Direttore Valter Vecellio. 7 min 4 sec fa
Alessandro Gerardi

Signor Presidente, stia zitto, per carità di… patria

13-08-2012

All’epoca della presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, questo slogan accompagnava un famoso volantino radicale (titolo: Impeachment! Sottotitolo: Firma la petizione per le dimissioni e la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro). Alcuni diranno: altra Presidenza, altri tempi. Ma ne siamo proprio sicuri? A sentire l’intervento di Marco Pannella di qualche notte fa si direbbe proprio di no. Eppure, a differenza di quanto accadeva venti anni fa, nessuno oggi si azzarda a dire mezza parola rispetto al profluvio incessante di dichiarazioni proveniente dal Capo dello Stato. In sostanza, si dice, il Presidente sta esercitando il suo legittimo potere di intervento in una fase molto delicata della vita politica e istituzionale italiana.

Ebbene, mettiamo subito in chiaro un aspetto: qui non è mai stato in discussione il potere di intervento del Capo dello Stato bensì il problema delle forme e dei limiti di tale potere. Sappiamo perfettamente che la Costituzione attribuisce ampi poteri al Presidente della Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni che non ne fanno certo uno spettatore passivo del gioco politico, però è altrettanto vero che il pensiero di questo importante e delicato organo costituzionale deve essere esternato nelle forme e nei limiti voluti dalla nostra Carta fondamentale. Ovviamente in periodi come questo – di debolezza dei partiti e della politica e di crisi e perdita di credibilità delle istituzioni – è più facile che il Capo dello Stato eserciti il suo potere di intervento senza usare il massimo della cautela e magari spesso anche al di fuori dei casi limite stabiliti e imposti dalla Costituzione. Ma proprio per questo occorre che il Parlamento richiami il Presidente al rispetto dell’unica via disciplinata dalla Costituzione, il che è il minimo che si possa fare se non si vuole che il Capo dello Stato finisca per assumere – come di fatto sta accadendo - il ruolo, che non gli compete, di "supplente" degli organi di indirizzo politico.

Il problema però è che oggi tutti gli esponenti politici – tutti, nessuno escluso, tranne ovviamente Marco Pannella – preferiscono girare la testa dall’altra parte. Eppure qui c’è una questione grande come una montagna: sebbene la nostra Costituzione non descriva la figura del Capo dello Stato come “organo di indirizzo politico”, di fatto è questo il ruolo che da mesi, con sempre più forza e meno remore, sta assumendo Giorgio Napolitano. Basta andare a rileggersi le sue allocuzioni, interviste o dichiarazioni riportate dalla stampa e/o riprese dalla televisione negli ultimi due mesi. Di materiale ce ne sarebbe a iosa, almeno per chi vuol vedere. Fino all’ultimo emblematico esempio: il colloquio avuto sulla spiaggia con la giornalista dell’Unità, nel quale il Presidente si spinge fino al punto di dichiarare che giungere alle elezioni con una diversa legge elettorale è un impegno inderogabile, nel contempo criticando la improvvisa virata presidenzialista inferta alla Costituzione dal PDL al Senato con un emendamento.

Tutte queste esternazioni (rilasciate in forma atipica) finiscono per avere – oggettivamente - enormi riflessi politici, ed è proprio per evitare rischi come questi che la Costituzione ha previsto che il Capo dello Stato faccia un limitatissimo impiego di questo potere di esternazione, ciò soprattutto nei casi in cui il Capo dello Stato sia in grado di raggiungere lo stesso risultato usando le altre forme tipiche con le quali la legge costituzionale ha disciplinato il rapporto tra il Garante della legalità repubblicana e gli altri organi di indirizzo politico (Parlamento e Governo). Le altre forme tipiche di cui sto parlando sono, ovviamente, i messaggi alle Camere (art. 87, comma 2, della Costituzione: “il Presidente della Repubblica può inviare messaggi alle Camere”). E qui veniamo al punto: possibile che in tutti questi anni il Presidente Napolitano – ormai prossimo alla scadenza del suo settennato – non abbia mai avvertito l’obbligo, tra una dichiarazione e l’altra o nel mezzo di un suo discorso pronunciato in Patria o all’estero, di esercitare il tipico potere di messaggio a scapito di un più generico e irresponsabile potere di esternazione? Quale che sia il motivo di questo comportamento, una cosa è certa: l’attivismo del Capo dello Stato, il ruolo di “supplenza” e di “indirizzo politico” da questi assunto ultimamente in modo cinico e calcolato, rischiano di provocare – ed in parte stanno già provocando - una illegittima alterazione degli equilibri costituzionali. Cercherò quindi di spiegare in un successivo intervento il motivo per cui tutto questo integri – a mio avviso - la fattispecie di attentato alla Costituzione.
 

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