“Ascoltare il dissenso” è utile, ma senza scorciatoie pericolose
Alessandro Tessari, già parlamentare prima comunista (72-79) poi radicale (79-92) e attualmente docente di filosofia della scienza fra Padova e Friburgo, torna a rispolverare un suo antico cavallo di battaglia: dare una rappresentanza al “non-voto”, lasciando vuoto un certo numero di seggi parlamentari, in proporzione a quanti abbiano sbarrato sulla scheda elettorale un simbolo speciale, non corrispondente a una lista ma recante la dicitura “scheda bianca” oppure “voto nullo” o simili. Un’astensione attiva, insomma, che si traduce in una pari riduzione dei parlamentari. Ne parla in un libello scritto a quattro mani con Ester Tanasso, avvocato e cultrice di diritto pubblico all’Università del Molise: “Ascoltare il dissenso – Come la scheda bianca può ridurre il numero dei parlamentari” (Mimesis Edizioni, 100 pagine, 8 euro). Il saggio viene presentato stasera, giovedì 5 luglio, alla Camera dei deputati (Palazzo San Macuto, via del Seminario 76) alla presenza di vari parlamentari di ogni schieramento politico.
Diciamo subito, evitando ipocrisie e giri di parole, che la tesi di Tessari non ci convince, per vari motivi.
Innanzitutto, il sistema della rappresentanza parlamentare funziona tanto meglio quanto più “un” eletto è rappresentante di “un” territorio, necessariamente limitato nell’estensione e nel numero degli abitanti/elettori. Questo sistema dei collegi uninominali, in vigore in Gran Bretagna e in Francia, è di gran lunga preferibile a quello di grandi collegi e lunghe liste di candidati. La proposta Tessari-Tanasso è tipicamente concepita per quest’ultimo sistema, mentre con i collegi uninominali non avrebbe alcuna efficacia, a meno di non immaginare che gli elettori che sbarrano il simbolo “voto nullo” raggiungano la maggioranza relativa, ipotesi non realistica e assolutamente non auspicabile, perché significherebbe lasciare quel collegio (territorio) privo di rappresentanza.
Secondariamente, questo sistema creerebbe un’evidente distorsione – disparità di trattamento - nell’ambito della vasta area dell’opinione pubblica orientata a non scegliere: chi non va a votare non conta nulla, chi lascia la scheda immacolata non conta nulla, chi invalida la scheda in qualche modo non conta nulla... mentre chi sbarra coscientemente il simbolo “scheda bianca” produce l’effetto di lasciare vuoti alcuni scranni a Montecitorio. Non sembra un gran risultato. La prima parte del saggio si dilunga ad analizzare il crescente distacco fra parlamenti e opinione pubblica che sta strangolando le democrazie, distacco evidenziato – fra l’altro - dall’aumento di coloro che non vanno a votare. Nulla lascia pensare che l’attenzione a una quota particolare di questa area (che dovrebbe sbarrare il simbolo “scheda bianca”) possa aiutare il sistema democratico-rappresentativo a sintonizzarsi con la massa assai più vasta che mostra disaffezione al momento elettorale. Diminuire il numero dei parlamentari sarebbe una ben magra soddisfazione, per questi elettori. I problemi della società e dello Stato resterebbero intatti.
I due autori insistono molto sul fatto che alcune forze antipolitiche stanno pericolosamente dilagando. Tessari in particolare ricorda di avere avanzato questa proposta in funzione antileghista, nel lontano 1991: “Se mi avessero dato retta allora, il fenomeno Lega sarebbe stato fermato!” sostiene. Ora, a parte il fatto che i sistemi elettorali non si riformano contro questo o quel partito ma per assicurare la governabilità del sistema, siamo proprio sicuri che con l’adozione del metodo Tessari la Lega non si sarebbe affermata? La questione settentrionale, in tal caso, chi l’avrebbe rappresentata? Forse i “deputati assenti”, dai loro seggi vuoti? Suvvia...! Lo stesso Tessari ora ammonisce: “Il fenomeno Grillo è pericolosissimo, l’adozione della mia idea potrebbe depotenziarlo”. Questa convinzione, per quanto in perfetta buona fede, obbliga a ripensare a Machiavelli e alla sua “eterogenesi dei fini” come teoria fondativa della scienza politica moderna. Oggi gli elettori del Pdl e del PD sono sicuramente fra i più delusi, mentre i giustizialisti di Di Pietro e gli “antipolitici” di Grillo i più incazzati. Se i moderati accettassero l’offerta politica di Tessari e gli estremisti – abilmente manovrati dalla Casaleggio & Associati – si manifestassero nei loro istinti vendicativi, avremmo un Parlamento dominato dai populisti e un governo di demagoghi, contrastato dal silenzio di un’opposizione consistente in numerosi scranni vuoti. Una soluzione non proprio brillante.
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