I Bersaglieri di Pannella e il muro di gomma
Di carcere, come estrema conseguenza di un sistema giudiziario paralizzato, si è cominciato a parlare in qualche quotidiano: solo ora, dopo anni di lavoro incessante dei Radicali. Ormai, nessuno più nega che lo stallo del sistema giudiziario e le condizioni delle carceri siano intollerabili: tuttavia non un cenno dal Quirinale, né dal Parlamento (ormai in ferie) né dai partiti, impegnati in ben altro. Solo i Radicali continuano a «reclamare e pretendere legalità e rispetto dello Stato di diritto».
Queste parole sono ricordate nel comunicato emesso ieri dal compagno radicale avv. Alessandro Gerardi, confermato da Marco Pannella martedì mattina e poi in serata durante la trasmissione “Radio Carcere”. Mentre il resto del mondo che si definisce “politico” fa tutt’altro, volgendo i piedi verso le spiagge più celebri ed i pensieri ai patteggiamenti più inverecondi, in casa radicale suona la tromba della carica. Si vuol dare ancora più forte il segnale di una determinazione e di un impegno che non è mai venuto meno, e che rinnova l’indicazione della strada da seguire per il rientro della repubblica italiana nella legalità.
E’ il momento di tirare le fila di un lungo lavoro collegiale di molti: compagne e compagni radicali i cui nomi non sempre sono apparsi in comunicati ufficiali, e che hanno dato corpo ad un lavoro enorme, con cuore e pensieri dedicati a chi soffre ingiustamente. Non si dimentichi quel 41% di detenuti che non sono stati ancora condannati in via definitiva, e che quindi -a norma di legge- debbono essere tuttora considerati incolpevoli: fra questi, un gran numero sarà poi riconosciuto innocente. Davvero non si capisce come si possano dormire sonni tranquilli, in queste notti d’agosto, mentre, affollati fra mura fatiscenti, soffrono intollerabilmente esseri umani: persone, non numeri.
«Abbiamo deciso di compiere un passo ulteriore e di assumerci un preciso impegno: inviare una diffida a tutti i capi degli uffici GIP presso ogni circondario di Tribunale, diffidandoli dal ricorrere all’utilizzo del carcere ogni qual volta non si sia in grado di garantire al destinatario del provvedimento un trattamento carcerario giusto: ossia conforme ai principi costituzionali e convenzionali, nonché alle leggi e ai regolamenti interni. In caso contrario, alla diffida seguirà la denuncia presso le Procure della Repubblica». Così il comunicato.
Ci si augura che a questa iniziativa partecipino in molti, a partire dagli ottomila avvocati penalisti iscritti alle varie Camere Penali, che vengono invitati a prendere contatto con info@radicali.it per fornire assistenza nel denunciare per omissione di atti d’Ufficio i Magistrati di sorveglianza inadempienti, e i GIP (Giudici per le Indagini Preliminari) per abuso di atti di ufficio.
Tutto questo si inserisce nel complesso di iniziative in corso da mesi nei confronti della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) con la predisposizione di due dossier da presentare al Comitato dei Ministri della corte europea, comitato tra i cui compiti rientra quello di vigilare sul rispetto dell'esecuzione delle sentenze CEDU da parte degli stati membri.
Uno dei dossiers riguarda l'illegalità delle nostre carceri, e il secondo fornisce dettagli precisi sulla situazione dell’intero sistema giustizia in Italia. In questi dossiers - curati dall'avv. Deborah Cianfanelli della direzione di Radicali Italiani- vengono illustrate le sistematiche violazioni perpetrate dall'Italia non solo nei confronti della nostra carta costituzionale, ma anche nei confronti della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. I due documenti saranno resi pubblici a breve.
Il silenzio dei media nei confronti dei Radicali, l’ affannosa rincorsa dei più rumorosi oratori dal linguaggio tribunizio, tutto indirizzato alle emozioni viscerali del peggio della popolazione, hanno costruito un muro apparentemente invalicabile: un colloso muro di gomma, e per questo ancora più difficile da sfondare. Non è più un muro in cui aprire a cannonate una breccia, come nel 1870 a Porta Pia.
Non servono cannoni né plateale gestualità: occorrono azioni precise, concretamente fondate su leggi e strumenti legali, capaci di penetrare le coscienze e di suggerire un moto di riscossa, un desiderio di dignità. E’ ciò che stanno facendo i Radicali, con la loro tranquilla nonviolenza: tranquilla ma mai inattiva; inerme sì, ma mai inerte. Chi verrà a dare una mano ai Radicali, sotto il sole infuocato di questo agosto?
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