascorsi “solo” undici anni, da quei fatti. Undici anni da quello che è stato – non c’è altra parola per definirlo – un massacro. Quella notte, la polizia fece irruzione violentissima dentro la scuola dove dormivano i manifestanti, il pretesto alcune coltellate a degli agenti che non ci sono mai state; a quell’irruzione seguirono brutali e immotivati pestaggi: che evidentemente furono voluti, programmati, organizzati.
Domani i giudici della Corte di Cassazione stabiliranno se le condanne inflitte a venticinque poliziotti che quella notte hanno avuto ruoli di protagonisti e di gregari sono giuste o no.
Domani quale che sarà la sentenza che verrà emessa, sarà comunque una sconfitta. Perché ancora sono tanti gli interrogativi che attendono risposta, i misteri su quei tre giorni di luglio; oggi disponiamo di una copiosa documentazione che non teme smentita, testimonianze, sentenze, ricostruzioni, da cui si ricava che Genova, nei tre giorni del G8, venne messa a ferro e fuoco da una minoranza – i cosiddetti black bloc – se non con la collusione, almeno con la colpevole passività delle forze dell’ordine; sappiamo che la successiva repressione venne indirizzata e incanalata non tanto contro i responsabili dei gesti di violenza, quanto su inermi manifestanti che erano nel loro pieno diritto di esprimere il loro dissenso, come appunto chi venne sorpreso e massacrato alla Diaz; furono preparate e mostrate prove di colpevolezza, le bottiglie molotov, per esempio, false, fabbricate ad arte; e molti dei manifestanti condotti nella caserma di Bolzaneto, furono poi sottoposti a sevizie e torture.
Sarà una sconfitta perché la decisione che verrà presa dai giudici della Cassazione comunque non riguarda i vertici di quella catena di comando su cui cade la maggiore responsabilità per quei fatti, e che consentirono che accadesse quello che è accaduto: che quella scuola dove dormivano i manifestanti diventasse – la definizione è stata data da uno dei poliziotti finiti sotto processo – una “macelleria messicana”.
Sopratutto sarà una sconfitta perché sono trascorsi undici anni da quei fatti. E condanna o assoluzione che decidano i giudici della Cassazione, dopo undici anni non è giustizia.
va.vecellio@gmail.com
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