Direttore Valter Vecellio. 1 ora 24 min fa
Cristiano Lorenzo Kustermann

D.L. Sviluppo convertito: peggiorata Legge Pinto, giustizia da Stato-canaglia!

10-08-2012

Lo Stato della ex Italia, culla e tomba del diritto, non è soltanto un criminale abituale per violazione costante voluta e garantita dei diritti fondamentali dell'uomo, come ripete giustamente ed ossessivamente Marco Pannella. Trattasi di una definizione a mio avviso purtroppo riduttiva, che non coglie appieno il livello di nefandezza cui si è giunti. Il Fu Bel Paese è ormai e semmai individuabile anche a livello internazionale quale vero e proprio Stato-Canaglia in cui è un dramma incommensurabile, per i cittadini-sudditi, ma anche per gli stranieri e le società estere che vi incappino, avere a che fare con la giustizia dello stivale. Magari gli stranieri (e gli italiani) non li ammazziamo con le moto-vedette, come qualche Paese estero ci accusa, però lo facciamo con le nostre carceri disumane e assassine (nonostante un personale penitenziario sofferente, ridotto e talvolta eroico), con la durata infinita logorante e distruttiva delle cause civili e penali, con la giustizia continuamente denegata, con la assoluta perpetrata e scientificamente ricercata incertezza del diritto.

Oltre ad essere in coda in tutte le classifiche internazionali, europee e mondiali, sull'efficienza del sistema giudiziario (e non si capisce perché proprio l'Italia sia stata designata a insegnare il sistema giustizia al nuovo Afghanistan post-talebani), con la conversione in legge del decreto legge sullo sviluppo avvenuta il 3 agosto 2012, legge ancora non pubblicata (ma non erano misure straordinariamente urgenti e necessarie??), l'Italia tocca il fondo del tasso di credibilità in materia di giustizia, tanto che si può sospettare che sia il decreto legge che la legge di conversione siano in realtà non privi della consapevolezza di poter provocare un ricorso di massa alla giustizia fai-da-te, cioé al libero uso della violenza, come la mancata regolamentazione antiproibizionista sulle droghe produce la diffusione e la libertà di spaccio.

In particolare la norma indegna di un paese civile (e infatti bisognerà prima o poi cominciare a parlare e scrivere in tutte le sedi di giustizia in-civile, tribunali in-civili, di Ministero della In-Giustizia, di in-giustizia dis-eguale per tutti, e così via) è quella contenuta nell'art. 55 del decreto legge, e che non ha subito modifiche in Parlamento, la quale riscrive l'art. 4 della Legge Pinto (L. 89/2001) sugli indennizzi per i danni subiti dalla giustizia-lumaca, sopprimendo la possibilità, che prima era prevista, di essere indennizzati anche in corso di causa, senza dover attendere per forza, magari dopo 20 o 30 anni, la sentenza definitiva.

La legge ha sì fissato rispettivamente in 3, 2 e 1 anni la durata massima del processo nei tre possibili gradi di giudizio, ma così facendo l'Italia ha semplicemente recepito le norme cogenti di diritto internazionale che già i tribunali italiani erano stati costretti ad applicare.

Altro scandalo è l'aver introdotto nel decreto un tetto di 6 anni 'tana libera a tutti' che impedisce qualunque indennizzo per la lentezza del primo, secondo o ultimo grado di giudizio. Se quindi per miracolo il giudice di primo grado impiega 6 mesi e il giudice d'appello altri 6, la Cassazione può impiegare 4 anni, quindi 3 oltre il limite temporale dell'ultimo grado, senza che il ritardo sia indennizzabile. Se al contrario il giudice di primo grado è lentissimo e ci mette 5 anni, cioé 2 più del limite temporale del primo grado, ma appello e Cassazione fanno uno sprint e la partita si chiude tutta in 6 anni, per la lentezza del primo grado non è dovuto alcun indennizzo. L'unico risultato di questa disposizione è che i processi non dureranno meno di 6 anni!

Forse la norma è una marchetta per la lobby togata, al fine di evitare che lo Stato, una volta indennizzato il cittadino per il ritardo di un qualunque grado di giudizio, si rivalga poi sul magistrato lento per il caso di dolo o colpa grave.

Infine si sono fissati in modo ridicolo gli importi massimi indennizzabili (il nuovo tetto è 1.500 per ogni anno di ritardo), col che si sancisce che la giustizia lentissima in materia di immobili, successioni, società, lavoro, in tutte le cause di alto e altissimo valore economico, è autorizzata a causare l'azzeramento di interi patrimoni personali, familiari o societari (vista la sostanziale incommerciabilità dei beni contesi su cui però lo Stato pretende tasse senza sconti, e vista l'onerosità di mutui e prestiti – ammesso che le banche li concedano - per far fronte alla necessità di liquidi durante il contenzioso) in sostanza senza pagare dazio alcuno.

Chissà se il ministro-avvocato che guadagna 7 milioni di Euro l'anno ha contezza di cosa vuol dire avere un patrimonio azzerato dalla giustizia-lumaca e un indennizzo ridicolo.

Vista l'irriformabilità "a pezzetti" della giustizia ormai "a pezzi", l'unica riforma possibile nel campo mi pare la completa riscrittura del Titolo IV della Parte II Costituzione e non solo:

  • a) con l'introduzione dello Sportello unico di giustizia civile per il cittadino, ponendo fine al rimpallo delle cause da un tipo di giudice all'altro;
  • b) tagliando un grado di giudizio nel civile;
  • c) con la separazione assoluta delle carriere tra giudici e pp.mm., fin dai concorsi;
  • d) con il passaggio alla facoltatività dell'azione penale (si può iniziare dai microreati e dai reati non commessi da politici);
  • e) con la previsione in Costituzione della maggioranza assoluta per l'introduzione di nuovi reati;
  • f) con la depenalizzazione di tutto il depenalizzabile;
  • g) con la decarcerizzazione di tutto il decarcerizzabile;
  • h) con la riserva di codice penale per la previsione dei reati, oggi dispersi in una miriade di leggi e leggine, compresa quella disapplicata dalle Procure (in particolare dal Porto delle Nebbie) che punisce anche con la detenzione il conferimento abusivo dei cavalierati, magari sotto il naso del supremo garante;
  • i) con l'introduzione del principio del precedente vincolante (stare decisis);
  • l) con l'abolizione delle Commissioni tributarie e della giustizia amministrativa (mandando in pensione la evanescente distinzione tra diritto soggettivo e interesse legittimo), passandone la competenza alla giustizia civile (lo Stato deve stare in tribunale assiso su una sedia uguale a quella su cui siede il cittadino, come nel mondo anglosassone).

Va poi abolita anzi vietata la pagliacciata delle inaugurazioni degli anni giudiziari, anche per evitare un inutile sperpero di denaro pubblico e defilè di ermellini o simili. Per conoscere i dati bastano le statistiche elaborate dal Ministero.

E soprattutto occorre l'incompatibilità tra mandato parlamentare ed esercizio della professione forense nonché tra attività giudiziaria e tutti gli incarichi extra-giudiziari. Fuori i parlamentari in carica dai Tribunali! Fuori i magistrati dai lodi arbitrali, dalle consulenze e dall'insegnamento privato! Basta trampolini e porte scorrevoli per i giudici che vogliono fare i politici, magari nello stesso territorio, e poi reindossare la toga!

E' infatti una soffocante casta trasversale, una piovra corporativa formata dalle teste d'uovo e di ponte nei Palazzi del potere, rappresentanza tentacolare di avvocati, magistrati, ed altri ceti professionali interessati alla giustizia lenta e complicata, a frenare ogni reale tentativo di riformare la giustizia in questo paese.

Infine, per far ripartire la giustizia civile, per riformattare un macchinario totalmente "impallato", ripropongo quanto ipotizzai a Chianciano 2011 parlando di "amnistia civile": serve un antivirus che azzeri il pazzesco arretrato civile (per quello penale c'è l'amnistia!), cioé una legge costituzionale che autorizzi la chiusura davanti a giudici monocratici di tutti i 5-6 milioni di processi civili pendenti in un unico grado di giudizio semplificato, anche a prescindere dal valore della causa.

Un cenno va fatto al tentativo del DL sviluppo di limitare l'appellabilità delle sentenze di primo grado (art. 54), il che ha ovviamente scatenato la reazione della classe forense.

Mi riservo di approfondirne in altra sede gli aspetti anche costituzionali, limitandomi per ora ad evidenziare l'incertezza e l'eccesso di lacci e lacciuoli che ci consentono di profetizzare un impatto modesto di questa novità nel processo civile.

Il che conferma che la politica legislativa Monti-Severino, con la benedizione dell'alto colle, sta lasciando rapidamente deteriorare, se possibile, la situazione già catastrofica della giustizia italiana.

Annuncio riguardo il sistema di commenti.

Come preannunciato abbiamo disattivato il vecchio sistema dei commenti. Da adesso i poi sarà possibile commentare solo attraverso il sistema Disqus. 
 


Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
Team: Simone Sapienza, Maria Veronica Murrone
Sito web: Mihai Romanciuc
Vuoi collaborare? Scrivi a notizie.radicali.it@gmail.com