Direttore Valter Vecellio. 1 giorno 11 ore fa
Luca Comellini

Monti, ecco le nostre 5 riforme che hai dimenticato di inserire nella tua “spending review”

13-07-2012

Difesa e Sicurezza: 5 riforme necessarie e urgenti che permettono risparmi e tagli alle spese superflue. Il decreto legge 95/2012 è arrivato sulle porte dell’aula di Palazzo Madama con un eco di commenti e il fragore di un terremoto, ben più potente di quelli che hanno devastato l’Aquila e l’Emilia. Il decreto legge voluto dal governo Monti è stato capace di abbattere l’italica “sufficienza” e il classico “speriamo che io me la cavo” ora vaga smarrito, incredulo di tanto coraggio, mentre medita convenienze politiche o possibili ribaltoni.

Eppure che questa “spending review”, o come si dice “revisione della spesa”, andava fatta. Noi lo sappiamo da tempo, come sappiamo da tempo che la partitocrazia ne ha sempre negato la necessarietà e forse, un po' per opportunismo un po per incapacità nel fare di chi regge le sorti del paese o fa richiami dall’alto del colle, siamo arrivati al 2012.

Se nel 2009, appena costituito il Pdm, sostenevamo che per quanto riguarda le questioni della Sicurezza e della Difesa era necessaria una completa revisione finalizzata alla razionalizzazione e all’efficientamento dei Comparti, sia dal punto di vista dell’organizzazione e delle spese, ma ancora prima della questione del diritto e dei diritti, della legalità e della trasparenza, oggi non possiamo che ribadirlo con la differenza che quella “revisione” non solo è ritenuta necessaria, ma addirittura divenuta parte integrante del programma di un governo di tecnici.

Eppure, di tanto in tanto, a questo Governo dobbiamo ribadire - e quindi lo faccio volentieri ancora una volta - quali sono le nostre proposte in termini di riforme necessarie ed urgenti e i tagli a spese che sono superflue per quanto riguarda la Difesa e la Sicurezza: volendo partire dalla questione più semplice noi riteniamo che l’estensione diritti sindacali ai militari comporterebbe risparmi sicuramente maggiori dei 5,2 milioni €./anno che rappresentano la spesa per “foraggiare”, attraverso il meccanismo delle indennità di missione, le attività (o gli interessi o i caffè) dei delegati della rappresentanza militare che di fatto è una sorta di “sindacato giallo” senza quindi nessun potere reale. Le organizzazioni sindacali se sostengono i lavoratori con le quote del tesseramento, i Cocer, Coir e Cobar delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza invece li mantengono i contribuenti con le loro tasse. Verrebbe da domandarsi “ma questi militari manco le tutele sindacali si vogliono pagare da soli?”, ma questo è un altro discorso che implica ragionamenti sulla “democrazia” e sull’esercizio dei diritti che fino ad oggi non hanno trovato alcuna attenzione da parte dei vertici militari che ritengono l’argomento una minaccia per se stessi e per l’istituzione democratica forse peggiore della guerra (non ho detto dittatura?).

Molte volte abbiamo puntato il dito su alcuni aspetti economici della retribuzione dei militari, ma non di tutti. Infatti la permanenza delle norme di cui solo noi ne chiediamo l’abrogazione e che sono quelle riferite all’ausiliaria e ai richiami in servizio permetterebbero di ottenere risparmi valutabili annualmente in 352 milioni €. L’ausiliaria in realtà è una posizione che permette a un ristrettissimo numero di militari di percepire una cospicua indennità per 5 anni in aggiunta alla pensione purché questi assicurino all’amministrazione la loro disponibilità in caso di richiamo in servizio.

Come l’ausiliaria che appare anacronistica se messa in relazione al processo di revisione (riduzione) dello strumento militare, anche le indennità “antiesodo” corrisposte ai piloti militari e ai controllori del traffico aereo e, per militari e poliziotti, la corresponsione del trattamento economico dirigenziale al compimento rispettivamente di 15 e 25 anni servizio, a prescindere dal grado gerarchico rivestito, non hanno più alcuna ragione di esistere. Queste regalie furono introdotte negli anni 2000, le prime nel pieno della fuga – appunto dei piloti e controllori – verso le compagnie aeree e l’ENAV che in quel tempo garantivano stipendi sicuramente più vantaggiosi di quelli militari, le seconde per compensare economicamente lo stallo delle progressioni di carriera degli ufficiali secondo una logica che almeno dal punto di vista retributivo vorrebbe tutti generali. Cancellare le norme che disciplinano queste regalie e prebende - perché lo sono – frutterebbe un risparmio immediato di oltre 43 milioni di euro all’anno.

Candidato nella lista "Amnistia Giustizia Libertà" e segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di Polizia (Pdm).

Tirando le somme possiamo leggere che solo eliminando organismi inutili e regalie da prima repubblica si possono realizzare oltre 400 milioni di risparmio ogni anno, che non è poco. Ma volendo guardare alla “Sicurezza”, intesa come complesso delle forze di polizia a ordinamento civile e militare (ormai ho smesso di contarle) si può arrivare a fare molto di più semplicemente passando dalla logica delle spartizioni e proliferazione di poltrone “gallonate” a quella dell’efficienza e dell’interesse del paese che suggerisce l’unificazione delle forze di polizia e smilitarizzazione della Guardia di Finanza. Certamente un progetto di non facile realizzazione che richiederebbe che l’esecutivo fosse dotato di una particolare lungimiranza e di una reale determinazione capace di fargli abbattere ogni “generale” resistenza che viene regolarmente opposta a chi vuole superare retaggi storici e militarità d’altri tempi. Ci sono in ballo 4 miliardi all’anno di risparmi.

Per concludere, ma su questo ho già scritto più e più volte occorrerebbe procedere alla riduzione del 50% del numero degli aerei JSF (e relative commissioni se non già corrisposte), magari imponendo anche uno slittamento di tre anni del programma. Mi rendo conto che l’amico generale Bernardis (mi permetto di chiamarlo così dopo la sua simpatica replica a un mio precedente articolo), che poi è soltanto il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, potrebbe avere qualche problemino a spartirsi i restanti aerei con il suo collega della Marina. Ma questi dovrebbero essere facilmente superabili davanti alla crisi generalizzata che affossa il paese. Da questa riduzione si renderebbe disponibile circa un miliardo di euro all’anno (sospensione triennale) e poi altri 4, 3 miliardi fino al termine del programma di acquisizione (a queste cifre vanno aggiunte quelle derivanti dal mantenimento di un numero inferiore di velivoli). Una idea potrebbe essere quella di unire anche le forze aeree, comunque denominate e qualsiasi sia il colore della divisa, sotto un unico comando sicuramente i risparmi aumenterebbero sensibilmente.

Tutto sommato il provvedimento varato dal Governo Monti è corposo e di non facile lettura. Al suo interno si nascondono tecnicismi virtuosi e rinvii ad arte, tagli drastici e fini colpi di cesello. Il tutto amalgamato con una buona dose di coraggio a cui però, ed è evidente, è mancato proprio quel “quid” che lo avrebbe reso più digeribile.

Non me ne vogliano i lettori ma per concludere veramente non posso non far notare che nella complessità del decreto però salta immediatamente all’occhio una stortura difficile da digerire e che definire “inaccettabile” è riduttivo, e cioè la sospensione della possibilità di transitare nei ruoli civili del Ministero dell’economia e delle finanze per gli appartenenti al Corpo della guardia di finanza che siano stati giudicati non idonei ai servizi d'istituto per fatti dipendenti, o meno, da causa di servizio (art. 14, comma 10).

Sicuramente questo è un aspetto del provvedimento che certamente è sfuggito alla sensibilità del Presidente del Consiglio dei Ministri, perché sospendere l’applicazione dell’articolo 14, comma 5, della legge 266/1999 non significa ottenere un risparmio ma solo offendere la dignità e il diritto al lavoro di tutti gli appartenenti alla Guardia di Finanza.

Questo aspetto e quelli che ho citato saranno immancabilmente oggetto di specifici emendamenti che saranno presentati sia al Senato che alla Camera dai parlamentari radicali che sostengono e fanno proprie le azioni del Pdm come hanno sempre fatto fin dal luglio 2009, e questa volta vedremo chi di fronte alle necessità del paese e alle richieste di equità e rigore dei cittadini saprà, o vorrà, fare ostruzionismo e quindi bocciarle.

   

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