Direttore Valter Vecellio. 18 ore 9 min fa
Diego Sabatinelli Alessandro Gerardi

Quei luoghi comuni sul divorzio duri a morire. Ovvero ciò che l’Osservatore Romano fa finta di non sapere...

31-07-2012

Qualche giorno fa l’Osservatore Romano ci è andato giù pesante e, in un suo editoriale, ha accusato coloro che plaudono al cosiddetto “divorzio breve” di essere, prima ancora che dei conformisti, dei deboli educatori.

Il che, per carità, può anche capitare. Una cosa però è certa: chi plaude al sistema attualmente in vigore e, quindi, al mantenimento della differenza tra separazione e divorzio, sarà magari un educatore forte e gagliardo, ma rimane pur sempre un ipocrita.

La normativa attuale infatti impone alla coppia che intende divorziare un doppio passaggio (prima la separazione e poi, trascorsi tre anni, il divorzio) impegnativo e costoso dal punto di vista economico e, soprattutto, psicologico. Ma a cosa serve il periodo triennale di separazione? Certo non a far riconciliare i coniugi, visto che nel corso di questa cosiddetta “pausa di riflessione” soltanto l’un per cento delle coppie ci ripensa e torna a vivere sotto lo stesso tetto. Se invece questo passaggio viene imposto in nome della salvaguardia psicologica dei minori, allora il problema è semmai quello di pensarci bene prima della separazione: è lì che per i figli cambia tutto, e non è certo rimandando il divorzio che le cose migliorano.

In realtà non si capisce per quale motivo in Italia i tempi di attesa per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale debbono essere più lunghi che in qualsiasi altro paese europeo ed extraeuropeo. Da noi sembra una bestemmia già il solo porre il divorzio in alternativa alla separazione. Eppure sarebbe perfettamente logico e comprensibile prevedere che chi vuole mantenere il vincolo coniugale - perché magari ha un profondo credo religioso e vuole conservare il matrimonio come sacramento – sia lasciato libero di optare per la semplice separazione; mentre chi è laico - e ritiene che accanto alla libertà di sposarsi quando si vuole vi debba essere anche quella di divorziare subito – possa porre termine al matrimonio senza passare attraverso lunghe ed estenuanti camere di decompressione.

Diego SABATINELLI, 40 anni, laureato in Giurisprudenza, dipendente pubblico e militante radicale dal 1995, cofondatore dell'associazione Radicali Roma, ne diventa segretario dal 2002 al 2006. Più volte eletto membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, nel 2006 ricopre anche l'incarico di componente di Giunta. Nel 2007, insieme ad altri dirigenti radicali, fonda la Lega Italiana per il Divorzio Breve, di cui svolge attualmente l'incarico di segretario.
Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni e membro del Comitato promotore per i referendum sulla Giustizia Giusta.

Ma per l’Osservatore Romano tutto questo non conta in quanto “il matrimonio è un cammino di educazione emotiva e sentimentale della persona, e non tutto in questa vita deve avere il sapore, il gusto e la durata di una mentina”. E ancora: “Con il divorzio breve ci condanneremo ad una società psicologicamente gracile e volubile, assuefatta a sconfessare sempre le proprie scelte e a relativizzare comunque le proprie responsabilità".

Nient’altro? Tranquillizziamo subito gli editorialisti dei Sacri Palazzi: in Italia nessuno si sposa tanto per sposarsi, quando si arriva davanti all’altare in genere il progetto c’è. E c’è anche l’amore. E l’amore in effetti è la vera variabile delle nozze, tanto è vero che il matrimonio, prima di essere una istituzione, è innanzitutto l’espressione della volontà delle parti. Questo per dire che prima di rivolgersi al Tribunale i coniugi fanno di tutto per tentare di risolvere la crisi, a volte da soli e a volte con l’aiuto di persone esperte e competenti. Ma quando arrivano davanti al giudice, l’unica cosa che vorrebbero è liberarsi di quella lunga ed inutile attesa che c’è fra la separazione ed il divorzio. Non bisognerebbe mai dimenticare, infatti, che anche chi ha avuto un’esperienza matrimoniale negativa ha pur sempre il diritto di guardare al suo futuro.

Paradossalmente, quindi, imporre alla coppia un passaggio lungo e tortuoso prima di giungere al divorzio raggiunge solo lo scopo di impedire una nuova unione a chi ha ancora la speranza e la fiducia nell’istituzione del matrimonio. Non capiamo dunque perché la Santa Sede parli di “banalizzazione” e di “sfascio delle famiglie”. Semmai l’obiettivo del divorzio breve è proprio quello di opporsi allo sfascio e al logoramento di situazioni non più gestibili, per consentire a nuove famiglie di formarsi, nell’interesse di tutti. Tra l’altro, una volta azzerati i tempi di attesa e posto il divorzio come alternativa alla separazione, i coniugi spenderebbero la metà, gli avvocati avrebbero la metà delle cause da trattare ed i giudici anche.

Ma evidentemente tutte queste cose, da perseguire in omaggio allo spirito di concretezza, sono di nessun interesse per il giornale della Santa Sede. E però – una volta stabilito che in concreto il periodo triennale di separazione legale non serve assolutamente a nulla - torniamo al punto di partenza ossia a quanto sia ipocrita, illiberale ed ingiusta la pretesa dei clericali di escludere il divorzio ab origine solo per difendere il vincolo matrimoniale, pretendendo che si arrivi a poco a poco, ma possibilmente mai, a reciderlo definitivamente. Pretesa tipica di chi purtroppo esprime una cultura, anche giuridica, permeata da una visione moralistica, da una sorta di assolutezza del valore sociale della famiglia, ritenuta, non sempre a ragione, il mattone della società da salvaguardare ad ogni costo.

E in un tale contesto ideologico, bisogna ammetterlo, non v’è certo il pericolo che il matrimonio possa avere “il sapore, il gusto e la durata di una mentina”. Semmai quello della cicuta.