Direttore Valter Vecellio. 18 ore 25 min fa
Angiolo Bandinelli

Spigolature laiche

09-08-2012

Debito e colpa. Bella, la doppia pagina del “Foglio” dedicata ai temi del “debito” e della “colpa” assunti come binari-guida per comprendere l'oggi, la crisi economica (ma non solo) che rischia di travolgere il sistema europeo e gli equilibri mondiali. Giuliano Ferrara, che assieme a Marco Valerio Lo Prete stuzzica Ernesto Galli della Loggia, Alberto Mingardi, Cirino Pomicino e Umberto Silva, inizia il dibattito ricordando che “debito e colpa in tedesco sono la stessa parola, 'Schuld'”. Seguono interventi a largo spettro che affrontano temi etici, economici e storici, mettendo a fuoco, in particolare, il significato e le responsabilità della crescita del debito pubblico italiano negli anni '80 e poi. Non è mia intenzione discutere di questioni economiche che non conosco. Mi hanno colpito invece i riferimenti al senso religioso di “debito” e “peccato”, appunto. Anche Umberto Silva insiste sull'univocità dei due termini nella lingua e nella cultura tedesca. “Il debito è la colpa”, sostiene; anzi, “come la Bibbia già aveva chiaramente detto”, “il debito non è altro che il peccato originale” o, meglio, “originario”: perché “originario è ciò che incessantemente si rinnova”. Nessuno è esente dal “debito” e “nessuno può saldarlo una volta per tutte”: “Il debito è la modalità con cui ciascuno esiste” e per il quale comunica in modo salvifico con Dio, con l'Io, ma anche “con le imprese che si fanno nella propria esistenza, il mondo che ci circonda”. Pensarsi “perfettamente autosufficiente e autonomo, senza debito alcuno, è il modo più veloce per diventare spietati, innanzitutto con sé stessi”. “Si nega il debito per non accedere alla grazia e al ringraziamento, preferendo odiare colui cui si pensa di dovere qualcosa”. Potrei continuare a lungo nelle pungenti citazioni.

Non vedo però nessuno dei dialoganti ricordare che nella principale preghiera cristiana, il “Pater noster”, c'è la bellissima richiesta a Dio di “rimettere a noi i nostri debiti, così come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. L'espressione credo rinvii ad un costume del mondo ebraico per cui ogni sette anni - nell'anno sabbatico - i creditori erano obbligati a rimettere i debiti al prossimo, cioè ai fratelli. L'uso è ricordato nella Bibbia (Dt. 15,1-2). L'usanza ebraica ci riporta indietro a un mondo non ancora mercantilistico e capitalistico, quello nel quale il debito è un elemento positivo, necessario alla crescita dell'economia. Si fanno debiti per investire: il problema semmai è di non fare debiti sbagliati.

Angiolo Bandinelli è uno scrittore e politico italiano, già deputato della repubblica. Poeta e traduttore, fin dalla giovinezza si è diviso fra l'amore per la letteratura e la passione per il giornalismo e la politica.

L'Occidente e la persona. Non sono tra coloro che continuamente si richiamano alla civiltà dell'”Occidente”, esaltandola o denunciandone il tramonto, magari dovuto a sue colpe. Fino a ieri pensavo che l'Occidente avesse già donato al mondo tutte le sue grandi conquiste, dalla tecnologia alla democrazia all'arte, ecc., e che il suo compito fosse esaurito. Ma forse debbo oggi ricredermi, e precipitosamente. Abbiamo letto la vicenda della sedicenne nuotatrice cinese che alle Olimpiadi ha polverizzato record di livello maschile, facendo scattare il dubbio che quegli exploit fossero stati raggiunti grazie al doping se non ad una vera e propria manipolazione genetica, cui la ragazzina potrebbe essere stata sottoposta. Su “Il Foglio” è stato fatto notare come la sospetta segretezza con la quale i tecnici sportivi cinesi hanno circondato la questione possa non essere necessariamente segno di un comportamento antisportivo: forse non si può paragonare la storia di Ye Shiwen a quelle di molte atlete dei paesi dell'Est europeo che nel passato vincevano medaglie a profusione grazie a un doping massiccio, che trasformava quelle atlete in fenomeni da baraccone. Subito dopo però (se non vado errato, ma non posso al momento controllare) è apparsa la notizia che la bambina è stata praticamente sottratta ai genitori all'età di sei anni per essere sottoposta ad un allenamento massiccio che ne programmasse il successo: per il bene del paese, la gloria della Cina.

La questione dell'educazione “statale” che interferisce pesantemente con l'educazione familiare è storia che coinvolge anche i paesi occidentali, compresa l'Italia: dopo l'Unità venne introdotta l'istruzione obbligatoria, subito vista come il fumo negli occhi e ancor oggi non del tutto gradita dal mondo clericale. Si dovrà pur ammettere che l'istruzione obbligatoria apportò benefici ai bambini, aprendo loro più possibilità, offrendo più garanzie in termine di diritti, ecc. Ma il punto contestato è sempre quello del significato della persona di fronte alle istituzioni. Ebbene, oggi penso che su questo terreno l'Occidente abbia meriti che ancora oggi lo pongono all'avanguardia. Non mi pare che le culture non-occidentali abbiano elaborato una riflessione così ricca, complessa, profonda sui temi della persona e della sua libertà come l'occidente, anzi - per l'esattezza - l'occidente cristiano. Il cristianesimo ha approfondito il concetto di persona ricevuto dalla civiltà pagana e ne ha fatto - tra Sant'Agostino, Montaigne, Pascal e, magari, Kierkegaard, un caposaldo di ogni riflessione etica, sociale e persino politica cui il mondo deve fare riferimento.

*da "Il Foglio"

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