Direttore Valter Vecellio. 6 ore 55 min fa
Mario Staderini

Concertazione errore del passato, grandi aziende di Stato pericolo presente

13-07-2012

Quella che segue è la trascrizione dell'intervista settimanale al segretario di Radicali italiani, Mario Staderini, di “Radio Radicale”. Tra gli argomenti trattati: le iniziative previste la prossima settimana per le imprese e la giustizia, il fallimento del sistema della concertazione e il rischio di uno imprenditoriale fondato sulle grandi aziende di stato, la nomina della nuova nuova presidente Rai Tarantola,le garanzie smarrite  di un'informazione corretta, il caso Firmigoi e i suo sviluppi, la legge elettorale i prossimi appuntamenti. Trascrizione a cura di Elisa Fachiri.

La prossima settimana è prevista un’iniziativa radicale non violenta su giustizia, carceri e amnistia. Ti accolgo con una dichiarazione del ministro Severino che ritiene non si possano fare previsioni ottimistiche sull’amnistia viste le divisioni politiche, ma confida in una seria riflessione da parte dei partiti su temi così importanti e considera una priorità assoluta il decreto sulle misure alternative al carcere...
I provvedimenti per le misure alternative al carcere cui il ministro fa riferimento nella sua dichiarazione sono senz’altro necessari. La parte più interessante però è che l’amnistia debba essere oggetto di dibattito tra le forze politiche. Bisogna verificare se effettivamente il ministro ha compiuto un’apertura su questo fronte, finora ha seguito la linea del Presidente Napolitano quando disse che non c’erano le condizioni politiche per l’amnistia. Chiariamo: queste condizioni non ci saranno mai fino a quando la politica non farà il suo lavoro e comincerà a dialogare con il Paese, con l’opinione pubblica, affinché possa comprendere come l’amnistia non serva solo ad eliminare lo stato di flagranza criminale dell’Italia nei confronti dei detenuti e delle migliaia di persone che non possono godere del servizio giustizia, ma sia una premessa necessaria per garantire il rispetto dei diritti, perché se non si rimette in moto la macchina della giustizia, con i tempi lunghissimi dei processi, nessun diritto è garantito in Italia. Siccome il diritto all’impresa è tra quelli maggiormente messi a rischio, mi meraviglio che Confindustria ancora non abbia toccato il tema della certezza delle regole.

A proposito del Presidente di Confindustria, Squinzi, vuoi commentare il dibattito che è nato sulla questione della concertazione?
Il presidente Monti su questo ha detto quello che i Radicali affermano da tanto tempo. La concertazione, che è il metodo per cui c’è una contrattazione su ogni tema tra il governo e, da una parte i sindacati, dall’altro Confindustria, si è rivelato un metodo perdente, per cui ora l’Italia è in bancarotta e le responsabilità di partiti, sindacati e Confindustria sono sotto gli occhi di tutti. Un effetto della concertazione, ad esempio, è che il sindacato in questi anni ha continuato a scegliere la cassa integrazione come strumento di welfare, che è disponibile solo per certi tipi d'impresa, senza cercare di arrivare ad un provvedimento universale come l’indennità di disoccupazione. Questo conveniva sia a Confindustria che al sindacato, che così manteneva il potere di contrattazione, e nessuno ha pensato ai milioni di ragazzi che, tra parasubordinati, partite iva, tributaristi, si ritroveranno senza una pensione perché hanno versato contributi silenti. Quindi Monti ha ragione ma dovrebbe affrontare altre due questioni: in primo luogo visto che ha detto queste cose all’assemblea dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) sarebbe stato opportuno anche dire che l’Italia non può rimanere sotto il ricatto dell’inefficienza e del conflitto d’interesse delle banche e delle fondazioni bancarie, cui noi ogni volta facciamo regali come la tolleranza sulle regole antitrust. E in secondo luogo il fatto che le principali aziende italiane sono di proprietà dello Stato attraverso la Cassa depositi e prestiti e il Ministero dell’economia. Questo sistema è peggiore della concertazione, è un conflitto d’interesse per cui la politica si corrompe per le nomine dei CdA di queste aziende e, viceversa, i grandi manager di queste aziende pubbliche decidono l’attività politica in servizi come trasporto pendolare e servizio postale.

Parliamo dell’iniziativa, parallela all’amnistia, per le piccole e medie imprese e l’occupazione del 17/18/19 luglio.
Con Michele De Lucia volevamo dare continuità all’appello lanciato a Padova dagli imprenditori. La situazione delle piccole e medie imprese italiane è che soffrono un gap competitivo rispetto alle loro concorrenti europee, per esempio nelle politiche energetiche c’è una parafiscalità per favorire le grandi imprese energivore italiane, per cui le aziende italiane pagano l’energia l’80% in più delle corrispettive francesi, così come le controversie commerciali durano il quadruplo e sono le più costose in Europa. Noi cerchiamo di dare una serie di risposte con alcune proposte concrete come l’iva per cassa, la riduzione dei tempi nei pagamenti, delle norme per favorire i mutui. Visto che noi non abbiamo la possibilità di parlare in televisione ma dobbiamo contattare gli imprenditori uno per uno, abbiamo promosso queste giornate di mobilitazione per cercare di incontrarli, magari cercheremo anche Squinzi, sempre che sia interessato a questi temi visto il peso che le grandi aziende come Enel, Eni, Finmeccanica, ecc., hanno in Confindustria e quanto hanno contato nella sua elezione. Grazie ai nostri militanti distribuiremo volantini, organizzeremo tavoli informativi e conferenze stampa sia sulle nostre proposte economiche sia sull’amnistia perché il legame tra le due questioni è molto forte e vogliamo che gli imprenditori capiscano i costi del malfunzionamento della giustizia e sentano anche loro l’amnistia come un provvedimento urgente e necessario, esattamente come gli oltre cento ordinari di diritto che hanno firmato la lettera del prof. Puggiotto a Napolitano dove si indicano amnistia e indulto come unica via per uscire dalla situazione d’illegalità italiana, sia costituzionale sia internazionale, e chiedono un messaggio alle Camere. Questa lettera è un fatto straordinario ma ancora più anomalo è che in più di due settimane il Presidente della Repubblica non abbia ancora fissato l’incontro.

Qui potete trovare questa lettera aperta al presidente Napolitano e sottoscriverla

Visto che evocavi la questione informazione, facciamo gli auguri alla nuova Presidente Rai, Tarantola?
Certo, il problema è che alla Rai è sempre la stessa storia. Al di là delle capacità professionali, sicuramente più di amministrazione che non di cultura, che hanno il Presidente e il Direttore generale della Rai, è sempre il solito balletto per le nomine e alla fine la Rai continuerà ad essere il garante della disinformazione. Nonostante abbia ancora il potere di definire i temi dell’agenda setting attraverso le sue trasmissioni, poiché è un centro di elaborazione culturale di qualità superiore a quelli privati, non assolve al suo ruolo di servizio pubblico. Continueranno a parlare della cronaca nera, dei processi e delle leggi ad personam di Berlusconi, piuttosto che parlare di giustizia e di debito pubblico. La mia paura è che, come il Presidente Monti è stato attento ai fondamenti dell’economia e a ridare credibilità all’Italia, dimostrando però un’incapacità culturale a comprendere l’importanza dello Stato di diritto e del rispetto dell’ambiente come volano dell’economia, anche la Presidente della Rai non metta nella sua gestione il rispetto delle regole in materia di informazione, visto che i suoi predecessori se ne sono sempre fregati, per questo sarebbe stata molto utile l’audizione che Marco Beltrandi le aveva chiesto. La scommessa sulla Rai è questa, e lo stesso vale per la nuova Autorità delle comunicazioni, sperando che i suoi provvedimenti d’ora in avanti abbiano un’incidenza maggiore di quelli di chi l’ha preceduta, con un danno per il prestigio stesso dell’istituzione.

Sì, l’AGCOM ha emesso diverse sanzioni e condanne nei confronti della Rai chiedendo che integrasse l’informazione sui Radicali, cosa ne è seguito?
Di solito succede che quando noi denunciamo l’assenza d’informazione su un tema o di interviste a un Radicale, Rai e Mediaset fanno qualcosa per cercare di evitare la condanna, ma una volta emessa diventa difficile farla applicare. In media accade che c’è una parziale ottemperanza e con questo passa in cavalleria. Durante le elezioni del 2009 la nostra assenza fu clamorosa, l’AGCOM denunciò la disinformazione in campagna elettorale sulla lista Bonino-Pannella, e questa pronuncia provocò solo la comparsata in trasmissioni di basso ascolto. Fu necessario un durissimo sciopero della sete di Marco Pannella e l’intervento pubblico di Napolitano perché vi fossero due puntate di Ballarò e due di Annozero con ospiti Pannella e Bonino, determinando in soli quindici giorni il passaggio dallo 0,6% allo 2,6%. Quindi le condanne servono a confermare le nostre ragioni, determinano una minima ottemperanza, ma per arrivare alle trasmissioni di grandi ascolti servono fortissime pressioni o di iniziative non violente o di altissimo livello istituzionale, infatti sono due anni e mezzo che aspettiamo che Ballarò inviti un radicale.

Veniamo alla vicenda Formigoni, il pubblico ministero ha chiesto un anno di reclusione nel processo di diffamazione a danno dei Radicali.
Questa vicenda ha del ridicolo per quanto riguarda Formigoni e dell’eroico per quanto riguarda i Radicali. Voglio fare i complimenti a chi è riuscito a portare questa verità all’attenzione degli italiani nonostante il parere contrario dei grandi media che sono interessati solo ai casi di corruzione. Paradossalmente ha avuto più spazio la storia della diffamazione che la notizia delle firme false. Ricordiamo cosa successe: durante le elezioni regionali del 2010, una volta depositate le firme, Marco Cappato, Lorenzo Lipparini e Giulia Crivellini andarono a chiedere l’accesso agli atti per i documenti delle liste Formigoni e di Penati e trovarono delle irregolarità clamorose in entrambe, ma maggiori nella lista Formigoni che quindi diventò il casus belli. Quindi rinnovo i miei complimenti a Cappato e gli altri, e vorrei far notare come i Radicali, che molti danno per morti, continuino a segnare dei colpi importanti, dall’individuazione del blocco di potere di Formigoni alle narcosalas, ora tirate fuori da Saviano e Veronesi, mentre noi avevamo già presentato delle proposte di iniziativa popolare a Caserta e lo stiamo per fare a Napoli e Milano, quindi riconosciamo ai Radicali che sanno fare politica e fanno proposte utili per tutti.

Per concludere vorrei dire qualcosa sulla legge elettorale, il tentativo in corso è di fare una legge che tagli fuori il popolo italiano il quale in questi anni ha votato quattro referendum in materia elettorale ed oggi è completamente escluso, la novità è che il baratto di regime non avviene più nelle segrete stanze dei partiti ma in commissione. Non viene data la possibilità agli italiani di confrontare i diversi modelli, se ci fosse un dibattito pubblico serio la situazione cambierebbe e in Parlamento sarebbe impossibile tornare a votare dei sistemi impresentabili. Oggi la scelta è tra un sistema che ancora una volta metta al centro i partiti, come il proporzionale, e un sistema che metta al centro la persona, il maggioritario a collegio uninominale, ma siccome il volere del popolo non si tiene in conto, il modello votato nel ’93, l’uninominale secco all’americana, non è proprio preso in considerazione.

Ricordiamo i prossimi appuntamenti
In questi giorni stiamo raccogliendo le firme per i referendum romani. Sul sito www.romasimuove.it potrete vedere dove e quando ci sono i tavoli e se potete dateci una mano, altri tavoli sono in corso a Milano su delibere di iniziativa popolare, a Napoli per la petizione antiproibizionista. Dal 17 al 19 c’è l’appuntamento con gli imprenditori, dal 18 al 22 la mobilitazione per l’Amnistia e il Comitato di Radicali Italiani si terrà dal 27 al 29 luglio.
 

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