Fieri di Beltrandi
Cosa fa solitamente la sinistra tradizionale, quando le sue manovrine burocratiche e partitiche falliscono e resta con un pugno di mosche in mano? Butta merda sui Radicali, ovviamente, illudendosi così di depistare l’opinione pubblica – soprattutto la propria base – con la scusa del solito capro espiatorio “venduto al nemico”. Come durante i giorni della fiducia a Berlusconi: ricordate l’aggressione a Pannella? E lui che gridava: “OH, ABBIAMO VOTATO CONTRO...!” ma niente da fare, piovevano insulti, sputi e ortaggi.
Lo stesso è accaduto nei giorni scorsi con la vicenda del CdA Rai. Proviamo a ricostruire. Cinque mesi fa il deputato radicale Marco Beltrandi pone alla commissione parlamentare di vigilanza il problema del metodo di scelta dei nuovi membri. Da notare che l’esame delle candidature – a vari livelli – è il sistema normalmente praticato in tutti i parlamenti del mondo. Per capirci, i giudici della Corte suprema negli Stati Uniti sono nominati dal Presidente, ma devono passare al vaglio del Congresso, dove vengono sottoposti a un autentico “terzo grado” da parte dei rappresentanti, con un fuoco di fila di domande incalzanti, volte a verificare non solo il livello di preparazione, ma anche le convinzioni del candidato su determinati argomenti. Anche i Commissari europei, pur indicati dai governi, devo passare al vaglio del PE (Rocco Buttiglione ne sa qualcosa :-))))).
La proposta di Beltrandi non viene accolta, il presidente Zavoli e il PD dicono che è assolutamente impossibile... fino al 6 giugno, quando inopinatamente scoprono che un radicale può anche avere ragione. Così, a fronte dei numerosi CV che giungono alla Commissione, lo stesso Zavoli dichiara... che non c’è più tempo per esaminarli. In pratica, il PD fa di tutto per boicottare l’iniziativa. Lega e Italia dei Valori, dopo aver giurato solennemente che mai e poi mai avrebbero votato un CdA Rai con lottizzazione partitocratica, votano la lottizzazione. A una riunione del PD, presente Bersani, Beltrandi annuncia che non intende partecipare al voto, ma nessuno fa una piega. Solo tre ore prima che si riunisca la commissione qualcuno si accorge che questo voto sarebbe stato determinante. Ma determinante... per cosa? Il cattolicissimo Enzo Carra, che solo in questa legislatura ha cambiato tre partiti, è approdato all’UdC ma mantiene quell’incarico di segretario della commissione che, sulla base dei regolamenti parlamentari, spetterebbe al PD. Nulla da ridire? Nulla. Sostituire, che so, Carra con Beltrandi come segretario? Non se ne parla neanche. “In pratica – spiega il deputato radicale – il PD ha regalato all’UdC la “golden share” in Commissione di vigilanza”. Dopo varie votazioni a vuoto e la sostituzione di un membro del Pdl incerto con un altro ligio alle direttive, la maggioranza di centro-destra riesce a prevalere.
Ecco allora che Repubblica, l’Unità e altri, invece di chiedere conto al PD della sua condotta e delle sue miserie, scagliano contro Beltrandi un’incredibile serie di falsità. Per non parlare della lettera di “Se non ora, quando?” a Emma Bonino, con la quale le si è chiesto di fare pressione su Beltrandi affinché votasse “una donna”: tutta da ridere, ha avuto da Emma la risposta che meritava. Cari amici e compagni del PD, prendetevela con voi stessi, con la vostra mediocrità e insipienza, con le vostre malintese furbizie, con i vostri calcoli sbagliati. “Noi rivendichiamo la nostra lotta, tuttora in corso. Beltrandi è l’eroe positivo di una vicenda desolante” dichiara Pannella e anche questa volta occorre riconoscere che ha ragione.
“Io sono fiero di essermi opposto alla lottizzazione” rivendica Beltrandi con rigore. Noi che gli siamo amici, che ben conosciamo quanta serietà e impegno si celino dietro quella sua aria perennemente trasandata e un po’ goffa, siamo fieri di lui. Fieri, con lui, di essere Radicali.
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